Steve Bannon licenziato dal presidente Trump

È l'ennesimo abbandono di un membro dello staff del presidente che mostra tutta la fragilità del sistema

La politica americana non va in vacanza e così nemmeno Donald Trump. Dopo gli aspri messaggi scambiati con Kim Jong-un nelle ultime settimane, la Casa Bianca affronta l’ennesimo problema interno dello staff del presidente che ha licenziato un altro dei suoi membri chiave: Steve Bannon. Quest’ultimo licenziamento arriva in un momento già critico per la politica interna dei repubblicani che al momento non versano in acque tranquille tutte le loro lacrime di delusione e rabbia. I nervosismi e le stizze, per non parlare dei capricci di Trump, stanno venendo a galla e l’ennesimo abbandono della barca, questa volta del capo stratega, fa ulteriormente riflettere.

Chi è Steve Bannon?

Nelle ultime ore è diventato uno degli uomini più googleati del pianeta come spesso accade in queste occasioni. Bannon è stato l’uomo chiave nella campagna elettorale di Trump, diventando uno dei più fidati collaboratori del presidente. Di fatto era riuscito a dare una struttura politica all’imprenditore che nei suoi comizi mostrava populismo e poco più, facendogli conquistare la presidenza. Bannon è un regista, produttore e giornalista americano prestato alla politica, ex membro del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, che molto probabilmente ritornerà alla sua vita senza troppi rimpianti. Infatti, non appena lasciato il posto, ha pensato di togliersi un bel sassolino dalla scarpa e lanciare frecciate alla Casa Bianca: “La presidenza Trump per cui abbiamo lottato, e vinto, è finita“.

Dimissioni o licenziamento?

La goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso, sarebbe stata un’intervista telefonica rilasciata quasi involontariamente da Bannon dopo alcune sue dichiarazioni sui suprematisti bianchi che aveva definito “un branco di clown” e dei “perdenti marginali“. Ad aggiungersi altre sue rivelazioni simil fuga di notizie, in merito alla politica estera e interna di Trump che hanno fatto il giro del mondo creando imbarazzo. Ma sembrerebbe che le sue dimissioni fossero già nell’aria prima degli scontri  di Charlottesville e sarebbero state rimandate proprio a causa degli eventi. Telefonate o meno, pare proprio che Bannon fosse arrivato al disaccordo totale con altri fidati dello staff di Trump. Ciò non toglie che dimissioni o licenziamenti dimostrano fragilità all’interno della Casa Bianca.

Lo scenario che si prospetta per lo staff di Donald Trump non è certo roseo ma questo ormai era assodato già dai primi licenziamenti messi in atto dal presidente. Oggi la sua scelta è quella di circondarsi solo di fedelissimi, di chi quindi possa evitare di metterlo in cattiva luce o creare malcontenti inutili e pericolosi. Per governare però Trump necessita di compattezza e questa è stata continuamente minata negli ultimi mesi. Nella sua lunga “to do list” Trump non deve dimenticare le elezioni di metà mandato, alle quali sarebbe il caso di arrivare con una linea continua e non continuamente interrotta.

Giulia Papapicco

Classe 1988, laurea in Lettere e via, a New York per un anno facendo indigestione di pancakes e sciroppo d'acero ma soprattutto avendo modo di conoscere culture nuove. Scrivo per passione da sempre perchè solo in questo modo riesco a vedere le cose come sono veramente.

0 Commenti

Nessun Commento!

Non ci sono ancora commenti, ma puoi prima commentare questo articolo.

Lascia una risposta


Warning: Illegal string offset 'note' in /home/caffecar/public_html/newsandcoffee.it/wp-content/themes/dialy-theme/functions/filters.php on line 223
<

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.