Come (non) salvare le storie: quello che le iniziative editoriali dicono dei lettori

Iniziative editoriali come i grandi classici “distillati”, rivisitati, riscritti per i bambini nascondono un problema più grande: la lettura non è a portata di tutti

Save the Story. Così si intitola la collana arrivata in edicola che ha per protagoniste le «storie immortali» dei grandi classici della letteratura di tutti i tempi riviste da scrittori contemporanei. Nessuna novità, verrebbe da obiettare: negli anni, infatti, sono state tantissime le iniziative editoriali simili che hanno provato a rileggere alcuni must della letteratura, svecchiandoli e rendendoli di un certo appeal anche per lettori più frettolosi, meno propensi a stare dietro a digressioni, intrecci secondari, flussi di coscienza di un malloppo dalle centinaia e centinaia di pagine e scritto secoli fa.

La storia de “I Promessi Sposi” raccontata da Umberto Eco, una delle prime uscite di Save The Story.

I risultati concreti di operazioni come queste? Non entusiasmanti si direbbe. Solo qualche anno fa per esempio, quando arrivarono in edicola i Distillati — vere e proprie «riduzioni» dei romanzi più lunghi, anche di recente pubblicazione, che rinunciavano alle parti narrative giudicate meno essenziali— si rivelarono un flop di vendite. A discolpa di Save the Story va detto, però, che dietro la collana c’è la Scuola Holden, uno dei soggetti più accreditati nel nostro Paese quando si parla di editoria e narrativa, che le storie sono salvate da penne tra le più amate dai lettori di questi tempi come Camilleri, Eco, Baricco, Varga Llosa, che a corredarle hanno belle illustrazioni e, soprattutto, che si rivolgono a un target ben preciso: i lettori più piccoli. Che le uscite finiranno, poi, con piacere e un po’ d’invidia anche sui comodini dei genitori adulti è un’altra storia: quella di una narrativa per l’infanzia che negli ultimi tempi strizza sempre di più l’occhio anche ai lettori più grandi, come ha dimostrato del resto anche il successo di Storie della buonanotte per bambine ribelli, piaciuto più a tante ribelli già in là con l’età che a piccole ribelli da crescere.

La collana in questione, comunque, ha un intento nobile: non lasciare che I promessi sposi si trasformi solo in un’ora di lezione, che la storia della bella Antigone sia appannaggio esclusivo dei liceali e che nessuno possa trovare consolazione nelle disavventure amorose del triste Cyrano. Se c’è un affronto che i grandi classici vivono da sempre, nel nostro paese più che altrove, è infatti essere bollati come letture imposte, da relegare alla lista di libri estivi consigliati dal professore un po’ agée o, peggio, nell’ora di letteratura italiana. Più in generale è quello che succede alla lettura nel suo complesso: relegata a un gruppo di lettori forti, così li chiamano le statistiche, che non si lasciano scappare nessuna novità editoriale, onnipresenti a festival, presentazioni, fiere e che sul web animano lo sconfinato universo di bookblogger e affini. Soprattutto, un po’ vittima di quell’effetto panda che rende leggere una sorta di pratica da proteggere dall’estinzione, anche a costo di campagne governative ad hoc e di non una giornata ma addirittura un intero mese dedicato (#IlMaggiodeiLibri). E senza contare fattori più pragmatici come il costo di un libro, anche nel suo formato digitale, o la non sempre facile accessibilità delle biblioteche, eccetera, che rischiano di rendere di fatto elitaria la buona lettura.

Uno scenario, quello fotografato dall’Associazione Italiana Editori, dà forse meglio il senso di ciò di cui si sta parlando: fatto salvo i lettori forti di cui si diceva, in Italia si legge da anni sempre meno — solo quest’anno è stato segnato un oltre -3%. Tradotto significa, anche, che in un futuro non poi così remoto i bambini italiani potrebbero essere più capaci di usare un touch screen, navigare in Rete anche da mobile e simili, piuttosto che di sfogliare un libro, se questo non accade già. Tanto che quasi verrebbe da dire oggi: ben vengano le iniziative editoriali che mettono in mano ai più piccoli il distillato di un grande classico o una storia salvata, purché leggano qualcosa. Non fosse che proprio il purché leggano qualcosa ha già creato lettori pigri, poco esigenti, occasionali, da giornata mondiale della lettura appunto.

Virginia Dara

Ha sempre più parole di quelle che dice: è la descrizione migliore che abbiano mai potuto fare di me. Sarà perché tutto quello che non dico lo scrivo, da quando ero piccolissima e credevo di voler fare la giornalista e invece forse volevo solo fare la giornalaia. Così, in Rete mi trovate scrivere di comunicazione e di digitale (per lavoro), di libri (per passione) e di varie ed eventuali (un po' per necessità). Quando non scrivo leggo: qualsiasi cosa, dai bugiardini dei farmaci alle etichette delle bottiglie, tranne i gialli. Quando non leggo probabilmente sto pensando al mare: sono pur sempre un'isolana.

0 Commenti

Nessun Commento!

Non ci sono ancora commenti, ma puoi prima commentare questo articolo.

Lascia una risposta


Warning: Illegal string offset 'note' in /home/caffecar/public_html/newsandcoffee.it/wp-content/themes/dialy-theme/functions/filters.php on line 223
<

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.