Zuckerberg Shirt: quando tutti vogliono vestire come Mark Zuckerberg

Una copia dell’iconica t-shirt grigia del patron di Facebook è in vendita online per poche decine di euro. Perché tutti la vogliono? E perché si dovrebbe scegliere di vestire sempre uguale?

È grigia e lo sarà per sempre. È questa la proposta di valore della nuova Zuckerberg Shirt, la maglietta ispirata all’ormai celebre outfit del fondatore e CEO di Facebook che da qualche giorno è possibile comprare online a poche decine di euro.

Per chi se lo stesse chiedendo, no, non c’è lo zampino del team di Menlo Park e di tutto sembrerebbe trattarsi tranne che di un modo per speculare sulla mania di vestire sempre uguale che accomuna Zuckerberg a tanti grandi leader ed innovatori di questi tempi. Sul sito da cui è commercializzata, infatti, è chiarita subito l’estraneità di Facebook&co. all’iniziativa, da attribuire sembrerebbe a un brand di moda austriaco.

La vera t-shirt grigia di Zuckerberg è made in Italy

zuckerberg shirt vestirsi sempre uguale

Mark Zuckerberg, fondatore e CEO di Facebook, indossa in ogni occasione la “sua” t-shirt grigia con impressi i loghi della piattaforma.

Niente di ufficiale insomma, né di originale. La Zuckerberg Shirt è dichiaratamente una replica, un’imitazione di quella indossata ogni giorno dal papà di Facebook. L’iconica t-shirt che riempie gli armadi di Zuckerberg, del resto, sembra essere prodotta da una delle migliori firm italiane dei filati, diventata nel tempo un immagine simbolo dello stile nostrano: Brunello Cucinelli. Chi volesse compare la vera maglia di Zuckerberg, insomma, secondo delle indiscrezioni, dovrebbe essere disposto a sborsare una cifra che si aggira intorno ai 3-400 euro. Quello della Zuckerberg Shirt, invece, è una sorta di compromesso e se il confronto non regge quanto a qualità, le caratteristiche sembrerebbero essere quasi identiche: cotone di buona fattura per garantire il più totale comfort quando indossata e per non danneggiare la pelle e una tonalità che è indicata dall’azienda proprio come un «grigio Zuckerberg». Il gadget ideale, in altre parole, per chi vuole lasciarsi ispirare dal patron di Facebook e per chi spera in un successo altrettanto fulmineo.

Cosa c’è dietro la Zuckerberg Shirt e perché tutti la vogliono

A parte qualche dettaglio che non convince (perché nei primissimi giorni era indicato che appena l’1% del ricavato sarebbe stato destinato alla Chan Zuckerberg Initiative, mentre quella stessa percentuale è diventata del 100% poche ore dopo che il prodotto è diventato virale?), e se non si rivelerà un’abile presa in giro, non stupirebbe se la Zuckerberg Shirt si dovesse dimostrare un grande successo di vendite. Sarebbe la metafora più evidente, infatti, di acquisti che sono sempre meno pratici e sempre più simbolici e, in qualche misura, d’ambizione. Comprare una maglietta grigia — meglio, un’intera fornitura di magliette grigie da indossare ogni giorno— potrebbe essere in altre parole la perfetta esemplificazione del bisogno, così umano e così comune, di trovare una figura ispirazionale, qualcuno che possa rappresentare un modello per le proprie ambizioni o un metro di paragone per i propri successi.

Vestirsi sempre uguali: una “mania” da geni

Che è un po’ come dire che per essere come Mark Zuckerberg, serve cominciare a vestire come Mark Zuckerberg. A patto di ammettere che il papà di Facebook non è, certo, il primo o il solo ad aver scelto di vestire sempre uguale. Qualcuno ricorderà Steve Jobs per i maglioni scuri a dolcevita — anche quelli pare fossero di design, anche se del giapponese Miyake— o i completi scuri di Barack Obama. Persino Sheldon Cooper, l’amato protagonista della serie “The Big Bang Theory”, ha una divisa d’ordinanza e non rinuncia mai a t-shirt stampata indossata sopra a una maglietta dalle maniche lunghe.

Zuckerberg Shirt armadio facebook

Un famoso post in cui Mark Zuckerberg mostra l’interno del suo armadio, nel giorno di rientro dopo il congedo parentale per la nascita della figlia Chan.

Provare a spiegare perché numerosi geni e personalità che si sono distinte in diversi campi abbiano deciso di vestire sempre allo stesso modo è quello che ha fatto ormai tanta letteratura. Nella maggior parte non c’entra tanto l’arte giapponese di rinunciare a tutto, in questo caso a guardaroba stracolmi di abiti: poco in linea con questa forma di minimalismo sarebbe, del resto, la scelta di indossare un solo abito sì, ma di certo tutt’altro che economico vista la buona fattura di cui si è detto. Nel caso della Zuckerberg Shirt è stato lo stesso CEO di Facebook a spiegarne più volte la ragione: la semplice t-shirt grigia — che, comunque, a proposito di personal branding porta stampate le icone simbolo della piattaforma— è uno strumento di risparmio, di tempo s’intende. «Volevo rendere più semplice la mia vita e per farlo dovevo prendere meno decisioni, soprattutto su cose che non riguardassero il bene di questa community», così avrebbe dichiarato infatti Zuckerberg.

Vestire sempre uguale, in altre parole, permette di ottimizzare le risorse cognitive. C’è un mantra piuttosto amato in materia, quello che vuole il cervello umano avere capacità di elaborazione inferiori a quelle dei più comuni hard disk e capacità di concentrazione pari se non minore a quelle di un pesce rosso. Ridurre il numero di cose che si devono decidere in un giorno, allora, significa poter allocare in maniera più efficiente le proprie risorse cognitive e mentali: indossare sempre lo stesso capo risolve, in questo senso, il dubbio amletico del che cosa mi metto davanti lo specchio, pur mantenendo intatta l’immagine in cui ci si riconosce e che si vuole dare di sé. Il segreto di Zuckerberg e degli altri grandi che hanno scelto di vestire sempre nello stesso modo, insomma, sta tutto qui: conservare energie e focalizzarsi sulle scelte davvero importanti. Cosa che chi compra la Zuckerberg Shirt, certo, spera di imparare.

Virginia Dara

Ha sempre più parole di quelle che dice: è la descrizione migliore che abbiano mai potuto fare di me. Sarà perché tutto quello che non dico lo scrivo, da quando ero piccolissima e credevo di voler fare la giornalista e invece forse volevo solo fare la giornalaia. Così, in Rete mi trovate scrivere di comunicazione e di digitale (per lavoro), di libri (per passione) e di varie ed eventuali (un po' per necessità). Quando non scrivo leggo: qualsiasi cosa, dai bugiardini dei farmaci alle etichette delle bottiglie, tranne i gialli. Quando non leggo probabilmente sto pensando al mare: sono pur sempre un'isolana.

2 Commenti

  1. Avatar
    Paolo94 Agosto 16, 2017

    E se gli ex manager di successo studiano il linguaggio dei millenials su «Urban dictionary», aprono profili social e blog per farsi riassumere, c e chi come Michael Peredo, 55 anni, licenziato dalla Mercedes, ha raccontato di avere trovato lavoro solo dopo avere tolto il cravattino e aver indossato una t-shirt.

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