Com’è cambiata la comunicazione del PD: dalla community al “fai girare”

In tre anni esatti il Partito democratico ha stravolto la propria comunicazione. All'inseguimento dei 5 stelle

Sono passati esattamente tre anni dalle elezioni europee del 2014, quelle del famoso 40% del PD. Allora si diceva “il nuovo PD” per sottolineare anche verbalmente la cesura con il PD di Bersani, quello della ditta, delle metafore ardite, dei giaguari e degli slogan grigi e sbiaditi.

Alla base di quel successo elettorale ci fu anche una campagna elettorale particolarmente indovinata e innovativa. Sovvertendo una delle vulgate giornalistiche più abusate, quella del “ce lo chiede l’Europa”, il PD mise al centro del proprio messaggio i cittadini, anzi, i propri iscritti. Alex, Chiara, Claudia chiedevano, dai manifesti 6 x 3, al PD, all’Italia e all’Europa quello di cui avevano bisogno: banda larga, flessibilità, libertà di circolazione, solidarietà, protezione delle eccellenze alimentari italiane.

Gli iscritti, elettori e simpatizzanti furono protagonisti di quella campagna elettorale anche in rete. I contenuti della campagna vennero diffusi, ampliati, discussi e approfonditi da una rete estesa di blogger e attivisti (la PD Community), in parte seguendo il modello dei “factivist” democratici americani, in parte sperimentando e muovendosi in campo aperto. Così, mentre Grillo e i 5 stelle implementavano il loro modello comunicativo, piramidale ed eterodiretto dal duo Grillo-Casaleggio, il PD seguiva una strada completamente diversa. Diverso il messaggio (paura vs speranza) e diverse, anzi, opposte le modalità.

36 mesi (e un governo) dopo molto è cambiato.

Il movimento 5 stelle ha conquistato alcune grandi città e sta sperimentando sulla propria pelle (e su quella dei cittadini, ma è un altro discorso) cosa significhi governare e avere una classe dirigente. Casaleggio senior non c’è più e il figlio Davide, pur senza rinnegare apertamente il modello distopico portato avanti dal fondatore, ha intrapreso una strada più pragmatica. Con ‘Sum #01‘, la “Leopolda a 5 stelle” del mese scorso, ha fatto un passo deciso verso un modello, oserei dire, più renziano della politica. Sente il bisogno di una classe dirigente, di abbandonare le sirene, le scie chimiche e le altre fandonie che hanno caratterizzato l’avventura dei pentastellati in Parlamento. Sono stati abbandonati idee naives come quella del direttorio e sono cambiate le parole d’ordine. Non si sente più “uno vale uno”, che è stato lo slogan principe del movimento nei suoi primi anni e, nei fatti, si sta adottando una struttura più classica. Ne sta venendo fuori un partito verticistico, non scalabile, proprietario, una Forza Italia meno anni ’90. I sondaggi per il momento gli stanno dando ragione e sono convinto che nei prossimi mesi questa trasformazione sarà ancora più evidente. Rimane in piedi la struttura di disinformazione online, ultimamente assurta all’onore delle cronache dopo che Report Sans Frontieres l’ha indicata come uno dei principali problemi della libertà di informazioni in Italia.

Se Davide Casaleggio ha un po’ “renzianizzato” il movimento, Renzi, dal canto suo, ha decisamente “grillizzato” la comunicazione del partito. Dopo il congresso che l’ha visto sbaragliare una concorrenza per la verità non troppo agguerrita, ha abbandonato completamente la community, per adottare un modello decisamente verticistico, in cui gli iscritti ed attivisti non sono più attori del cambiamento ma followers e amplificatori del messaggio. Da “ce lo chiede Alex” a “condividi e fai girare” (lo slogan che compare in basso a destra nelle ultime webcard diffuse dal Nazareno, il passo è enorme. La nuova app di Matteo Renzi, molto ben fatta ed in grado di aggregare contenuti di varie piattaforme, va nella stessa direzione. Le notifiche sullo smartphone ti invitano a condividere ogni nuovo contenuto e, addirittura, l’app assegna un punteggio a chi condivide di più.

App Matteo Renzi

App Matteo Renzi

La classifica dei “volontari” è stilata in base al numero di condivisioni effettuate: più divulghi il messaggio del segretario più scali posizioni, guadagnando 15 secondi di notorietà (semi cit.)

Con l’ultimo aggiornamento è apparsa una sezione “community” dedicata a contenuti di provenienza diversa da quella del segretario, ma attualmente contiene solo due post, di cui uno di Alessia Morani. Non proprio una rivoluzione dal basso, insomma. Vedremo se questa novità sarà prodromica ad un aggiustamento di rotta.

Quel che è certo, per ora, è che l’adozione dello slogan “condividi e fai girare“, per lungo tempo messo alla berlina da pagine come “Siamo il potere la gente ci temono” come esemplificativo di un’idea di partecipazione passiva e acritica, ha disorientato chi ha sempre inteso la militanza nelle file dei democratici in maniera, invece, attiva e costruttiva.

Le elezioni politiche del prossimo anno si avvicinano e ci diranno se le tendenze evidenziate saranno confermate oppure no.

Fabio Avallone

Napoletano, classe 1975. Cresciuto tra i King Crimson, Maradona e Jorge Luis Borges. Laurea, Master e Dottorato di Ricerca in giurisprudenza, oscillando tra diritto del lavoro e diritto pubblico. Mi diverte scrivere, soprattutto di politica, ma anche di sport, comunicazione e nuovi media. Ho una miriade di passioni dietro le quali ogni tanto mi perdo.

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