Roma, torna Di Francesco: ricomincia una storia d’amore mai terminata

Il nuovo allenatore giallorosso torna nella capitale per la sua prima esperienza in una grande squadra. 4-3-3, gioco in verticale e saper valorizzare il materiale con cui lavora: queste le migliori qualità di Eusebio Di Francesco

“Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”. Così cantava Antonello Venditti nel 1991, qualche anno prima che Di Francesco e la Roma si incontrassero per la prima volta. Da lì in poi, la squadra giallorossa ed Eusebio si sono lasciati e ripresi in continuazione, ma senza mai riuscire a dirsi veramente addio. E’ la versione 3.0 del rapporto tra DiFra ed il club capitolino: prima giocatore, poi team manager nella prima gestione di Luciano Spalletti ed adesso allenatore. Entrambe le parti dovranno ripartire: il tecnico avrà per la prima volta l’occasione di sedere sulla panchina di una squadra al vertice del campionato, la società invece inizia una nuova era, per dimenticare il turbolento e tormentato addio di Spalletti ed affidarsi alle sapienti qualità di costruzione di una rosa competitiva da parte del nuovo direttore sportivo Monchi.

4-3-3 e valorizzazione dei giocatori

Allievo del maestro Zeman, Di Francesco ha sempre basato il suo credo calcistico sul 4-3-3 e non a caso qualche mese fa affermava che “Il 4-3-3 è la prima scelta, voglio vedere i miei ragazzi belli, spigliati e desiderosi di far male all’avversario”. Una frase che può riassumere una filosofia, un modo di vivere il calcio, con la voglia di unire la sapienza tattica, la bellezza del gioco e l’aggressività per arrivare al risultato. Il gioco in verticale è il punto di partenza, nessuno deve aver paura di provare l’uno contro uno e gli attaccanti devono essere ossessionati dalla voglia e l’impulso di aggredire la profondità. Ma a differenza del boemo, il tecnico pescarese non ha mai rinunciato alla cura della fase difensiva, non a caso il Sassuolo nella stagione 2015/2016 ha chiuso il campionato come quarta miglior difesa del campionato. Diversi dettami, diversi accorgimenti tattici rispetto a quelli del suo mentore, con il credo fondamentale che “La difesa si sposta in base a dove si trova la palla, non in base alla posizione degli avversari”. Pensiero non molto diverso da quello di chi oggi viene definito come un vero e proprio ‘guru’ della tattica, vale a dire Maurizio Sarri. Un’altra qualità sotto agli occhi di tutti del nuovo allenatore giallorosso è senza dubbio quella di saper valorizzare il materiale con cui lavora: tanti sono i giocatori che qualche tempo fa erano sconosciuti ai più, oppure considerati ‘mediocri’ o onesti mestieranti ed adesso invece, si ritrovano sotto i riflettori. E’ il caso di Berardi, che adesso è ambito dai migliori club in Italia, di Pellegrini che rappresenta uno dei migliori prospetti della Nazionale per la linea mediana e di Acerbi, letteralmente rinato calcisticamente grazie alla cura Di Francesco. E ne sono stati citati solamente alcuni.

Un addio doloroso e le perplessità della capitale

Non è facile per il Sassuolo ed Eusebio dirsi addio. Si sono amati, hanno raggiunto grandi risultati insieme ed uno ha reso grande l’altro. Prima la promozione in Serie A, poi le salvezze raggiunte con tranquillità nonostante qualcuno desse la squadra emiliana per spacciata già dalla prima giornata e poi l’incredibile cavalcata del campionato 2015/2016, culminato con il sesto posto e la storica qualificazione in Europa League. Eppure nonostante questi risultati, a Roma c’è chi storce la bocca per il suo arrivo sulla panchina giallorossa. C’è chi pensa che rispetto a Spalletti si faccia un passo indietro, che l’ingaggio di Di Francesco si sposi alla perfezione con un piano di ‘ridimensionamento’. Ma è davvero così? Non proprio. L’arrivo dell’ex centrocampista alla guida tecnica dei giallorossi, è l’espressione dell’inizio di un nuovo progetto, di un anno 0 per il club capitolino, in cui le possibilità di far bene sono direttamente proporzionali alla bontà del materiale tecnico ed alla fiducia che il tecnico otterrà da ambiente e dirigenza. D’altronde il Di Francesco che arriva alla Roma dal Sassuolo, non è poi così diverso da un Sarri che da Empoli approda a Napoli ed Allegri che dal Cagliari passa al Milan. E a meno che la memoria non inganni, non sembra che questi ultimi abbiano fatto proprio male.

Cosa aspettarsi?

Come tutte le cose del mondo e della vita, nessuno è a conoscenza di quale sarà il finale di questa storia. Ma c’è un qualcosa di sicuro: Di Francesco conosce Roma e viceversa. Eusebio sa bene come farsi amare dalla piazza giallorossa ed i tifosi possono star tranquilli che se c’è una persona che ce la metterà tutta per fare il bene della squadra, quella è proprio il suo nuovo allenatore. Quindi, almeno per il momento è difficile dire se aspettarsi vittorie, trionfi, scudetti o coppe, ma è a dir poco sicuro che non mancheranno mai impegno, dedizione, cultura del lavoro e amore per Roma e per la Roma. Quello vero, magari non urlato al megafono, ma genuino e sincero.

Alessandro Tagliaboschi

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