Pier Paolo Pasolini: “Alla mia nazione”

P. Paolo Pasolini (1922-1975) poeta, romanziere e regista del '900 italiano: la denuncia sociale e la critica al conformismo borghese della sua nazione

Il grande poeta, romanziere e regista italiano Pier Paolo Pasolini (1922-1975) eretico e corsaro, sempre controcorrente, chiamato innumerevoli volte al banco degli imputati per gli scandali offerti all’opinione pubblica, per la sua omosessualità e per la presunta oscenità di alcune sue opere -come il romanzo “Ragazzi di vita” (1955) sottoposto a censura- è stato uno tra gli intellettuali più versatili e più apprezzati del XX secolo.

Con la sua disperata vitalità Pasolini si oppone al processo di massificazione e omologazione di cui è vittima la borghesia italiana negli anni del boom economico (primi anni ’60) e a cui, inizialmente, trova un rimedio nella vitalità del sottoproletariato romano, protagonista dei suoi romanzi come di alcune sue poesie e opere cinematografiche. Tuttavia, ben presto, nel corso degli anni ’70, egli dovrà constatare come il fenomeno di massificazione tipico della società contemporanea avesse ormai raggiunto anche le sfere sociali più basse della popolazione, distruggendo l’ultima speranza che in esse l’intellettuale aveva riposto.

Ecco che la sessualità nella sua “naturalità degli istinti” diviene spesso il mezzo di cui Pasolini si serve per esprimere la sua condanna a quel genocidio culturale che era ai suoi occhi la cultura di massa, capace di annullare l’identità di un popolo e della sua nazione da un punto di vista sociale, psicologico, materiale ed estetico.

Così la poesia non riflette più i tormenti interiori del poeta ma denuncia la decadenza del suo tempo, affrontando tematiche civili e politiche, che porteranno Pasolini a definire, addirittura, l’epoca che si profilava all’orizzonte e che si stava già manifestando, come la più grande forma di dittatura della storia. Il processo di omologazione massificata è dunque per l’intellettuale la più grande e pericolosa forma di dittatura legittima, a cui l’Italia e il resto del mondo Occidentale si stavano offrendo come vittime sacrificali, proprio dopo aver abolito la dittatura concreta e a tutti evidente (per questo meno pericolosa) rappresentata dai totalitarismi.

La poesia “Alla mia nazione”, racchiude tutta la carica della denuncia sociale, politica e culturale pasoliniana e pur essendo stata composta intorno al 1960 la sua attualità è ancora scandalosamente scottante.

 

Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico

ma nazione vivente, ma nazione europea:

e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,

governanti impiegati di agrari, prefetti codini,

avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,

funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,

una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!

Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci

pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,

tra case coloniali scrostate ormai come chiese.

Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,

proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.

E solo perché sei cattolica, non puoi pensare

che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.

Sprofonda in questo tuo bel mare,

libera il mondo.

 

(P.P.Pasolini, da La religione del mio tempo, Garzanti, 1961)

Sara Fiore

Sara Fiore, siciliana, studentessa universitaria in lettere moderne, classe 1994. Bibliofila, cinefila, letterata, scrittrice in erba passionale come la mia terra. Le parole sono il mio super potere! #thinkcreative

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