“Maledetto Copernico”: la crisi dell’uomo moderno

Nell'anniversario della morte di Niccolò Copernico (1543) analizziamo come la sua rivoluzione astronomica fu in grado di capovolgere le credenze fino ad allora consolidate nell'individuo, contribuendo allo sviluppo e alla nascita dell'uomo moderno

“Maledetto sia Copernico! – Oh oh oh, che c’entra Copernico! – esclama don Eligio, levandosi su la vita, col volto infocato sotto il cappellaccio di paglia. – C’entra, don Eligio. Perché, quando la Terra non girava… – E dàlli! Ma se ha sempre girato! – Non è vero. L’uomo non lo sapeva, e dunque era come se non girasse. Per tanti, anche adesso non gira. L’ho detto l’altro giorno a un vecchio contadino, e sapete come m’ha risposto? Ch’era una buona scusa per gli ubriachi”.

(Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal, 1904)

Il 24 Maggio 1543 muore l’astronomo polacco Niccolò Copernico, il padre dell’eliocentrismo. Nei suoi studi, raccolti nel saggio Le rivoluzioni dei mondi celesti dimostrò empiricamente il moto dei corpi nel sistema solare, “scomunicando” definitivamente la Chiesa e la sua teoria Tolemaico-Aristotelica che sosteneva la centralità della terra all’interno del sistema solare, mentre il sole vi girava intorno. La rivoluzione copernicana mostrò, al contrario, come non soltanto la terra ruotasse di 360° intorno al suo asse, ma come contemporaneamente effettuasse anche un moto di rotazione completa, insieme agli altri pianeti del sistema, intorno al sole (dunque al centro del sistema), lungo un orbita ellittica.

La terra venne così spodestata dal suo ruolo di perno del moto dei corpi celesti, il cui posto viene ceduto al sole, mentre quest’ultima è costretta ad accettare la sua parità al confronto con gli altri pianeti. Tale teoria fu di portata incommensurabile non soltanto per la storia dell’astronomia ma anche per la stessa storia dell’umanità, già provata da episodi quale ad esempio quello della scoperta dell’America (1492) che aveva mostrato, ancora una volta, la sfericità del globo e soprattutto l’esistenza di un’umanità sconosciuta e mai “toccata dalla storia” ai confini del mondo noto.

Adesso Copernico abbatteva definitivamente tutte le certezze dell’uomo, costringendolo a rivedere la sua posizione di “centralità” e la sua sicurezza di supremazia, ben inserita all’interno di un ordinato progetto divino. Per lunghi secoli la Chiesa aveva, infatti, fatto perno su tale certezza (dichiarandone una matrice divina) che voleva la terra e il suo più alto abitante, l’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio, al centro del suo disegno universale come specchio della sua supremazia.

La teoria eliocentrica determina la nascita dell’uomo moderno

che scalza l’uomo antico e soprattutto rinascimentale dando inizio a quella crisi conosciuta e denominata come “perdita del centro”, ovvero la perdita della certezza fondamentale, che aveva sostenuto fino ad allora l’individuo, di trovarsi appunto al centro dell’universo, garantendo una fede incrollabile sul suo suo valore e sulla sua dignità, dando senso e fondatezza a tutte le imprese umane.

Ecco perché, a distanza di secoli, il genio di Luigi Pirandello esordisce ne Il fu Mattia Pascal (1904)  con il celebre “Maledetto Copernico” che viene pertanto accusato di essere il fautore di quello strappo nel cielo di carta che ha portato l’uomo  divenire consapevole della propria natura infinitesimale e insignificante, e nel dramma della consapevolezza di ciò che prima ignorava, ecco che l’uomo da Orestesolido e integro personaggio “a tutto tondo” della tradizione mitico-tragica dell’antica Grecia, diviene Amleto (protagonista dell’omonima tragedia di W. Shakespeare), prima persona della letteratura e del teatro moderno, complesso, dubbioso, sfaccettato, disgregato, frantumato e privo di solide certezze: l’uomo moderno.

Credits photo: magazzininesistenti.it

Sara Fiore

Sara Fiore, siciliana, studentessa universitaria in lettere moderne, classe 1994. Bibliofila, cinefila, letterata, scrittrice in erba passionale come la mia terra. Le parole sono il mio super potere! #thinkcreative

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