Ne riparliamo a settembre

Con calma, non ora: dopo le vacanze

Noi italiani siamo gente che non ama prendere decisioni su due piedi. Forse in realtà proprio non amiamo più prendere decisioni, men che meno se possono riguardare un futuro prossimo non abbastanza prossimo da essere quasi certo.

Ci sono poi periodi dell’anno nei quali pretendere decisioni ed impegni sembra essere ancora più odioso, quasi offensivo. Mai a novembre (“ne riparliamo dopo le feste“) e non in primavera (“meglio se ne riparliamo dopo Pasqua”). Ma il periodo d’oro per le non decisioni, i rimandi, i mancati impegni (non solo di budget) è prima delle vacanze estive. “Ne riparliamo a settembre” è senza dubbio il “ne riparliamo” più irrevocabile. Ma quest’anno abbiamo una novità inattesa: abbiamo cominciato a sentirlo già dai primi di giugno, con una anticipo sulla prassi stagionale di un buon mese e mezzo.

D’altra parte, avrete letto le dichiarazioni della politica, l’Italia è ormai fuori dal tunnel: quale migliore occasione per concedersi tre mesi di mancate decisioni? Come ben sapete anche il resto dell’Europa e del mondo fanno lo stesso: tre mesi di immobile attesa estiva dei primi freschi (o freddi) settembrini, settimane e settimane di piacevole rimando, godendosi il caldo e la bella stagione, in attesa del nostro “ok, si riparte”.

Eppure, mi pareva di aver letto da qualche parte che nel momento in cui la crisi allenta il morso (anche se di poco) è meglio dare un colpo di reni e mettersi a correre, anziché sdraiarsi sotto l’ombrellone. O perlomeno provarci. Ma forse ho letto male io oppure ho travisato, deve essere colpa mia.

Intendiamoci, lungi da me sostenere che le vacanze non siano un diritto (anche se vi confesso non sono così certo che proprio tutti gli italiani le meritino: per aver fatto cosa, esattamente?) ma come può un Paese fermarsi ogni anno per due mesi abbondanti (quest’anno tre, come dicevo) e pretendere ancora di essere credibile? Personalmente la mia risposta è netta: non può, punto.

Abbiamo già una produttività che ci rende gli zimbelli di mezzo mondo, lavoriamo molte meno ore di quasi tutto il resto del G20 (lavoriamo, non “stiamo al lavoro”, non facciamo i furbi con le parole) e ci concediamo pure il lusso di “riparlarne a settembre”. Rilevo poi da anni – perdonatemi un istante di onesto risentimento – una odiosa maggior percentuale di “rimandatori cronici a settembre” proprio tra chi lo stipendio lo porta a casa comunque, che prenda decisioni o meno.

Chissà come mai, sarà un caso, ma imprenditori e professionisti (quelli veri e seri) tendono a vivere male la forzata pausa estiva, specialmente se quel “ne riparliamo a settembre” è accompagnato di fatto (anche se non detto) dall’altrettanto procrastinato saldo di fatture e parcelle.

Alessandro Nasini

Design Thinker, Designer, Maker, Entrepreneur.

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