L’Ultima Cena a Nola: i misteri racchiusi nel convento francescano

Nel comune di Nola è nascosto un tesoro cinquecentesco, che anticipa l'Ultima Cena di Leonardo da Vinci

Nola, meglio conosciuta come città dei gigli, riecheggia l’arte rinascimentale di cui è pregno l’affresco de’ L’ultima Cena. Il capolavoro di stampo leonardiano è ubicato nel refettorio del convento di Sant’Angelo in Palco. Il tema centrale che in questi giorni sta scaldando gli animi dei nolani riguarda la situazione attuale in cui versa il sito di proprietà dell’Ordine dei Frati Minori Francescani della Provincia di Napoli.

Da ormai più di quattro anni è stato imposto il divieto di apertura al pubblico del complesso monumentale. Ciò mette fortemente a rischio l’integrità del gioiello cinquecentesco, condotto all’oblio. Dalla sua posizione di  presidente dell’associazione europea Nola–Bordeaux, Alfredo Mazza ha suonato il campanello d’allarme, rivolgendosi ai piani alti. È stato richiesto l’aiuto del ministro ai Beni Culturali, Dario Franceschini e ai presidenti della Camera e del Senato. Al fine di ottenere una tempestiva mobilitazione sono stati chiamati all’appello il ministro generale Frati minori Francescani, il sindaco, Geremia Biancardi e il vescovo di Nola, Francesco Marino.

L’immensa ricchezza storica e artistica non può essere abbandonata all’incuria, che sarebbe capace di procurare danni all’affresco e all’intero complesso. Il convento di Sant’Angelo in Palco, risalente al 1450, rappresenta una bellezza artistica per la città bruniana. All’interno del refettorio è custodito il tesoro che per anni ha alimentato misteri, attirando a sé le fantasie dei visitatori. Il dipinto parietale, di cui ad oggi non si consce il nome dell’autore, è stimato che risalga al XIV secolo. La similitudine con il celebre dipinto di Leonardo Da Vinci, riprodotto nel famoso best seller di Dan Brown,”Il codice da Vinci“, è senz’altro evidente. Ciò che fortemente colpisce l’interesse e la curiosità dei più è legato alla figura dell’apostolo Giovanni. Quest’ultimo si prostra supinamente accanto al Redentore;  il viso poggiato sul suo petto, il braccio che si intreccia a quello di Cristo, stringendolo.

In linea con le teorie di Dan Brown, l’anonimo artista pare abbia anteceduto le teorie per certi aspetti blasfeme che ruotano intorno all’ambiguità di San Giovanni. Le fattezze fisiche dell’apostolo si avvicinano molto alle linee delicate femminili. Sia nel libro che nella versione filmica de’ “Il codice da Vinci”, emerge la netta presa di posizione di Dan Brown. Secondo quest’ultimo, accanto a Gesù non c’era l’apostolo Giovanni l’Evangelista, ma Maria Maddalena, considerata dallo scrittore la sposa di Cristo. A stupire resta il fatto che l’ignoto artista abbia preceduto lo stesso Leonardo nell’impostazione della coppia Gesù-Giovanni. Per non parlare della scelta adoperata per i lineamenti dell’apostolo, lontani dai tratti tipici virili.

Oscurità enigmatiche si nascondono dietro un capolavoro che, per la sua straordinarietà artistica, deve essere tratto in salvo.

Rosanna Auriemma

0 Commenti

Nessun Commento!

Non ci sono ancora commenti, ma puoi prima commentare questo articolo.

Lascia una risposta


Warning: Illegal string offset 'note' in /home/caffecar/public_html/newsandcoffee.it/wp-content/themes/dialy-theme/functions/filters.php on line 223
<

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.