Le origini del mondo: Le Metamorfosi di Ovidio

L'origine dell'universo, la creazione del mondo e dell'uomo: l'affascinante fil rouge che lega le varie religioni in merito a tale 'mito delle origini'. Le Metamorfosi di Ovidio ci offrono il primo di questi esempi di confronto tra culture religiose lontane e diverse, apparentemente

Le metamorfosi (terminate poco prima dell’8 d.C.) di Ovidio (43 a.C.-18), poema epico-mitologico che rappresenta un’immensa e straordinaria raccolta dei miti greco-romani, con particolare attenzione per il tema delle “metamorfosi”, apre la sua lunga narrazione con il mito delle origini del mondo.

Ciò che più colpisce un lettore moderno che si cimenta nella lettura di questo straordinario incipit, consiste nella sensazionale portata scientifica di alcuni dei concetti espressi, che riguardano le varie fasi della creazione. Sappiamo come le ultime e più accreditate teorie che riguardano la fase che precede il big bang parlino di un “punto” una massa che conteneva al suo interno tutti gli atomi e le molecole possibili da cui ha origine l’esplosione che ha dato vita all’universo. E’ straordinario notare come tale idea sia presente nella tradizione mitico-religiosa sia dei greci sia dei romani (E per quanto lì ci fossero terra, mare ed aria, malferma era la prima, non navigabile l’onda, l’aria priva di luce: niente aveva forma stabile, ogni cosa s’opponeva all’altra, perché in un corpo solo il freddo lottava col caldo, l’umido col secco, il molle col duro, il peso con l’assenza di peso).

Ma ciò che forse più di ogni altra cosa rapisce la nostra attenzione è l’esistenza, in merito alla descrizione delle origini del mondo, di un fortissimo legame tra le più grandi religioni monoteiste della terra e i loro libri sacri (la Bibbia- antico testamento- e il Corano) e anche le religioni politeiste, come la stessa antica religione politeista egiziana, poi greca, poi romana.

Dal mito del dio sconosciuto che crea il mondo sino alla stessa creazione dell’uomo (plasmato dal fango a immagine divina). Le modalità attraverso cui si snoda il fil rouge tra le religioni, in merito alle origini del mondo, sono interessantissime e un ottimo spunto di riflessione per tutti, anche per i non “addetti ai lavori” e i non esperti in storia delle religioni. Impossibile non interrogarsi su questa evidente ricorrenza di temi e di motivi (di cui un altro degno di nota è ad esempio il ricorrente tema del “Diluvio universale” presente in Ovidio come in tutte le più grandi religioni).

Il nostro confronto inizia proprio da le Metamorfosi, che vi conquisteranno con la loro poesia, la loro bellezza e la loro somiglianza ai testi sacri che meglio conoscete:

 

Prima del mare, della terra e del cielo, che tutto copre, unico era il volto della natura in tutto l’universo, quello che è detto Caos, mole informe e confusa, non piùche materia inerte, una congerie di germi differenti di cose mal combinate fra loro. Non c’era Titano che donasse al mondo la luce, né Febe che nuova crescendo unisse le sue corna; in mezzo all’aria, retta dalla gravità, non si librava la terra, né lungo i margini dei continenti stendeva Anfitrite le sue braccia. E per quanto lì ci fossero terra, mare ed aria, malferma era la prima, non navigabile l’onda, l’aria priva di luce: niente aveva forma stabile, ogni cosa s’opponeva all’altra, perché in un corpo solo il freddo lottava col caldo, l’umido col secco, il molle col duro, il peso con l’assenza di peso. Un dio, col favore di natura, sanò questi contrasti: dal cielo separò la terra, dalla terra il mare e dall’aria densa distinse il cielo limpido. E districati gli elementi fuori dall’ammasso informe, riunuì quelli dispersi nello spazio in concorde armonia. Il fuoco, imponderabile energia della volta celeste, guizzò insediandosi negli strati piùalti; poco piùsotto per la sua leggerezza si trova l’aria; la terra, resa densa dai massicci elementi assorbiti, rimase oppressa dal peso; e le correnti del mare, occupati gli ultimi luoghi, avvolsero la terraferma. Quando così ebbe spartito in ordine quella congerie e organizzato in membra i frammenti, quel dio, chiunque fosse, prima agglomerò la terra in un grande globo, perché fosse uniforme in ogni parte; poi ordinò ai flutti, gonfiati dall’impeto dei venti, di espandersi a cingere le coste lungo la terra. E aggiunse fonti, stagni immensi e laghi; strinse tra le rive tortuose le correnti dei fiumi, che secondo il percorso scompaiono sottoterra o arrivano al mare e, raccolti in quella piùampia distesa, invece che sugli argini, s’infrangono sulle scogliere. E al suo comando si stesero campi, s’incisero valli, fronde coprirono i boschi, sorsero montagne rocciose. Così come il cielo è diviso in due zone a sinistra e altrettante a destra, con una più torrida al centro, la divinità ne distinse la materia interna in modo uguale e sulla terra sono impresse fasce identiche. Quella mediana è inabitabile per la calura; due oppresse dalla neve; e altrettante ne collocò in mezzo che rese temperate mescolando fuoco e gelo. Su tutte incombe l’aria, che è piùpesante del fuoco quanto piùleggera è l’acqua del suolo. Lì comandò che si raccogliessero nebbie e nuvole, e ancora i tuoni che avrebbero poi turbato i nostri cuori, e i venti che con i fulmini scatenano lampi. Ma neppure a questi lasciò in balia l’aria l’architetto del mondo: ancora oggi, benché le sue raffiche ciascuno diriga in senso diverso, poco manca che dilanino il mondo, tanta è la discordia tra fratelli. Verso aurora si ritirò Euro, nel regno di Persiani e Nabatei, tra le montagne esposte ai raggi del mattino; in occidente, sulle coste intiepidite dal sole della sera sta Zefiro; l’agghiacciante Borea invase Scizia e settentrione; all’opposto le terre sono sempre umide di nubi per le piogge dell’Austro. E su tutto l’architetto pose l’etere limpido e leggero, che nulla ha della feccia terrena. Le cose aveva così appena spartito in confini esatti, che le stelle, sepolte a lungo in tenebre profonde, cominciarono a scintillare in tutto il cielo; e perché non ci fosse luogo privo d’esseri animati, astri e forme divine invasero le distese celesti, le onde ospitarono senza remore il guizzare dei pesci, la terra accolse le belve, l’aria mutevole gli uccelli. Ma ancora mancava l’essere piùnobile che, dotato d’intelletto piùalto, sapesse dominare sugli altri. Nacque l’uomo, fatto con seme divino da quell’artefice del creato, principio di un mondo migliore, o plasmato dal figlio di Gijpeto, a immagine di dei che tutto reggono, impastando con acqua piovana la terra recente che, appena separata dalle vette dell’etere, ancora del cielo serbava il seme nativo; e mentre gli altri animali curvi guardano il suolo, all’uomo diede viso al vento e ordinò che vedesse il cielo, che fissasse, eretto, il firmamento. Così quella terra che sino allora era grezza e informe, mutò e assunse l’ignorata figura dell’uomo.

Sara Fiore

Sara Fiore, siciliana, studentessa universitaria in lettere moderne, classe 1994. Bibliofila, cinefila, letterata, scrittrice in erba passionale come la mia terra. Le parole sono il mio super potere! #thinkcreative

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