Il titolo torna nella Baia, Warriors campioni NBA

Non basta un monumentale James. Durant e Curry trascinano Golden State

Il titolo torna nella Baia, i Golden State Warriors sono per la terza volta nella loro storia campioni NBA (quinta se si considerano i due titoli vinti come San Francisco Warriors, prima dello spostamento della franchigia). I californiani, guidati da uno stoico Steve Kerr attanagliato da forti dolori alla schiena, non hanno tradito le aspettative e hanno retto alla forza d’urto di uno straripante Lebron James e dei suoi Cleveland Cavaliers. A differenza dell’anno scorso, i Warriors non hanno perso lucidità per tutto il corso delle finali, arrivando a chiudere la post-season con un incredibile 94% di vittorie (solo una sconfitta in Gara-4 contro i Cavs). Il 4-1 finale della serie nasconde più di quanto dovrebbe: le finali sono state giocate ad un ritmo vertiginoso, come dimostrato dal fatto che una sola volta una delle due squadre non abbia raggiunto i 100 punti (dato unico nella storia delle Finals), e i Warriors hanno dovuto esprimere il loro miglior basket, sia individualmente che di squadra, per avere la meglio contro la squadra dell’Ohio.

Durant, missione compiuta e titolo da MVP

La coppia delle meraviglie: Kevin Durant-Stephen Curry – Fonte: nba.com

Unico obiettivo, la vittoria. Questo era l’imperativo di Kevin Durant al suo arrivo nella Baia andando, di fatto, a costruire una corazzata costituita prevalentemente dai Big-4, oltre a Durant: Curry, Green e Klay Thompson. Nonostante il matrimonio di convenienza tra KD35 e i Warriors abbia attirato hater in giro per il mondo più di acqua e zucchero per le formiche, l’obiettivo era ben chiaro dall’inizio e a Oakland hanno sempre guardato avanti fino al raggiungimento del traguardo. L’infortunio patito verso la fine della regular season aveva messo in dubbio la tenuta di Durant nei playoff; l’ala gialloblu ha fugato ogni dubbio disputando una finale a livelli vertiginosi e meritando il titolo di MVP delle Finals. Giunto al suo decimo anno nell’NBA, il nativo di Washington ha coronato un sogno cullato a lungo in quel di Oklahoma, sin dalle NBA Finals del 2012 quando i Thunder persero contro i Miami Heat di Lebron, ma che nello stato del Mid-East sarebbe stato quasi impossibile realizzare.

Onore al Re, ma quella frase sul superteam…

Lebron James in conferenza stampa – Fonte: nba.com

Già, proprio Lebron James, quel Lebron James che continua a macinare record su record: dapprima il sorpasso su Jordan come numero di punti complessivi realizzati in post-season e poi la tripla doppia di media nelle Finals. Vette mai raggiunte da nessuno, giocando una pallacanestro sublime e trascinando di fatto i Cavaliers per la terza stagione consecutiva alle Finals che però non è bastata: “Ho dato tutto quello che avevo, non è bastato – ha detto figlio di Akron nella conferenza stampa di fine partita-, evidentemente è un po’ il mio destino di affrontare delle squadre che cominciano un ciclo vincente”. James, rispondendo alle domande dei giornalisti, ha poi aggiunto una frase che sicuramente lascerà strascichi nello spogliatoio:

“Super squadra, questi Warriors, come la mia a Miami? Non credo di aver giocato per super squadre. Qui o altrove”.

Parole dettate dalla frustrazione del momento e forse uscite male, ma risultano come una caduta di stile da parte del Prescelto: chissà cosa ne penseranno: Dwayne Wade, Chris Bosh e Ray Allen, compagni di James negli Heat e bi-campioni NBA; o Kevin Love e Kyrie Irving, comprimari nell’avventura attuale ai Cavs; o soprattutto il proprietario della franchigia di Cleveland, squadra dal più alto monte salari dell’intera lega con 128 milioni di dollari a stagione.

Tra dodici mesi, altro giro altra corsa?

Tra dodici mesi nuovo capitolo della sfida tra campioni NBA – Fonte: Nba.com

Con la vittoria di questa notte, i Warriors si sono portati sul 2-1 nei confronti diretti contro Cleveland nel computo delle Finals. A meno di decisioni clamorose dei protagonisti della vicenda, nulla lascia presagire ad una ristrutturazione delle due contendenti che, sin da ora, si candidano ad un ruolo da protagoniste anche per la prossima stagione. Gli indizi portano quindi, salvo scossoni imprevisti o infortuni gravi, ad un quarto capitolo tra queste due squadre tra dodici mesi di nuovo alle Finals. I clamorosi imprevisti potrebbero arrivare prevalentemente dal lato della Baia di San Francisco, quest’estate infatti, di dovranno ridiscutere i contratti di Stephen Curry e di Kevin Durant; al momento nessuno dei due ha lasciato intendere di voler abbandonare la barca e interrompere quello che può diventare un ciclo glorioso.

I palloni tornano nelle rastrelliere, si apre la offseason

Westbrook e Harden sfida all’MVP – fonte: nbapassion.com

La NBA giocata sul parquet va ora in vacanza, ma i riflettori sulla pallacanestro americana non si spengono. Nelle prossime settimane diversi sono gli appuntamenti da tenere sott’occhio. Il giorno 22 del mese in corso si svolgerà l’NBA Draft che smisterà, nelle diverse franchigie, il migliori 60 prospetti provenienti dal college o dalla pallacanestro degli altri continenti. Il 26 giugno verranno attribuiti dalla lega i premi individuali; tra cui quello attesissimo di MVP della stagione. L’attesa si protrae ormai dal termine della regular season quando sono stati nominati i tre finalisti: Russell Westbrook, James Harden e Kawhi Leonard, autori, ognuno a proprio modo, di una stagione formidabile. Dal 1° luglio, poi, le squadre potranno discutere con i giocatori free agent (con contratto scaduto), dando il via ad una potenziale girandola di cambi di casacca e spostamento di equilibri tra le due conference della lega. Tempo per discutere dei futuri assetti della NBA ce ne sarà, ora fermiamoci ancora un attimo per celebrare la grande cavalcata dei Golden State Warriors.

Mr. President, no thanks

I Warriors campioni NBA 2015 alla corte di Obama – Fonte: nba.com

La cavalcata dei campioni NBA, a differenza delle precedenti stagioni, non farà tappa alla Casa Bianca, rifiutando la tradizionale visita di rito. Stando a quanto detto sugli schermi della NBC, i campioni NBA avrebbero deciso di declinare l’invito del presidente degli Stati Uniti anche se, al momento, mancano conferme ufficiali da parte della società. Come gran parte del mondo sportivo statunitense, anche diversi elementi dei Golden State Warriors, tra cui coach Kerr, hanno manifestato dissenso nei confronti di Donald Trump. La decisione della squadra californiana sarebbe stata presa all’unanimità all’interno dello spogliatoio, dando u forte segnale di discontinuità. In occasione del precedente anello, nel 2015, infatti, i Warriors si recarono in visita dall’allora presidente Barack Obama.

Enrico Ropolo

Torinese, 32enne, amante della sua città, dell'Italia, dell'Europa e del mondo. Interessi....tanti; passioni.....pure: attualità, sport, musica arte, etc. Laureato in Cooperazione Sviluppo e Mercati Transnazionale, giornalista pubblicista.

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