Olivetti: ingegneri, poeti e visionari

La lungimiranza di Adriano Olivetti: la convinzione che la cultura tecnico-ingegneristica debba integrarsi con quella umanistica. Un modello da seguire

14 Ottobre 1965  New York, l’azienda italiana Olivetti lancia il primo personal computer del mondo: la programma 101. 

Accolta con straordinario entusiasmo, la macchina tutta made in Italy, ebbe un tale successo che la Nasa, per prima, intuendone le enormi potenzialità, decise di impiegarla per effettuare il calcolo delle traiettorie, acquistandone ben quarantacinque esemplari, nella famosa missione Apollo 11 che portò l’uomo sulla luna.

Il New York Journal American scrisse: «Potremmo vedere un computer in ogni ufficio prima che due macchine in ogni garage. Con la Programma 101 un manager ora può avere la sua segretaria che divide le spese di tutti i reparti di un’azienda con velocità istantanea e sul suo tavolo».  Ancora una volta, ben quindici anni prima dell’esordio di quelli che consideriamo i padri dell’informatica (Bill Gates e Steve Jobs), l’Italia ha fatto la storia.

Ma chi supportava il genio creativo e imprenditoriale di Adriano Olivetti? Chi aveva lavorato nel “dietro le quinte” di tutti i suoi progetti?

Il lungimirante imprenditore italiano era profondamente persuaso dall’idea che la cultura tecnico-ingegneristica dovesse essere correlata a quella umanistica. Dagli anni ’40 fino agli anni ’80 del secolo scorso, dunque, l’azienda Olivetti assunse in fabbrica letterati e poeti intenti a ricoprire diversi ruoli anche di grande responsabilità.

Impiegati in vari settori, dal marketing alla pubblicità (l’ufficio pubblicità nacque nel 1931), dal giornale aziendale fino ai servizi sociali e l’ufficio personale, il lavoro dei letterati alla Olivetti , contrariamente alle altre aziende in cui di solito i letterati intervengono soprattutto nei rapporti con l’esterno, cominciava invece dall’interno: il letterato doveva contribuire alla qualità delle relazioni tra i dipendenti e alla loro “formazione culturale” rivolta al mondo del lavoro.

Ecco che giunsero nella fabbrica di Ivrea intellettuali del calibro di Leonardo Sinisgalli (1908-1981) il “poeta-ingegnere” che dirige l’ufficio pubblicità dal 1937 al 1940, Franco Fortini (1917-1994), il grande intellettuale che si occuperà fino al 1960 delle pubblicazioni aziendali, delle campagne pubblicitarie e dei nomi dei prodotti (sua idea il nome della famosa Lettera 22) e poi ancora Giovanni Giudici (1924), che già dal 1956 si occupava della biblioteca aziendale. Il lavoro svolto invece da  Giorgio Soavi (1923-2008), scrittore e designer sarà determinante, ad esempio, nell’organizzazione di eventi culturali, promuovendo la produzione di oggetti promozionali (come agende, strenne o litografie) che diventano occasione per collaborazioni con grandi artisti del calibro,per citarne uno, di Botero.

Questa enorme macchina operativa aveva come obiettivo, dunque, da un lato la promozione dell’immagine della Olivetti come un’azienda sensibile alla cultura (attraverso anche la promozione e il finanziamento di nuove riviste come, ad esempio, L’Espresso), dall’altro la diffusione della cultura e della cultura aziendale  tra i dipendenti. A tal proposito nascono le riviste aziendali che, secondo Adriano Olivetti, non devono essere “la voce del padrone” ma un luogo di libero scambio di idee e critiche sull’azienda e le sue attività, con contributi di intellettuali esterni ed interni.

A questo progetto collabora attivamente lo scrittore Libero Bigiaretti (1906-1993), che assume fino al 1963 la carica di direttore dell’Ufficio Stampa (inoltre coordina il reparto fotografia e l’ufficio cinematografico, utilizzando il cinema come mezzo sia di formazione degli operai sia di comunicazione verso l’esterno). Tutto ciò mostra la straordinaria capacità imprenditoriale di Olivetti e, allo stesso tempo, l’amore sincero per la sua azienda e i suoi dipendenti, per la loro formazione e crescita culturale.

Molti altri furono i collaboratori dell’impresa olivettiana, da Geno Pampaloni (1918-2001) a Paolo Volponi (1924-1994) a Ottiero Ottieri (1924-2002), per non parlare di tutti gli altri esponenti di spicco del mondo della letteratura, del cinema e della cultura che furono chiamati più volte in fabbrica per presiedere a “meeting” o incontri aziendali di formazione per i dipendenti. Tra questi ricordiamo P. Paolo Pasolini (1922-1975) per ben due volte ospite alla Olivetti, e poi ancora, ad esempio, il regista Bernardo Bertolucci (1941).

Insomma, quasi tutti i più grandi protagonisti della cultura italiana (e non solo) novecentesca furono invitati ad offrire il loro prezioso contributo allo sviluppo dell’azienda nata nel 1908 ad Ivrea, faro e orgoglio della storia dell’imprenditoria italiana e mondiale.

Gli scrittori che operarono in Olivetti non vennero mai visti come un lusso o come un inutile spreco di risorse aziendali da parte dell’alta direzione, ma furono considerati sempre come fattori organici dello sviluppo aziendale. 

Chissà che non sia stato proprio questo il segreto del successo di Adriano Olivetti e della sua impresa: l’idea che intellettuali e letterati siano necessari dovunque, anche in un’industria a elevato contenuto tecnologico.

 

Sara Fiore

Sara Fiore, siciliana, studentessa universitaria in lettere moderne, classe 1994. Bibliofila, cinefila, letterata, scrittrice in erba passionale come la mia terra. Le parole sono il mio super potere! #thinkcreative

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