Paura a Torino, 1527 feriti durante la finale di Champions

Il timore di un presunto attacco terroristico genera il caos

Erano scesi in piazza per assistere alla finale di Champions. Erano lì per tifare, per esultare, per festeggiare. E poi è arrivato il panico. L’esplosione, forse incosciente, di un petardo ha scatenato la paura. Il terrore ha travolto i tifosi: hanno iniziato a correre in tutte le direzioni. La ringhiera di una scala di un parcheggio sotterraneo è crollata. Il maxi schermo allestito in piazza San Carlo è divenuto spettatore di una fuga generale conclusasi con 1527 feriti. Tre persone, di cui un bambino, si trovano attualmente in codice rosso e in prognosi riservata.

Una testimonianza

A raccontare l’episodio è Gloria, 27 anni.

Sono cadute delle transenne. Correvamo indietro, senza meta, in massa. Si è sentito un rumore.
Quindi tutti abbiamo creduto fosse un attentato.
Tentavamo di scappare nelle vie, ma anche lì accadeva la stessa cosa.
Ci aggrappavamo l’un l’altro, fra sconosciuti.
Nel panico generale era impossibile non perdersi, i telefoni non prendevano più.

Piazza San Carlo

Il caos si è scatenato in una Torino vestita dei colori della Juventus, mentre la squadra rivale si affrettava ad accaparrarsi la vittoria. Fra gli spintoni e le urla, un’onda di persone, in preda al panico ha cercato di incanalarsi nelle vie più vicine.

Sembrava di stare all’Heysel

affermano in molti.

Piazza San Carlo, ormai svuotata dei tifosi, ha lasciato scoperto quel tappeto di vetri rotti di bottiglie vendute abusivamente, zaini, borse e numerosi feriti. Sono stati arrestati due sciacalli, impegnati a rovistare fra gli averi personali dimenticati e abbandonati durante la corsa al riparo dalla paura. Non sono mancati gesti di solidarietà.

Vittime del panico

La paura non conosce distinzioni. Si è impressa negli occhi di adulti, ragazzi e bambini, uomini e donne, tifosi di tutte le squadre. La dinamica degli eventi ha contribuito a configurare nella mente dei presenti, l’immagine di un attentato terroristico. A 50 metri dall’esplosione, un secondo boato, quello causato dal crollo della transenna, ha scatenato il caos. Fra le urla, alcuni gridavano “una bomba”: è così che la paura ha travolto tutti e tutti, a loro volta, hanno travolto chi cadeva, chi fuggiva. Ad aggravare la situazione, i cocci di vetro che tappezzavano il pavé (l’acciottolato storico) di quelle birre vendute lontano dagli occhi della sicurezza, nonostante i preventivi controlli. In uno scenario in cui i social si scatenano a puntare il dito contro tutti, dallo sport alla politica, è difficile attribuire colpe: è psicosi da attentato terroristico, questa paura.

Deborah Talarico

Sono nata a Torino l'ultimo giorno d'estate del 1990 e da quando, per la prima volta, ho preso in mano una penna non ho mai smesso di scrivere. Da sempre affascinata dalle parole, sogno un futuro nel loro mondo: fra i libri, il giornalismo, la comunicazione e la filosofia. Sul blog personale deborahtalarico.wordpress.com racconto pensieri, momenti e persone.

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