The Circle. “Siamo tutti fottuti”

In rete di fronte all'efficienza dei big data e degli algoritmi a cosa servono le regole e la burocrazia pubblica?

“Siamo fottuti”

È la battuta che di fatto conclude The Circle, il film diretto da James Ponsodt , e tratto dall’omonimo libro di Dave Eggers, che ci racconta le magnifiche e progressive sorti di un fagocitante social network (immaginate a chi pensano?) che assorbe ogni attività umana. La pronuncia il bravissimo, come al solito, Tom Hanks, che interpreta il guru di The Circle, quando viene incastrato da una innocente ragazzina che entra nella comunity e scopre che tutto ilmondo è spiato e monitorato, meno i capi del social network, e con una mossa alla wikileaks, mette in rete le loro mail riservate.
Il film è piacevole e non frivolo. Esattamente venti anni dopo il Truman Show. 

Questo film archivia la Tv e afferma la centralità della rete come fonte del nuovo potere. Stuzzicante l’inevitabile gioco a identificare i mille accorgimenti tecnologici che vorrebbero essere avvenieristici nelle app che gia oggi fanno bella mostra sui nostri telefonini. Potremmo dire che The Circle è un film di piatta cronaca di un futuro che è gia qui.

Il messaggio politico è quello dell’uso unilaterale che questi grandi monopoli dei nostri dati fanno della trasparenza e della privacy.
Un uso assolutamente speculativo, che mira indiscutibilmente ad alterare ogni regola delle relazioni istituzionali e democratiche.
Sopratutto perchè questo potere è asimmetrico.

I primi a sottrarsi al monitoraggio permanente, al giudizio del popolo, sono proprio i predicatori del verbo della trasparenza, i sostenitori del tutto si deve vedere, tutto in streaming, quelli che sostengono , come dice il Guru interpretato da Tom Hanks “conoscere è bene, ma conoscere tutto è meglio”.
In quel tutto non ci sono i padroni del cerchio, i proprietari della piattaforma. Infatti tutto crolla appena qualcuno grida che il Re è Nudo, e accende un faro sui data base dei sacerdoti.

In Italia il pensiero non potra non rimandarci alle ieratiche annunciazioni di Casaleggio e Giglio, alle loro requisitorie contro lo stato e i partiti in nome di una rete totale: ma la rete di chi?

In una scena del film il sinedrio del social networks sta discutendo su come reagire ad un attacco politico che viene dal parlamento che chiede di limitare il potere del vertice del gruppo, e qualcuno grida: “ma se siamo piu efficienti dello stato a cosa serve lo stato?”
È questa la domanda che oggi andrebbe posta:

in rete di fronte all’efficienza dei big data e degli algoritmi a cosa servono le regole e la burocrazia pubblica?

È la domanda che fa capolino nel conflitto fra la polizia americana e la Apple per avere accesso ai dati del telefonino, o quando Facebook annuncia che ci penseranno i suoi software a risolvere il problema delle fake news, o ancora quando Google e Amazon si assumono l’onere di garantire la connettivita ad interi stati.

A cosa serve controllare se loro sono cosi bravi?

La risposta l’ha data qualche mese fa il ministro degli interni dell’India che diede sei ore di tempo a Facebook per ripristinare l’accesso a tutti i siti concorrenti che erano stati esclusi dalla rete allestita dal social di Mark Zuckerberg. Il ministro indiano spiegò, che benchè il suo paese sia povero e disorganizzato non svende la sua liberta e ambizione per qualche megabit di connettivita ad un padrone, dopo che si era liberato addirittura dell’impero Britannico.
Ma ancora di piu il tema è forse ancora un altro: piu che la trasparenza, la privacy e ibig data, in discussione c’è la potenza di calcolo in quanto tale. Siamo oggi alla vigilia di un salto in cui gli algoritmi diventano intelligenza artificiale, una potenza che non serve solo a giocare con i social network, ma come spiega Craig Vender, un grande genetista, oggi con gli algoritmi si riprogramma la vita umana.
Allora sono proprio questi algoritmi che devono diventare trasparenti, che devono essere uno spazio pubblico.
Nel film ad un certo punto il solito guru urla: la condivisione del sapere è un diritto, nessuno deve nascondere informazioni o emozioni a nessun altro, tutto deve essere registrato, e accessibile.
Perfetto, tutto deve essere registrato ed accessibile, a cominciare dagli algoritmi e dalle piattaforme. Anche se poi qualcuno rimarra fottuto.

Michele Mezza

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