Una lettera per la VAR

Cara Var ti scrivo e non per distrarmi un po’, dobbiamo conoscerci meglio io e te.

Come dimenticare il nostro primo incontro al minuto 37 di Juventus – Cagliari. Quel gesto in aria di Maresca ad annunciare il tuo arrivo, l’attesa nei cuori e negli occhi di tutti noi; ci hai lasciato tutti con il fiato sospeso per ottantuno interminabili secondi e poi….

Rigore è quando arbitro fischia. Cosa esclamerebbe oggi dalla panchina Vujadin Boskov? Si innamorerebbe anche lui del tuo modo di essere così razionale? In tanti ti hanno voluta, cercata, desiderata, Biscardi ti ha invocata per oltre trentanni in ogni sua apparizione tv, provando a sostituirti con quel “Mostro” del Moviolone, così anni novanta. Però devi ammetterlo cara Var, lui sì che è stato un uomo fedele. Tu però non sei la moviola in campo, sei l’equivoco più grande di questi tempi, tu sei la tecnologia utilizzata per riesaminare ogni azione con l’unico obiettivo di ridurre evidenti errori di giudizio. Sei il monitor che mostra la verità.

Ti conosciamo da un mese o poco più ma la tua presenza negli stadi italiani non è di certo passata inosservata, hai deciso le sorti di più partite, facendoti amare e odiare dai tifosi più caldi di tutta Italia. In Europa non è andata poi meglio. A Dortmund ti hanno accolto nel peggiore dei modi, per un errore umano certo, ma quel gol concesso al Borussia su intervento del tuo arbitro, dopo che il direttore di gara aveva riconosciuto un fallo sul portiere in uscita, fischiando addirittura prima che la palla entrasse in porta, non è stata una bella situazione ma anche i migliori possono sbagliare, soprattutto all’inizio.

Sei stata introdotta dalla FIFA ma in molti si chiedono a che serve sperimentarti per questi due anni quando ancora oggi non riesci a garantire una verità assoluta e Internet nel frattempo ti schernisce in ogni modo: video, meme, gif parlano di te e si divertono con te. Se servissi veramente a placare i bollenti spiriti del tifoso la risposta sarebbe anche troppo scontata ma come ovvio che sia questo non potrà mai accadere proprio per la definizione stessa del termine “tifoso”. Agli occhi dell’accanito supporter, il fallo resterà tale anche di fronte alla cruda immagine contrastante o sarà inevitabile farsene una ragione? Stesso riuscissi a tranquillizzare allenatori, giocatori, dirigenti, il “sì, sei necessaria” sarebbe altrettanto scontato ma per nostra sfortuna anche questa ipotesi è palesemente improbabile.

La mia speranza, cara Var, la ripongo nella possibilità di educarci tutti ad un buon calcio, quello fatto di passione, micro-infarti, di cori e colori. Il calcio senza polemiche, insulti e scontri, irreale? Forse. Per ora è solo un sogno ma, cara mia Var, è davvero un bel sogno e sono convinta che tu ci sarai.

Maria Luisa Spera

Esteta, ricercatrice del bello inteso non come esercizio di stile, ma piuttosto come ispirazione. Da grande vuole diventare monotasking, visto che oggi non riesce ad andare a dormire prima di averne fatta una in più del necessario.

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