Voto francese: l’ascolto di Macron contro le hate rooms di Le Pen

La rete sceglie ma poi presenta il conto

L’impennata della borsa del giorno dopo ha fatto intendere che il risultato elettorale francese non sia stato nè anticipato nè scontato nemmeno per i maghi dei big data della finanza.
I bots che guidano le contrattazioni finanziarie non sono riusciti a elaborare un modello esauriente di interpretazione del voto transalpino, nonostante i sondaggi abbiano chirurgicamente anticipato i risultati delle urne.

Un paradosso apparente, per certi versi non dissimile da quanto accadde alle presidenziali americane del novembre scorso, quando i padroni del big data, come i grandi service provider della Silicon Valley, non riuscirono a percepire la sorpresa Trump, nonostante che i trend fossero espliciti e che lo stesso Trump con sicurezza affermava di avere la vittoria in tasca.

La verità è che i dati, proprio perchè abbondanti e continuamente rinnovati, per essere decifrati devono essere interrogati con lucidità e sopratutto con un konw how del fenomeno che offra un contesto esauriente e critico al sistema di numeri che vengono analizzati.
Diciamo che le domande valgono piu delle risposte.
In sostanza, per capire i trend reali, bisogna pesare le intenzione di voto piu che contarle, il contrario di quanto la democrazia ci insegna.

Proprio come fece nell’ormai lontano 2008, in occasione dela suo sorprendente debutto elettorale, Barack Obama che trionfò nel confronto in rete prima alle primarie, con HillaryClinton e poi nelle elezioni vere e proprie contro il repubblicano Mc Cain, applicando il cosidetto paradigma Axelrod, dal suo principale consulente, che recita: “le elezioni si vincono non perchè si usa la rete per parlare con i propri elettori ma per far parlare gli elettori fra di loro”.
Come gia spiegava anni fa Derrik De Kerchove, la rete è innanzitutto una listening technology e non un speech system.
Ascoltare vale molto piu che parlare.
Macron ha fatto parlare molto gli elettori fra di loro.
E i suoi collaboratori hanno ascoltato molto.
Mentre Le Pen e Melechon, pur realizzando complessivamente volumi rilevanti di contatti digitali, sono stati piu unidirezionali, piu broadcast, da uno a tanti.

Il giovane leader del movimento En Marche ha infatti lavorato molto sui social, intessendo relazioni interattive e costruendo comunity territoriali dove costruire con i suoi simpatizzanti, dimestichezze, intimità, fiducia e fidelizzazione.
Mentre i suoi due avversari, più immersi nella rete, come la leader del Front National e il capo della pancia della sinistra populista,hanno comiziato on line, usando verticalmente il microblogging, alla Grillo, invece di dialogare.
Dati del tutto trascurabili invece per il gollista Fillol, che ha lavorato in maniera tradizionale e per il socialista Hamon, abbandonato dalle scie digitali piu dinamiche del suo partito.

Come sempre i fenomeni della rete sono la conseguenza e non la cura dei processi sociali e politici.
Non è mai la rete che produce sommovimenti, ma i ceti aociali e le figure professionali che la rete profila, esattamente come fece la fabbrica nel secolo scorso.

Macron è stato il candidato della Francia metropolitana, competitiva e globalizzata, l’uomo delle città, che ha trionfato a Parigi, mentre la Le Pen ha mietuto suffragi nelle aree piu periferiche, della provincia più fragile del Paese e nelle balieu suburbane frustrate, dove forte è il rancore sociale ed il senso di esclusione da ogni ambizione personale, dove il sociologo Olivier Roy parla ” islamizzazione del conflitto sociale” in cui l’identità oltranzista è un pretesto, un camuffamento della voglia di colpire comunque il benessere altrui.

In questo quadro diventa naturale il percorso dialogante e interattivo di Macron che parla in rete con ceti e aree affini alla sua matrice sociale, mentre la Le Pen trova facile soffiare sulfuoco e alimentare la bias confermativa che la rete rende possibile nel contesto delle cosidette “Hate Rooms”, le stanze virtuali dell’odio, in cui si pompano fake news, o meglio ancora, slogan travestiti da informazione.

Non a caso il profilo delle citazioni in rete, che ormai è un indicatore fedele dei voti reali che poi si conteranno,ci dice che la Le Pen ha fatto il pieno dell’attenzione proprio in corrispondenza dell’elezione di Trump, mentre Macron, nonostante l’attentato di Parigi, è riuscito a mantenere alta la tensione dei suoi simpatizzanti proprio nell’ultima settimana dove ha incrementato del 24% i link alle sue proposte.

Se questa è stata la storia della campagna elettorale, cosa attendersi nei prossimi giorni fino al voto finale del 7 maggio?
Macron si trova in mano un capitale digitale piu spendibile della sua avversaria, potrà sfruttare l’endorsement in suo favore, aprendo le gabbie del web e parlando con gli elettori dei suoi ex avversari per rafforzarne la convinzione a sostenerlo.
Operazione che risulta piu complicata per il candidato del FN, che avendo un linguaggio comunicativo piu rigido, disegnato tutto sulla propaganda monotematica e monosociale, diretta a quel target che ha già catturato, avrà piu problemi a parlare con mondi diversi, per quanto contigui come le componenti piu radicali di Melechon.

Ma se la strada sembra in discesa per il leader di En Marche non mancano resistenze e diffidenze.
Troppo marcata è la sua appartenenza al ceto che fa festa anche quando va male, come ha scritto un commentatore di Le Monde.
Un’appartenenza che in rete comincia a serpeggiare perfino nelle comunity piu ben disposte verso Macron che constatano che il possibile nuovo presidente francese si avvia a vincere ed a raccogliere l’investitura del popolo digitale senza aver preso posizione sui conflitti che oggi incombono sul web: competitività, privacy e sopratutto il peso dei monopoli dell’algoritmo che stanno distorcendo il panorama della rete.
Cosa pensa il giovane candidato?
La rete è generosa e sa scegliere, ma non regala nulla, come Obama ha potuto sperimentare: “Non si può imbrogliare tanta gente per tanto tempo”, diceva Churcill e la rete ha meno pazienza dell’ex mastino britannico.

Michele Mezza

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