Paolo Limiti, il garbo che mancherà alla televisione

La morte del conduttore poliedrico e umile lascia un vuoto difficilmente colmabile sul piccolo schermo

Paroliere, autore, conduttore ma soprattutto un Signore della televisione. Era anche questo Paolo Limiti. Un uomo che ha saputo sfruttare l’opportunità di essere in televisione, in tutte le sue forme, sia stando dietro le telecamere, che davanti, a viso scoperto di fronte ai suoi amati telespettatori. Toni garbati, modo confidenziale, un crooner della televisione che ha lasciato un segno indelebile nel piccolo schermo e chi ha avuto la fortuna di seguirlo, non faticherà certo a ricordare i suoi numerosi programmi di successo e quel modo così educato di raccontare e discutere.

La passione per gli States

La formula vincente del suo fare televisione era l’essere preparato, aperto al nuovo e appassionato. Gigi Reggi, giornalista e amico di una vita del conduttore, racconta che la sua forza era la «curiosità di scoprire le novità. Andava spessissimo a New York o a Los Angeles e io andavo da lui ogni volta perché conosceva in anticipo ogni cosa che succedeva nel mondo dello spettacolo. Aveva un entusiasmo incontenibile per il suo mestiere». A dimostrarlo, soprattutto nel 2000, ci fu una serie di interviste speciali a star di Hollywood nelle quali Limiti emerge come un vero ascoltatore, in grado di interloquire e seguire la conversazione in modo schietto e sincero, guidando il tutto senza nulla di scritto.

La collaborazione con Luciano Rispoli

Non è facile trovare altri personaggi come lui nel vasto panorama del mondo dello spettacolo. Paolo Limiti fa parte di quella cerchia strettissima di uomini che ha fatto quella che un tempo si chiamava gavetta, spaziando dal mondo della musica a quello della radio, mettendo le mani in pasta e creando qualcosa di nuovo. A scoprirlo fu un altro uomo di spettacolo cosí affine alla personalità educata e umile di Limiti: Luciano Rispoli. Infatti fra gli anni Sessanta e Settanta soprattutto, proprio il conduttore romano d’adozione, ebbe alla Rai un ruolo chiave: scoprì e lanciò personaggi di primo piano, tra i quali Maurizio Costanzo, Gianni Boncompagni, Paolo Villaggio e Raffaella Carrà.

La gavetta

L’idea di Rispoli fu quella di affidare a Limiti scrittura e regia di un programma televisivo e di un programma radiofonico, collaborando con un altro artista conosciuto: Enrico Montesano. Ma è il sodalizio con Mike Bongiorno che lo fece crescere: lo dimostrò la sua partecipazione nella squadra di autori di un grande successo come il Rischiatutto. Lavorare dietro alle telecamere fu per Limiti un modo non solo per coltivare il talento ma anche per dimostrare il suo potenziale a 360 gradi, quello che lo portò a tenere compagnia all’Italia nel pomeriggio di Ci vediamo in tv, su Rai2 prima e su Rai1 poi. E la sua carriera di autore lo vide promosso anche a produttore su Telemontecarlo.

Paroliere

Ma la musica ha sempre avuto un posto d’eccezione nella vita di Paolo Limiti. La sua passione verso la parola cantata ha origini fin dalla giovinezza, quando scrisse una canzone per Jula De Palma, scoperta da un certo Lelio Luttazzi e prodotta da Teddy Reno e soprattutto quando iniziò la fruttuosa collaborazione con Mina. È il sodalizio con la Tigre di Cremona che lo vide protagonista sulla scena dei parolieri italiani: sue Sacumdì, sacumdà del 1968 (un pezzo malizioso che parla di tentazioni), La voce del silenzio sempre del ’68 scritta insieme a Mogol, un pezzo storico della musica e Bugiardo e incosciente del 1969 solo per citarne alcuni. Scrisse canzoni anche per Loretta Goggi, Iva Zanicchi, i Ricchi e Poveri (collaborando con Mike Bongiorno), Peppino di Capri, Ornella Vanoni, Orietta Berti e Mina Power.

Fece scalpore per il suo matrimonio con Justin Mattera, con la quale rimase sposato per due anni e che nonostante il divorzio, rimase in ottimi rapporti continuando a collaborare con lei. Un uomo senza troppi fronzoli, capace di essere auto-ironico e verace, sempre con il sorriso. È rimasto nella sua Milano, il Paolo Limiti che i suoi vicini di casa ricordano con affetto così come i tanti suoi estimatori. Con la morte di Limiti, la televisione perde una colonna portante di un atteggiamento che oggi tanto manca: quella voglia di mettersi in gioco, lontano dalle inutili polemiche e dai servilismi di bassa lega, con gentilezza e umiltà. Paolo Limiti e la sua Floradora, la sua valletta personale, unica e inimitabile, non potranno che rimanere nel cuore di tutti, con garbo e candore.

Giulia Papapicco

Classe 1988, laurea in Lettere e via, a New York per un anno facendo indigestione di pancakes e sciroppo d'acero ma soprattutto avendo modo di conoscere culture nuove. Scrivo per passione da sempre perchè solo in questo modo riesco a vedere le cose come sono veramente.

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