Macron-Le Pen, 5 giorni alle presidenziali: c’è ancora qualcosa da dire

Tra comparse pubbliche quotidiane, interviste ed imprevisti, si avvia verso la conclusione la campagna elettorale per le presidenziali francesi, in attesa del faccia a faccia decisivo di mercoledì sera

Con il primo maggio alle spalle, a soli cinque giorni dal secondo turno delle elezioni presidenziali, Emmanuel Macron sembra avere circa 20 punti percentuali di vantaggio sull’avversaria Le Pen, nonostante il rumore che continua ad accompagnare le apparizioni della leader di FN.

Uno degli ultimi bagni di folla, umettato dalle lacrime di disperazione dei lavoratori della fabbrica di Whirlpool in chiusura ad Amiens, ha avuto luogo lo scorso 26 aprile. Recandosi a sorpresa tra la gente, Marine, come preferisce presentarsi al suo “popolo”,  si è impegnata, davanti alla collera dei lavoratori, ad impedire la chiusura del sito in caso di vittoria elettorale, evocando l’ipotesi di un intervento dello Stato per un piano di salvataggio. Tutto questo, mentre Macron sedeva al tavolo con i dirigenti sindacali, nella stessa città, discutendo delle medesime questioni, senza tuttavia esibire promesse di riapertura, ma assicurando il dispiego di ammortizzatori sociali e un programma di riconversione per i lavoratori della fabbrica. Troppo evidente la spettacolarità del gesto di Marine Le Pen, ma non sappiamo ancora quanti elettori stia continuando ad impressionare.

Ciò che è sicuro, è che nell’ultimo giro di boa, questi elettori, Marine li stia cercando principalmente tra le frange degli “Insoumis” di Mélénchon. Finalmente anche quest’ultimo, uscito dal primo turno delle presidenziali con il 19% di preferenze, si è pronunciato sul suo voto al secondo turno, affermando chiaramente di non supportare il Front National, ma tacendo ogni ulteriore commento sul voto di domenica prossima. La paura è che la mancanza di un sostegno deciso da parte di Mélénchon verso il leader di En Marche possa permettere a Marine Le Pen di intercettare ed attrarre a sé anche la collera dei sostenitori di France Insoumise, che potrebbero, nell’impossibilità di accettare il compromesso della globalizzazione proposto da Macron, decidersi verso il sovvertimento nel senso opposto, quello del protezionismo e dell’anti-europeismo.

L’ipotesi esiste, ed è tanto assurda quanto verosimile, in una Francia che, mai come in questo momento, vede il Front National accogliere il massimo storico di consensi. Ad aiutare, nel gioco della dissuasione e della confusione degli elettori, un contesto politico frammentario, che mostra un partito socialista sgretolato, con Hamon rimasto in coda al primo turno, un centro-destra insostenibile per gli scandali che hanno inondato Fillon durante tutta la campagna elettorale e tanta incertezza sul futuro economico e sociale del Paese.  

Non resta che “attaccarsi alle parole” e avanzare a colpi di interventi di piazza, interviste televisive e l’atteso confronto diretto MacronLe Pen di mercoledì sera. È evidente come la capacità di persuasione sia tanto efficace quanto più l’interlocutore che si ha di fronte è insicuro, alla ricerca di nuovi motivi per dare e avere fiducia, impoverito nel suo credo politico.

Uno studio realizzato da Cécile Alduy, professoressa di letteratura francese all’ Università di Stanford in California e ricercatrice presso il CEVIPOF (Centre de recherche politiques de science po.) ha condotto all’analisi di più di 1300 testi, circa 2,5 milioni di parole, scritte o pronunciate dai principali leader politici dal 2014 al 2016, tra i quali i due candidati all’ Eliseo, per decodificare le parole-chiave, i simboli, i tabù principalmente utilizzati e delineare la posizione di ciascuno, riconfigurando il paesaggio politico francese.

Ciò che viene fuori è contenuto nel suo libro, “Ce qu’ils disent vraiment” – Les politiques pris aux mots”, ma in una recente intervista dell’emittente France2, madame Alduy risponde a proposito dei due candidati, identificando le due parole maggiormente pronunciate in campagna elettorale da Macron e Le Pen, che risultano essere rispettivamente: “unità” e “popolo”.

“Unità”, la chiave di Macron, espressa in ogni dibattito sia con le parole che con la fisiognomica; “unità” per evocare una scelta da prendere consapevolmente insieme, per un leader che si proclama di una nuova guardia, non più avvezza a giochi di potere e corruzione, ma pulita e giovane, che presenta un partito fondato soltanto un anno fa e che si contrappone all’ “ereditiera” Le Pen. Ed è questa un’altra parola usata sia dall’uno che dall’altra, per designare di volta in volta l’eredità di un cognome politicamente pesante e compromesso, quello di Le Pen e l’eredità di un potere proveniente dalle banche, come ama sottolineare Marine Le Pen parlando del suo avversario.

Il “popolo” di Marine, è invece chiamato a guardia e garanzia di un interesse collettivo di cui la candidata di estrema destra si fa portavoce, al quale renderà servizio, per combattere le élites, non precisamente individuabili nei suoi discorsi (le banche? le major dell’economia? le famiglie del potere? perché non la sua?) ma esistenti e capaci di intrappolare l’amato popolo nella gogna del consumismo sfrenato e dell’accettazione di ogni compromesso, culturale ed economico.

In contrapposizione, il linguaggio di Macron e tutta la comunicazione della sua campagna, hanno intenzionalmente toccato le corde dell’ottimismo, della motivazione, del rinnovamento, della coscienza e della capacità di prendere il proprio destino in mano, in una logica di coach sportivo, più che di leader politico.

Ancora un’attenzione, perché non si possa dire che Marine Le Pen abbia tralasciato qualcuno dei sentieri percorribili per raggranellare potenziali consensi, è quella verso le madri, verso il suo essere madre, donna e laica. La chiamata alle mamme, ovvero questo nuovo vessillo femminista, è portato ad esempio, in campagna, solo ed esclusivamente per toccare l’argomento religioso, per attaccare l’Islam e mai per parlare di altri temi che sensibilizzano le donne, come l’iniquità salariale, il lavoro o le questioni sociali.

 

Nella giornata del primo maggio a Parigi circa 50.000 persone si sono unite per manifestare contro Marine Le Pen (molto meno della mobilitazione massiva del 2002), sostenendo irrimediabilmente la candidatura di Macron, e così hanno fatto altri 100.000 cittadini di Francia. Se al primo turno per Macron è stata vittoria, è auspicabile che per il secondo turno sia quantomeno ripiego, in queste elezioni in cui nulla è ancora scritto, ma quasi tutto è stato detto.

Lucia Cuozzo

Salernitana, laureata in comunicazione internazionale, "marsigliese", scrittrice di filastrocche maleducate, meditativa, attiva, passiva, preimprenditrice, copywriter, capiente, negoziatrice nata, sorridente, rimpiazza la pessima memoria con un ottimo istinto.

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