Internet si è rotto

The internet is broken o, semplicemente, aspetta di essere utilizzato al meglio?

“The internet is broken” è la frase con cui il fondatore di Blogger, Twitter e Medium, Evan Williams, ha ripreso un concetto che in altri termini e in altre circostanze è già circolato in rete. Le epiche parole di Umberto Eco riecheggiano ancora nell’etere.

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Giochi macabri, lo scandalo a tutti i costi, fake news, la corsa ai mi piace su Facebook finisce per svilire la qualità dei contenuti, spostando l’ago della bilancia verso quelli che, in un modo o nell’altro, piacciono alla massa. E alla massa piace il sangue.

Il problema, secondo il pensiero di un esperto come Riccardo Scandellari, sta nel fatto che “piuttosto che sfruttare il potenziale della rete per migliorarci e migliorare il mondo attorno a noi ci preoccupiamo molto più spesso solo di piacergli”, di intercettarne le voglie. Anche quando questo comporta l’altissimo prezzo dell’omologazione, che è l’anticamera della noia. E la noia, come il sonno della ragione di Goya, genera mostri.

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D’altronde, che la capacità di attrazione dei contenuti on line non è determinata solo dalla qualità è un dato di fatto. La spettacolarità, il pericolo, la paura, l’eccitazione, l’esagerazione, sono fattori che se non calmierati sbilanciano nettamente i contenuti sul versante critico della bilancia, quello il cui peso insopportabile può rompere la bilancia stessa.

Ma non era la bellezza che avrebbe dovuto salvare il mondo?

Perché questo appuntamento cruciale con il nostro destino è sempre procrastinato ad un indefinibile futuro? È realmente così oppure è solo che di tanta bellezza non ci accorgiamo neanche più?

Il punto, sempre secondo Evan Williams, è che Internet premia gli estremi. Se ti imbatti in un incidente mentre stai guidando, ovviamente, lo osservi e tutti intorno a te lo fanno. Internet interpreta un comportamento simile come il fatto che tutti vogliano vedere incidenti: e fa in modo che gli vengano forniti.

Ma io non sono convinto che altri valori non possano generare lo stesso tipo di attrazione. Sarebbe come negare la nostra stessa storia. Una storia nella quale a grandi atrocità si sono accompagnati da sempre incredibili slanci scientifici, artistici, di solidarietà. Oggi, forse, bisognerebbe solo sforzarsi di riconoscere la bellezza per quello che è. Apprezzarne l’autenticità delle sue infinite forme.

Ecco. Forse dovremmo mettere con maggiore convinzione sull’altro piatto della bilancia il fascino della diversità, lo stupore del confronto, l’arricchimento della condivisione, l’importanza dell’approfondimento.

Di esempi ce ne sono tanti già presenti in rete.

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“Avere a disposizione la conoscenza non significa avere conoscenza” dice Marco Montemagno nel suo ultimo video. Oggi su internet puoi cercare qualunque cosa. Ma fare una ricerca non significa imparare automaticamente qualcosa. La bramosia di protagonismo spesso ci rende precipitosi. L’istintività nella comunicazione on line miscelata all’ignoranza comune che ognuno di noi può avere in merito a qualsiasi argomento che non conosce o non conosce a fondo sono un mix esplosivo che trasformano internet in una bomba. Se non la sai usare ti può scoppiare tra le mani, può produrre danni ugualmente devastanti ad altre persone, o entrambe le cose.

Per fortuna in rete c’è tanta gente competente e professionale, in grado di trasmettere conoscenza e buone pratiche. E su internet queste persone trovano molto più spazio di quello che potrebbero riservare loro giornali e tv. Questo accade perché internet ha fatto saltare gli schemi, oltre che i punti cardinali, cancellando distanze e collegando persone. Internet ha fornito risposte, lì dove c’erano solo domande, e fatto nascere domande lì dove c’erano solo risposte standardizzate. Internet non è rotto. Aspetta solo di essere usato meglio.

Se poi la questione fosse la “monetizzazione di internet, punto cruciale su cui ruotano gli interessi di molti in rete, allora chiedo venia.

Ma se i contenuti di qualità, in grado di generare valore, andassero pagati, gli autori di quelli di scarsa qualità o qualità inesistente dovrebbero pagare per stare in rete? Cambierebbe davvero qualcosa? Il potere resterebbe a chi ha più colpi da sparare. Esattamente come oggi. I nostri like, se ci pensate bene, non sono così eterei come sembrano, hanno molto più valore di quel che noi stessi sospettiamo. Sostenere la bellezza e la qualità dei contenuti in circolazione è dunque compito nostro. Donate sorrisi a caso e carezze improvvise, ma i vostri like dosateli con cura.

Toni Augello

Blogger quando arriva l'ispirazione, scrittore senza contratto e appassionato di nuovi media come della vita, perchè in realtà profondamente attratto dalle dinamiche relazionali. Mi occupo di cultura e social innovation. Seguo con interesse il mondo del digital e delle startup.

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