Le vie e i reticoli della seta

One Belt, One Road, il progetto lanciato dalla Cina per creare nuove strade di commercio e dialogo tra Europa, Africa e Asia. Ma è una strada lunga ed intricata.

Siamo intorno al 200 a.C. Un gruppo di mercanti romani intraprende un viaggio in cerca di un raro tessuto che molti di noi oggi hanno nell’armadio di casa: la seta. Un geografo tedesco, il barone Ferdinando Von Richthofen, parla per la prima volta di “Via della Seta” per designare la prima grande rotta per il commercio del mondo.
È l’inizio della globalizzazione, che oggi consente a tutti noi lussi accessibili. Quei mercanti percorrono 8000 km per soddisfare i gusti costosi dei Romani. Giungono in una terra per loro leggendaria – la Cina – un Impero ancora più grande di Roma. È probabile che i Cinesi non abbiano mai visto gli occidentali, e di certo i Romani non hanno mai visto tanta seta. Ma la bellezza di quel tessuto resta per molto tempo un mistero: i Romani non riescono a capire come produrla, e gli imperatori cinesi custodiscono gelosamente il segreto.

La storia è un ripetersi cadenzato, con l’unica differenza che nell’epoca in cui gli imperatori romani inviavano le prime spie industriali a carpire i segreti della produzione della seta, la civiltà era ai suoi albori, e adesso invece, i popoli che hanno percorso in lungo e in largo quelle rotte, portando con sé le merci e i saperi nel corso dei millenni, sono cresciuti in ingegno, tecnologia, armamenti, popolazione e interessi.

In Cina come va?

Il presidente cinese Xi Jinping ha ospitato domenica la più grande vetrina diplomatica dell’anno, affermando la sua visione di una nuova “Via della Seta” che mira ad aprire rotte commerciali praticamente in tutto il mondo.

Xi Jinping ha promesso ai ventinove Capi di Stato e di Governo presenti a Pechino  124 miliardi di dollari di investimenti in infrastrutture, e non solo.
È dal 2013 che il presidente cinese sta tentando di rilanciare il famoso percorso commerciale con il suo progetto OBOR. Il nome si riferisce ad una “cintura” di terra composta, tra le altre cose, da ferrovie che si estendono dalla Cina a Londra e una “strada” marittima composta da porti del Sud-Est asiatico fino alla Grecia.

Non è un affare per l’Asia

Il progetto è talmente ambizioso che ha sollevato i dubbi di non poche potenze mondiali, in primis la grande assente India, che ha rifiutato di inviare una delegazione ufficiale a Pechino, riflettendo sugli onerosi debiti che i Paesi che ospiteranno le infrastrutture della Silk Road si troveranno ad avere con la Cina, bollando dunque questa iniziativa come un nuovo colonialismo. Non solo: i dubbi dei funzionari indiani non vengono solo dal rischio del predominio commerciale, ma anche dai condizionamenti politici che la cintura potrebbe determinare, attraversando il Pakistan e i territori controversi del Kashmir.
Un altro pericolo insito nel grande progetto cinese è legato alla delicata situazione politica interna di alcuni Paesi asiatici che aderiscono all’OBOR. In questi Paesi, come Myanmar e Sri Lanka, si osservano spinte nazionalistiche importanti, che i Governi vogliono contrastare proprio aderendo al grande finanziamento dell’Impero Celeste, accettando quindi il rischio di un ulteriore indebolimento politico e commerciale.

L’Europa non va senza cintura

Gli studiosi di McKinsey & Co hanno già stimato che l’apporto della Cina, per realizzare davvero le infrastrutture e gli investimenti annunciati, dovrebbe essere di circa 12 volte superiore all’onere finanziario sostenuto dal Piano Marshall per ricostruire l’Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale.
In effetti, ad oggi moltissimi cantieri sono già stati avviati nelle zone orientali del Pakistan, per la costruzione o il rinnovamento delle strutture ferroviarie e portuali. Ma c’è paura, perché non si comprende bene se la Cina abbia effettivamente gli strumenti per finanziare i suoi programmi ambiziosi. D’altra parte, la Cina non possiede più le riserve di valuta estera che poteva vantare un tempo : il picco di 4.000 miliardi di dollari è stato raggiunto nel 2014, ma ad oggi tale quota è già scesa a 3.000. Ma la Cina ci crede, nonostante tutto, ed è pronta a cogliere questa occasione anche per dimostrare di potersi conformare agli standard globali in termini di sicurezza e di tecnologia.

Il vicepresidente della Commissione Europea Jyrki Katainen, presente a Pechino lo scorso fine settimana, non ha firmato alcun documento, perché il progetto manca di garanzie. La prima occasione per la Cina di ritrovare l’Europa al suo fianco nella Via della Seta era arrivata già qualche mese fa, con la riunione di discussione sull’avviamento della linea ferroviaria ad alta velocità di 350 km prevista tra la capitale della Serbia, Belgrado, e Budapest, sulla cui impresa la Cina si impegna in tutti gli aspetti della realizzazione. L’investimento in reti ferroviarie è una delle punte di diamante della “One Belt One Road”, questo progetto da svariate centinaia di miliardi di dollari sostenuto per costruire infrastrutture e guadagnare l’amicizia diplomatica di Europa, Asia e Africa.
I funzionari europei hanno già fatto sapere, però, che è in corso un’indagine per valutare la conformità del progetto con il diritto comunitario e il rispetto della normativa sugli appalti.

La centrale Russia

Seduto anche lui al tavolo dei 28 di Pechino, il presidente Vladimir Putin ha approfittato della Via della Seta per ricordare i passi avanti fatti dal progetto “Greater Eurasia” di cui è capofila insieme alla Cina, e che mira a creare un asse di cooperazione internazionale Europa-Asia per collegare le due estremità del continente eurasiatico in un unico spazio economico con la Russia al centro come collegamento e ponte.
Questo piano era stato già ben presentato e illustrato l’anno scorso durante il Forum economico internazionale di San Pietroburgo, mostrando il successo ottenuto dagli accordi di cooperazione e partenariato coi Paesi vicini, come quello del 2011 con la Bielorussia e il Kazakistan, che ha consentito di formare uno spazio doganale comune, poi divenuto Unione economica eurasiatica. Ciò che ha auspicato in aggiunta Putin a Pechino, è unq cooperazione tra il Nord Est della Cina e l’Estremo Oriente della Russia, rimandando i dettagli di quest’ultima alla prossima visita del Presidente Xi a Mosca nel mese di luglio.

Ma domenica mattina, giorno dell’inaugurazione One Belt One Road, anche la Corea del Nord si è fatta sentire, testando un missile balistico che in poco più di mezz’ora ha raggiunto un’altitudine di 2mila km, affondando nelle acque di confine tra Russia e Giappone.
Questa mossa dimostra uno “stato di paranoia” evidente del Presidente nordcoreano Kim Jong-Un, secondo la rappresentante americana all’Onu Nikki Haley, ma in realtà è ancora un segnale del Presidente nordcoreano per imporsi su Stati Uniti, Cina e sulla stessa Corea del Sud, impegnate per differenti interessi e con diversa intensità nella battaglia per fermare la crisi nordcoreana. In questo momento, il dialogo tra Cina e Stati Uniti è inevitabile, se si vuole percorrere la via dei negoziati per fermare la cellula impazzita di Kim.

Il futuro di tutti i Paesi del mondo è incerto e complesso, ma ciò che si potrebbe desumere è che bisogna guardare al globale per salvare i singoli, e ogni singolo Paese ha la responsabilità di avvistare, con occhio acuto e saggio, le opportunità insite nel far parte di un’alleanza più grande, apportando la propria unica e originale visione per arricchire il processo di costruzione.

Chissà se sia questa la ragione per cui l’Italia sia stata l’unico Paese dell’Unione Europea a presenziare al vertice di Pechino, con Gentiloni che tende braccia e orecchie verso i discorsi diplomatico-negoziali internazionali, consapevole della prudenza che bisogna avere, ma positivo nel dichiarare che il progetto di collegamento Asia-Europa «è una spinta e un messaggio importante, in controtendenza con un mondo che ragiona solo sui confini nazionali e sulle barriere».

Lucia Cuozzo

Salernitana, laureata in comunicazione internazionale, "marsigliese", scrittrice di filastrocche maleducate, meditativa, attiva, passiva, preimprenditrice, copywriter, capiente, negoziatrice nata, sorridente, rimpiazza la pessima memoria con un ottimo istinto.

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