La Serenissima pronta all’esame Scudetto

La Reyer Venezia in caccia del terzo titolo della sua storia

Ci siamo, questa sera prende inizio la serie verità, quella che assegnerà lo Scudetto del basket italiano 2016/2017. L’Umana Reyer Venezia affronterà la Dolomiti Energia Trento in una sfida che si annuncia avvincente sin dalle prime battute. Venezia giunge all’appuntamento più importante della sua storia dopo avere chiuso la stagione regolare al secondo posto ed aver eliminato, nei primi due turni playoff, Pistoia ed Avellino. Ripercorriamo le principali tappe della storia orogranata dai fasti degli anni Quaranta ai giorni nostri, passando per una finale di coppa Korac e un fallimento societario.

Un’attesa lunga settant’anni

La Reyer che vinse lo scudetto nel 1942 e 1943 – Fonte: Wikipedia.com

Gli unici due titoli conquistati dalla squadra della Serenissima risalgono ai tempi della Seconda Guerra Mondiale (1942 e 1943), quando la squadra della Laguna giocava le gare interne alla Scuola Nuova di Santa Maria della Misericordia, al primo piano di una basilica sconsacrata; da allora la storia del basket veneziano (cominciata nel 1925 con la creazione della sezione basket della Reyer) si è concentrata prevalentemente nei due massimi campionati nazionali, senza mai però arrivare a centrare il terzo titolo.
A cavallo tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta, arrivarono i primi momenti difficili per il team granata, con la retrocessione in serie C per motivi economici. Nel 1964, la Reyer Venezia Mestre ricalcò i parquet della massima divisione nazionale iniziando ad importare giocatori dall’estero come Nemanja Djuric, argento nei mondiali 1967 con la Jugoslavia, e Ubiratan Pereira Maciel, entrato negli ultimi anni nella Hall Of Fame del basket mondiale.

Dall’Arsenale al Taliercio passando per una Korac sfiorata

Spencer Haywood, uno dei più grandi giocatori passati dalla Laguna – fonte: Eurosport.com

Nel giro di una quindicina d’anni, la casa della Reyer si sposta tre volta: dallo storico impianto del Misericordia, dopo due anni di esilio forzato a Vicenza, gli orogranata sbarcano all’Arsenale nel 1977. Proprio all’Arsenale, la pallacanestro veneziana vive il suo periodo di massimo splendore: nonostante l’altalena tra la serie A1 e A2, la squadra guidata da Tonino Zorzi riesce a compiere un cammino formidabile in Europa giungendo alla finale di Coppa Korac persa al fotofinish contro Badalona alla fine della stagione 1980/1981. In quegli anni indossarono la casacca veneziana campioni del calibro di Drazen Delipagic e Spencer Haywood, trascinatore della nazionale americana alle Olimpiadi di casa dell’80. Il resto degli anni ’80 vede la Reyer fare l’altalena tra la serie A1 e l’A2 e, in questo contesto, la squadra si trasferisce sulla terraferma al Taliercio di Mestre.

Dal fallimento alla finale scudetto

Luigi Brugnaro, patron dell’Umana e sindaco di Venezia – fonte: Reyer.it

Nel Febbraio 1996, la storia della Reyer sembra essere finita con il fallimento (che vanifica gli sforzi di una squadra che aveva conquistato l’ennesima promozione in A1) e la conseguente ripartenza dalla serie C2. Come la Fenice, la squadra veneta, però, risorge e, nel giro di una decina d’anni riconquista la serie A2, grazie anche all’acquisto della società da parte di Luigi Brugnaro, presidente dell’Umana, che decide di puntare in maniera massiccia sullo sviluppo del settore giovanile. All’inizio del decennio, l’Umana Reyer Venezia completa la scalata e torna nella massima divisione grazie al secondo posto in Legadue e al contestuale fallimento di Teramo. Gli ultimi sette anni che conducono alle finali di stasera sono storia recente: cinque partecipazioni ai Playoff e un quarto posto nella Champions League FIBA; con grandi nomi che si sono alternati sulla panchina e sul parquet del Taliercio: Charlie Recalcati e Zare Markovski come coach e Mike Green, Josh Owens, Phil Goss e Donell Taylor in campo. Manca ora il passo più importante, la vittoria nella serie che deve iniziare.

All’assalto del terzo titolo

Hrvoje Peric, una delle chiavi della finale scudetto

Arrivati alla finale di questa sera, quali sono gli assi nella manica per portare a casa il titolo? Venezia ha fatto dello “small ball” con palla costantemente in movimento e tagli continuativi il suo punto di forza in stagione. Non solo il parco guardie composto da Haynes, Bramos, Tonut con l’aggiunta di Stone e Filloy garantisce una certa continuità da dietro l’arco (38,3% in stagione regolare + playoff), ma anche i lunghi orogranata permettono alla squadra di allargare il campo: Ejim, Peric, Ortner e Ress tirano con naturalezza dalla media distanza costringendo gli avversari ad adeguare continuamente la propria difesa. L’inserimento in corsa di un centro puro come Esteban Batista consente a Venezia di modificare in corsa il proprio gioco: potendo schierare un lungo interno da sfruttare sui movimenti in post, Venezia potrà contare variante tattica che potrebbe rappresentare un vantaggio competitivo non da poco nei confronti di Trento.
Se la Reyer riuscirà a non subire eccessivamente la fisicità e l’aggressività di Trento e, allo stesso tempo, riuscirà a fare circolare la palla come consuetudine e mantenere alte le percentuali dall’arco le chance di mettere le mani sul terzo titolo della propria storia cresceranno esponenzialmente. Le maggiori incognite, in casa Taliercio, riguardano la continuità delle bocche da fuoco veneziane; Peric e Bramos in primis che nell’arco della stagione, più volte, hanno manifestato pericolosi giri a vuoto.

Enrico Ropolo

Torinese, 32enne, amante della sua città, dell'Italia, dell'Europa e del mondo. Interessi....tanti; passioni.....pure: attualità, sport, musica arte, etc. Laureato in Cooperazione Sviluppo e Mercati Transnazionale, giornalista pubblicista.

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