Napoleone Bonaparte: condottiero, abile stratega e ladro di opere d’arte

Lo stratega Bonaparte durante la sua irrefrenabile ascesa al potere trafuga opere d’arte italiane e non solo, per abbellire il regno di Francia e arricchire il museo nazionale

La figura di Napoleone Bonaparte occupa un posto di assoluto rilievo nella storia e nell’immaginario europeo tra XVIII e XIX secolo. Inaugura un periodo di supremazia francese sulla scena politica e militare europea.

Terminata fase del Terrore, capeggiata ed instaurata da Robespierre, il 22 agosto 1795 viene varata la nuova costituzione dell’anno III, la quale affida il potere esecutivo a un Direttorio composto da cinque membri. Il Direttorio deve affrontare una situazione assai difficile in Francia: da un lato il conflitto aperto con la Gran Bretagna, l’impero e il regno di Sardegna, dall’altro lato deve fronteggiare una situazione interna delicata a causa delle spinte rivoluzionarie dei monarchici e dei repubblicani radicali, definiti giacobini, che non si rassegnarono all’instaurazione di un potere moderato.

Il Direttorio affronta la situazione con un’azione di tipo militare: conquistare l’Italia valicando le Alpi per invadere il Piemonte e minacciare la Lombardia austriaca. L’operazione militare affidata al generale Napoleone Bonaparte ottiene molti successi. Invade la Lombardia e i territori padani dello stato della chiesa, conquista prima Milano e poi Mantova. Con la Pace di Campoformio (17 ottobre 1797) viene riconosciuta la sovranità francese sui Paesi Bassi, sulla Lombardia e ottiene anche i territori della Repubblica di Venezia. La Francia esercita così un netto predominio sulla penisola italiana anche attraverso le razzie al patrimonio artistico italiano per mezzo di una camuffata legittimità sostenuta dalle clausole dei trattati di pace.

Il trattato di Tolentino ad esempio, prevedeva che lo Stato della chiesa cedesse ai conquistatori il busto in bronzo di Giunio Bruto, la testa marmorea di Marco Bruto poi quelle conservate nei giardini del Belvedere Vaticano, tra cui il Laocoonte, l’Apollo, il Torso e altre sculture conservate nei musei romani. Nei trattati di pace le razzie delle opere d’arte venivano giustificate come risarcimento delle spese di guerra legittimando così le spoliazioni da parte dei francesi. Successivamente vennero razziate opere appartenenti alla città di Venezia: il leone di bronzo presente in Piazza San Marco e i quattro cavalli che ornavano la facciata della basilica. A ciò si aggiunsero anche antiche statue greche provenienti da Napoli e da Pompei. La tela di Paolo Veronesi:

Nozze di Cana

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La Trasfigurazione di Raffaello

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La Madonna della vittoria di Andrea Mantegna

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 Crocifissione di San Pietro di Guido Reni

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Un preciso ordine del direttorio inviò a Bonaparte le seguenti direttive:
«Cittadino generale, il Direttorio esecutivo è convinto che per voi la gloria delle belle arti e quella dell’armata ai vostri ordini siano inscindibili. L’Italia deve all’arte la maggior parte delle sue ricchezze e della sua fama; ma è venuto il momento di trasferirne il regno in Francia, per consolidare e abbellire il regno della libertà. Il Museo nazionale deve racchiudere tutti i più celebri monumenti artistici».

Che fine hanno fatto le opere trafugate da Napoleone?

Dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo (18 giugno 1815), in Belgio, l’Inghilterra, la Prussia e lo Stato Pontificio pretesero la restituzione delle opere d’arte razziate. Pertanto diventa fondamentale la figura di Antonio Canova. Lo scultore in veste di ambasciatore, fu incaricato da papa Pio VII di recarsi in Francia per ottenere la restituzione delle opere d’arte italiane fino ad allora sottratte allo Stato pontificio a cominciare dal 1797. Su 506 opere ne furono restituite solo 249. Le altre rimasero in Francia per volere del papa, per non inimicarsi il re cattolico Luigi XVIII e 9 furono dichiarate disperse. Tra le opere rimasta in Francia ci sono: Madonna della vittoria di Andrea Mantegna, Nozze di Cana del Veronese, Maestà del Louvre di Cimabue, Stigmate di San Francesco di Giotto, Trionfo di Giobbe di Guido Reni.

Il museo del Louvre per mesi rimase chiuso per il lungo lavoro di identificazione a cui fu sottoposto Canova, riuscendo a identificare le opere italiane e confezionando casse per la successiva spedizione in Italia. La restituzione più straordinaria fu quella dei cavalli di Venezia che vennero staccati dall’Arco di Trionfo su cui erano stati affissi. Il 24 ottobre 1815, terminate le trattative, fu organizzato un convoglio di 41 carri che, scortato da soldati tedeschi, giunse a Milano da dove le opere d’arte furono instradate verso i legittimi proprietari sparsi per la penisola.

Francesca Sallemi

Determinata e volitiva fin da piccola, amo l'umiltà, odio la presunzione e il finto buonismo. Siciliana, classe '94, web writer in erba e studentessa di lettere moderne presso l'università degli studi di Catania.

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