Onu, all’Assemblea generale di New York show e promesse

Nella Grande Mela presidenti e primi ministri di tutto il mondo sono riuniti per parlare di sicurezza globale e pace da preservare: Corea del Nord e terrorismo tra i temi scottanti

A New York è in corso l’Assemblea generale delle Nazioni Unite e come sempre succede in queste occasioni, la coda di notizie e polemiche riguardo certe affermazioni, è arrivata puntale. È naturale che questo si verifichi in occasioni così importanti e così rilevanti dal punto di vista della risonanza mediatica: provocazioni e promesse sono le protagoniste. Al momento, il vero show man all’Assemblea dell’Onu è stato il presidente Trump che alla sua prima volta non ha saputo resistere alla tentazione di intrattenere i media mondiali e comunicare una serie di precisazioni sulla sua linea politica che poco forse si conciliano con lo spirito dell’Assemblea.

Cos’è l’Assemblea generale delle Nazioni Unite?

È l’organo principale dell’Onu, dove presidenti, primi ministri o ministri degli esteri di tutti i paesi del mondo vi prendono parte. Qui si discute e ci si confronta sui temi più importanti e di maggior rilievo dal punto di vista socio-politico: si parla di sicurezza internazionale e di pace. Pur non avendo potere esecutivo, ha quello di richiedere al Consiglio di Sicurezza la presa in carico di un problema internazionale qualora questo intacchi la pace o la sicurezza mondiale. Al momento la carne al fuoco è molta: Siria, Iran, terrorismo, Corea del Nord e pericolo nucleare.

A tutto Trump

L’intervento del presidente americano è quello che sicuramente farà più discutere. Nel suo discorso è riuscito a condensare diversi argomenti di interesse internazionale pur non citando Russia e i cambiamenti climatici, quella di Trump è stata una serie di minacce e prese di coscienza. In primis ha affrontato la questione della Corea del Nord e del suo rocket man Kim Jong-un: “Se gli Stati Uniti saranno costretti a difendersi o a difendere i loro alleati da un’aggressione, la Corea del Nord sarà completamente distrutta“. Poi ha intimato l’Iran di cessare di sostenere il terrorismo e di liberare i cittadini americani, mandando poi in frantumi il castello diplomatico costruito da Obama in otto anni di presidenza. E infine dopo aver parlato della lotta al terrorismo e dell’Isis, è intervenuto anche sul fronte Venezuela dichiarando che si tratta di una “dittatura socialista che è inaccettabile“.

E l’Europa?

In attesa di conoscere quali saranno le prossime azioni del presidente americano, gli occhi dell’Assemblea generale si spostano sull’Europa. Al momento il candidato migliore per creare un fronte europeo unito è Macron che tanto si è prodigato nel promuovere l’idea di un’Europa veramente unita, fronte intero e compatto. Sarebbe questa l’occasione migliore per dimostrarsi più convincenti degli Stati Uniti, al momento in balia dei malumori e delle fasi lunari di un presidente, diplomaticamente parlando, poco affidabile. Macron nel suo primo discorso ha rimarcato l’importanza della pace in Siria: “Il popolo siriano ha sofferto abbastanza. Le soluzioni sono politiche, non militari“. E ha risposto all’omissione di Trump sottolineando che l’accordo di Parigi sul clima “non sarà mai rinegoziato“.

Aung San Suu Kyi e la questione Rohingya

Nel frattempo un’altra questione rimane sotto osservazione dall’Onu: quella che riguarda i Rohingya. Da fine agosto infatti pare che oltre 400mila persone che appartengono a questa minoranza musulmana pesantemente discriminata in Birmania, siano fuggiti in Bangladesh a causa delle violenze dell’esercito birmano. L’Onu ha indicato il fenomeno come “un chiaro caso di pulizia etnica” e oggi la leader birmana e premio Nobel per la pace San Suu Kyi, ha negato le violenze invitando i diplomatici a visitare le zone di interesse per verificare quanto dichiarato.

Timidi al momento i segnali di un’intesa così come la risoluzione di problemi gravi che si trascinano da anni (Iran e Siria in testa). La speranza è che l’Assemblea generale dell’Onu sia in grado di mettere sotto la lente d’ingrandimento le questioni più urgenti da sottoporre al Consiglio di Sicurezza.

Giulia Papapicco

Classe 1988, laurea in Lettere e via, a New York per un anno facendo indigestione di pancakes e sciroppo d'acero ma soprattutto avendo modo di conoscere culture nuove. Scrivo per passione da sempre perchè solo in questo modo riesco a vedere le cose come sono veramente.

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