Presidenziali in Francia, Macron-Le Pen al secondo turno

Il leader di “En marche!” e il Front National di fronte alla sfida di ridare fiducia al Paese-bersaglio del terrorismo.

Circa 37 milioni di elettori francesi su 46 totali hanno decretato il risultato del primo turno delle elezioni presidenziali. Questa volta i sondaggi delle ultime ore pre-elezioni non si sono sbagliati: alla testa dei risultati elettorali, il leader del movimento “En marche!”, Emmanuel Macron, ha ottenuto il 23,75% delle preferenze, seguito dalla rappresentante del Front National, Marie Le Pen, che è arrivata al traguardo storico di sostegno per il partito di estrema destra, toccando quota 21,53%. Il centro destra di François Fillon si è invece arrestato al terzo posto con il 19,94%, vicino al promettente candidato Jean Luc Mélenchon, che rimane escluso dal secondo turno delle elezioni col 19,62% di preferenze.  Saranno dunque Macron-Le Pen ad essere chiamati al ballottaggio del prossimo 7 maggio.

I due protagonisti del secondo turno.

Emmanuel Macron, classe 1977, ex banchiere presso Rothschild, incarna i valori e le aspettative di una sinistra liberale nello stile Hollande, ma promette una verve e una personalità ben più marcate del suo predecessore. Da sempre favorito nei sondaggi, insieme a Marie Le Pen, si è fatto portavoce di una politica economica che guarda alla globalizzazione, all’Europa, e ad una ristrutturazione delle imprese che possa favorire la nascita di nuovi impieghi e nuova ricchezza per il Paese. Le argomentazioni e le competenze di tipo economico sono dunque il punto di forza sul quale si è costruito il suo elettorato, ritrovato in quella fetta di popolazione che ha scelto il voto della “ragione”, in un momento in cui il Paese è tormentato, oltre che dal declino dell’economia, anche dal dramma incessante del jihadismo, della sicurezza interna e dell’immigrazione.

Presentato al pubblico il 2 marzo scorso, il programma di Macron prevede un risparmio di 60 miliardi su 5 anni, ottenibile cancellando circa 120.000 posti all’interno del settore pubblico, 50.000 dei quali saranno eliminati in seno al Parlamento stesso. L’obiettivo è quello di lanciare in parallelo un piano di investimenti per 50 miliardi di euro da investire nella modernizzazione del servizio pubblico, nella transizione verso la digitalizzazione del settore pubblico e verso l’ecologia. Riguardo alle politiche del lavoro, Macron mirerà a porre fine al blocco a 35 ore lavorative per i giovani, riducendo la durata delle ore dei senior. Dal punto di vista della fiscalità, uno dei grandi punti del suo programma, sarà quello di eliminare la “tassa d’abitazione” per l’80% della popolazione francese, mentre l’ISF, la tassa sul reddito, diventerebbe una “imposta sulla rendita immobiliare”. Per quanto riguarda l’argomento sicurezza, le proposte di Macron prevedono invece l’incremento di circa 10.000 posti tra polizia e “gendarmerie”, l’aumento di 15.000 posti nelle prigioni e una maggiore presenza dei corpi di polizia a livello locale. Il budget della difesa potrà essere incrementato del 2%, con un aumento di circa 5.000 elementi sulle zone frontaliere.

Europeista convinto, Macron mira al rafforzamento delle politiche in seno all’Unione Europea, che dovranno idealmente aderire a una strategia di difesa univoca e uniforme, e a una politica economica che favorisca le imprese “non delocalizzatrici”.  

“La France d’abord” – “la Francia prima di tutto”, è invece il motto della leader del Front National, Marie Le Pen, alla sua seconda volta in ballottaggio nell’era della V Repubblica.

Gli assi principali della sua campagna elettorale, che si è sempre distinta per i toni forti e le taglienti invettive nei confronti del lassismo politico del Paese, sono la sicurezza e il nazionalismo. Marie Le Pen non ha mai avuto dubbi rispetto ai limiti del sistema francese, che hanno gradualmente condotto alla crisi economica e al declino che si riscontra su più fronti nel territorio d’Oltralpe: globalizzazione e immigrazione.

Le sue proposte, presentate a gran voce durante l’intera campagna elettorale, sono dunque sintetizzabili in un ritorno al protezionismo economico, da ottenere attraverso l’attribuzione dei mercati pubblici alle aziende private francesi, e attraverso una maggiore tassazione per le imprese che impieghino personale straniero. Ulteriori proposte di Le Pen in campo di aiuti sociali, riguardano l’attribuzione del reddito di cittadinanza ai soli cittadini francesi, abolendo l’aiuto medico di Stato, la cosiddetta “Securité Sociale”.  

Un programma che oscilla chiaramente tra liberalismo e protezionismo sociale, a godimento esclusivo dei suoi connazionali. In termini di politiche del lavoro, la direzione sarà quella di aiutare i padroni attraverso la limitazione delle norme a protezione dei dipendenti, o il rifiuto di aumentare lo “smic”, il salario minimo garantito. D’altro canto, le misure a tutela dei lavoratori saranno quelle di eliminare la legge El Khomri, la riforma del lavoro approvata in agosto 2016, riconoscere un “premio” ai salari più bassi, mantenere le 35 ore lavorative e bloccare l’età minima della pensione a 60 anni.

Ma le misure più intransigenti del programma Le Pen si riscontrano in tema di sicurezza e immigrazione: soppressione dello spazio Schengen, limitazione esclusiva a 10.000 immigrati all’anno, fine dello ius soli, e controllo rigoroso delle politiche di naturalizzazione per gli immigrati.

Un  programma disegnato sull’obiettivo di “rimettere ordine in Francia”, che trova il favore dell’ampia fascia di popolazione spaventata dalle azioni di terrorismo che tengono il Paese in uno stato di allerta ormai incessante. Tolleranza zero, dunque, ed espulsione immediata per tutti gli immigrati condannati, incremento di 50.000 militari su tutto il territorio nazionale, 15.000 elementi in più tra gendarmi e polizia, aumento di 40.000 posti nelle prigioni, e rafforzamento della pena per tutti i criminali recidivi.

Infine, altro tema caro al Front National, l’abbandono dell’Europa: Marie Le Pen auspica un referendum per lasciare l’Unione Europea e mettere quindi in opera le sue misure di chiusura delle frontiere e di protezionismo economico.

Due programmi contrapposti

Due programmi diametralmente in contrasto, per due leader altrettanto lontani. È chiara la spaccatura di opinioni e sentimenti che abbiano animato il risultato elettorale del primo turno: da una parte la riflessione, e il tentativo di continuare la condotta economica globale, con delle misure che non vadano nel senso dello sgretolamento del sistema politico-economico europeo,  dall’altra la paura del terrorismo e della crisi del lavoro, che spingono invece a dar fiducia a un sovvertimento dei valori su cui l’Europa, con la Francia in primis, hanno sempre fondato la loro condotta politica.

Le dichiarazioni degli sconfitti

Non è tardato l’appoggio immediato per Emmanuel Macron da parte del centrodestra di Fillon e del mancato leader di centro sinistra, Benoit Hamon, mentre il “rivoluzionario” – quantomeno sulla carta – Jean Luc Mélenchon ha rilasciato, subito dopo il voto, una dichiarazione sibillina: «Non ho ricevuto alcun mandato dai 450mila militanti della mia France Insoumise per pronunciarmi sul secondo turno. Faremo una consultazione e poi ci esprimeremo».  

Lucia Cuozzo

Salernitana, laureata in comunicazione internazionale, "marsigliese", scrittrice di filastrocche maleducate, meditativa, attiva, passiva, preimprenditrice, copywriter, capiente, negoziatrice nata, sorridente, rimpiazza la pessima memoria con un ottimo istinto.

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