Umana dignità

Le Pm di Milano Tiziana Siciliano e Sara Arduini, hanno chiesto l’archiviazione per Marco Cappato

“Dignità” è una parola importante. È prerogativa di ogni essere umano, e su questo fondamento si basa il principio di uguaglianza. La dignità porta con sé il riconoscimento dei diritti inviolabili della persona, alla vita, alla libertà, alla propria identità. Il diritto alla dignità è diritto al rispetto.

Ecco perché colpiscono le parole con le quali, le Pm di Milano Tiziana Siciliano e Sara Arduini, hanno chiesto l’archiviazione per Marco Cappato, politico dei Radicali Italiani ed esponente dell’Associazione Luca Coscioni indagato per aver accompagnato in Svizzera Fabiano Antoniani, in arte Dj Fabo, tetraplegico a causa di un incidente stradale che ha espresso la volontà di far ricorso al suicidio assistito.

“Non pare peregrino affermare che la giurisprudenza, anche di rango costituzionale e sovranazionale, ha inteso affiancare al principio del diritto alla vita tout court il diritto alla dignità della vita inteso come sinonimo dell’umana dignità”.

Marco Cappato si era auto-denunciato al suo rientro dalla Svizzera, ma per la Procura non ci sarebbe nulla di penalmente rilevante. Avrebbe aiutato Dj Fabo a esercitare un suo diritto. Ora la parola spetta al Gip. La richiesta di archiviazione è intimamente sostenuta  dalla convinzione che il suicidio assistito non violi il diritto alla vita, quando non più dignitosa.
Una motivazione che si inserisce nel dibattito pubblico e parlamentare, che si affianca alla legge sul testamento biologico approvata alla Camera e calendarizzata in commissione al Senato. È una legge che prevede la registrazione di dichiarazioni anticipate sui trattamenti sanitari che si intendono accettare oppure no, come idratazione e alimentazione.

Significa che d’ora in poi si potrà dire “no, grazie” all’alimentazione forzata, ad esempio. Diritto non concesso a Eluana Englaro, vissuta in stato vegetativo per 17 anni, fino alla morte naturale per disidratazione sopraggiunta a seguito dell’interruzione della nutrizione artificiale. Interruzione per la quale si è battuta la sua famiglia, che oggi vede nella legge un riconoscimento minimo sindacale dei diritti fondamentali rivendicati dalla figlia e dai tanti che ogni giorno fanno riferimento all’Associazione Luca Coscioni per porre fine alle proprie sofferenze, non più sopportabili. Ma è una motivazione, quella delle Pm della Procura di Milano, che incoraggia una proposta di legge sul fine vita, attualmente ferma in commissione congiunta affari sociali e giustizia, alla Camera.

La battaglia di Fabiano Antoniani, è la battaglia di Max Fanelli, Piergiorgio Welby, Eluana Englaro. Della loro condizione personale ne hanno fatto manifesto di rivendicazione di diritto alla dignità, per loro stessi e per un Paese che, sui diritti, è fanalino di coda dell’Europa. Un diritto alla dignità che oggi è tutelato da chi è chiamato a far rispettare la legge dello Stato ma non da chi lo rappresenta.

Ed ecco che il vuoto istituzionale lasciato da una politica tardiva nel decidere o incapace, viene parzialmente colmato da una richiesta di archiviazione che rende giustizia al diritto di decidere della propria vita, e della sua fine.

 

 

Marta Ecca

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