Vittorio Sereni: “Le mani”

Un poeta, la Seconda Guerra Mondiale e l'amore come unica forma di difesa nella bellissima poesia 'Le mani' di Vittorio Sereni. La semplicità e la magia di versi originali rispetto alla tradizione

Vittorio Sereni (1913-1983) è stato uno tra gli esponenti più noti dell’ermetismo prima, e del postsimbolismo italiano dopo. Il suo esordio poetico avviene con la raccolta Frontiera (1941) che coincide anche con l’inizio della sua partecipazione al secondo conflitto mondiale, in Africa e in Grecia. Un’esperienza che lo toccherà profondamente, soprattutto dopo il periodo di prigionia nei campi angloamericani in Algeria e Marocco. Da questa esperienza nascerà la seconda raccolta di versi Dario d’Algeria (1947), in cui narrerà la sua sua devastante esperienza di prigioniero.

Il termine frontiera scelto per la prima raccolta, allude all’immaginaria frontiera che separava concretamente l’Italia fascista dal resto dell’Europa democratica, tuttavia Sereni non assume mai posizioni politiche esplicite. Le sua poesia rimane distante dai toni cupi tipici della produzione di guerra e sembra alimentata, piuttosto, da ideali di responsabilità civile e consapevolezza storica che si traducono tuttavia in aspirazioni velleitarie. La sofferenza che esprime la poetica di Sereni nasce da una mancata corrispondenza tra ideale e reale.

Ma la frontiera allude anche alla condizione di incertezza e di precario equilibrio dell’intellettuale durante il secondo conflitto, che in Sereni si traduce in una certa perplessità esistenziale che, tuttavia, seppur di ispirazione ermetica, risente della lezione del realismo di Saba o del crepuscolarismo di Gozzano.

L’originalità di Vittorio Sereni nasce nel privilegiare, in modo laico e spesso pessimistico, il presente e la sua poesia nasce spesso dalla contemplazione di piccoli particolari, visti realisticamente, come mostra la bellissima poesia Le mani, scelta oggi.  Il titolo potrebbe trarre in inganno, con la sua apparente semplicità, tuttavia le “mani di Sereni”, nonostante siano quelle della donna da lui amata, sono ben diverse da come la tradizione ci ha abituati a considerarle. Le mani della sua donna sono una difesa dal male del mondo, sono le persiane chiuse che lasciano filtrare la luce del sole senza accecare (un gesto quotidiano che diviene poesia, quando poniamo il palmo chiuso davanti agli occhi per difenderci) e non vengono descritte per la loro bellezza, come da tradizione, anzi, come uno schermo, che richiama l’immagine di immediata reazione dell’uomo di fronte ad un’offesa, sollevandole nel tentativo di protezione di se. Con parole semplici Sereni sprigiona la bellezza di un amore vero e malinconico, dal sapore di terra e di vento.

Credits photo: acsss.it

Le mani

Queste tue mani a difesa di te:
mi fanno sera sul viso.
Quando lente le schiudi, là davanti
la città è quell’arco di fuoco.
Sul sonno futuro
saranno persiane rigate di sole
e avrò perso per sempre
quel sapore di terra e di vento
quando le riprenderai.

(V. Sereni, da Frontiera, 1941)

Sara Fiore

Sara Fiore, siciliana, studentessa universitaria in lettere moderne, classe 1994. Bibliofila, cinefila, letterata, scrittrice in erba passionale come la mia terra. Le parole sono il mio super potere! #thinkcreative

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