Napoli: trent’anni fa il primo scudetto

Una delle più belle storie del calcio italiano compie oggi trent'anni. Riviviamola insieme.

Dieci maggio 1987, la Juventus pareggia 1-1 a Verona e non può più raggiungere, a una giornata dal termine del campionato, il Napoli che impatta con lo stesso risultato in casa contro la Fiorentina. Il Napoli è campione d’Italia per la prima volta nella sua storia. La squadra allenata da Ottavio Bianchi è la prima squadra meridionale (se si esclude il Cagliari di Gigi Riva nel 1970, considerata formazione isolana) a conquistare lo scudetto: una storia di passione, di emozione incontenibile, di riscatto che va oltre l’aspetto prettamente calcistico dell’evento.

Non sapete che vi siete persi” è la scritta che qualcuno ha dipinto fuori dal cimitero di Fuorigrotta: per i morti il più grande rimpianto, per i vivi la gioia più irrefrenabile. E più inaspettata, per una squadra che non è mai stata considerata una delle grandi del calcio italiano, nonostante i milioni di tifosi sparsi il tutto il mondo, con una bacheca che, fino a quel momento, contiene solamente due Coppe Italia, una Coppa di Lega Italo-Inglese e una Coppa delle Alpi.

(Credits: napolitan.it)

Nemmeno Omar Sivori era riuscito a portare il Napoli allo scudetto: ci voleva un altro argentino, un altro con il numero dieci sulle spalle e il baricentro basso. Un altro genio, come Diego Armando Maradona. Insieme a lui una squadra di stelle, giovani talenti e portatori d’acqua, come si usava dire nel lessico calcistico di un tempo: in porta Claudio Garella, già vincitore del clamoroso scudetto del Verona nel 1985; in difesa “Pal’e fierro” Giuseppe Bruscolotti, il giovanissimo Ciro Ferrara, il ragioniere della difesa Alessandro Renica e il milanese trapiantato a Napoli, Moreno Ferrario; le chiavi del centrocampo sono date al ventiquattrenne Francesco Romano, forse la sorpresa più inaspettata della stagione, con Nando De Napoli e Salvatore Bagni, tra polmoni e fantasia. Poi c’è lui, il Dieci con la maiuscola, dieci come i gol che realizza per regalare alla città il tricolore: in attacco Bruno Giordano e Andrea Carnevale.

La squadra di Bianchi raggiunge il primo posto in classifica il 9 novembre 1986, quando al Comunale di Torino vince per 3-1 contro la Juventus: una partita che potrebbe entrare di diritto nell’epica calcistica, se pensiamo che al settantatreesimo minuto il Napoli è sotto 1-0, grazie al gol del danese Michael Laudrup. Poi arriva il gol che non ti aspetti da parte di Moreno Ferrario, uno che l’ultima volta aveva segnato nel 1984: ed è 1-1. Un minuto dopo, il tempo di un giro d’orologio, e Giordano porta in vantaggio il Napoli. Il 3-1 lo sigla al novantesimo Giuseppe Volpecina ed è il tripudio: il Napoli non lascerà più il primo posto in classifica fino alla fine del campionato.

Sono passati trent’anni da quel 10 maggio: siamo cresciuti, forse invecchiati. Ma le emozioni sono rimaste le stesse. Maradona che palleggia con l’arancia, Garella che vola da un palo all’altro, Bruno Giordano che si invola indiavolato. E gli striscioni tra i vicoli, talmente fitti da formare una tettoia dalla trama indistinguibile, ma dai nitidi colori che campeggiano ovunque in città. L’azzurro del mare, il bianco delle nuvole che, ogni tanto, increspano il cielo sereno di Napoli. Ma non oggi, non il 10 maggio 1987. Pardon, 2017.

Emanuele Giulianelli

Emanuele Giulianelli

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