Ong: l’assurda e necessaria difesa di chi salva vite in mare

Accuse al vaglio degli inquirenti quelle mosse contro le ONG

368 morti e tanti i dispersi, questi i numeri di una delle più gravi tragedie del Mediterraneo.

Era il 3 ottobre del 2013 quando un’imbarcazione libica naufragò a poche miglia dal porto di Lampedusa.

Una torcia infuocata in una pozza di gasolio. Fuocoammare.

A seguito di quella strage, l’allora Presidente del Consiglio, Enrico Letta, autorizzò Mare Nostrum, la cui finalità fu quella di prestare soccorso in mare ai migranti.

“Anche quella fu definita un fattore attrattivo e invece, da quando è stata chiusa, gli sbarchi sono triplicati e sono aumentati i morti in mare”, ha dichiarato Letta sulla missione italiana chiusa il 31 ottobre 2014 per lasciare posto a Triton, in mano all’agenzia Frontex, il cui rapporto Risk Analysis for 2017 non parla di taxi ma afferma che “la presenza delle Ong avrebbe l’involontaria conseguenza di un aumento dei viaggi della speranza”.

Pochi soldi per Triton, circa due terzi in meno di quelli destinati a Mare Nostrum e una differenza sostanziale: più controllo delle frontiere, l’allontanamento dalle coste libiche e la sospensione delle operazioni di ricerca e soccorso (search and rescue).

Quello che l’Europa non fa, ricade sulle Ong, organizzazioni di volontariato e cooperazione internazionale senza fini di lucro, che si ritrovano a colmare un vuoto istituzionale, assenza che pesa innanzitutto sugli ultimi che attraversano il Mediterraneo e vanno salvati, perché così dice la legge del mare e i trattati internazionali e così detta la coscienza. A tutti i costi.

“Noi Ong mettiamo cerotti sulle piaghe”, dice Loris De Filippi di MFS (Medici Senza Frontiere), “Siamo indignati con un’Europa che in due anni non è stata capace di organizzare un sistema di soccorso per le vittime”, chiarendo che manca una risposta politica all’errata gestione dei flussi migratori.

Problema reale, quello dell’errata gestione, non sollevato dal Procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, che in un’intervista rilasciata ad Agorà, ha dichiarato come “alcune di queste Ong potrebbero perseguire finalità diverse, come ad esempio la destabilizzazione dell’economia italiana”, consapevole di star rendendo pubbliche delle ipotesi in merito alle quali sono in corso accertamenti.

Mancata prudenza che ha allarmato il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, il quale ha invitato il Procuratore a esprimersi con atti giudiziari alla mano, tanto che lo stesso Vice Presidente del Csm, Giovanni Legnini ha reso noto che il caso verrà sottoposto al Comitato di Presidenza.

Insinuazioni di collusione fra Ong e trafficanti smentite, finalmente, dal Vice Presidente della Commissione Europea, Frans Timmermans.

Congetture che fanno il gioco di chi, sulla pelle dei migranti, sta disputando la propria partita elettorale, perché lavorare sulla crisi umanitaria in corso e sui fattori che non attraggono (pull factors)  ma spingono (push factors) migliaia di persone a lasciare la propria terra richiede una presa di coscienza dei fallimenti incasellati negli anni.

“E’come se avessi un incidente per strada, chiamassi i soccorsi e si avviasse un’indagine sul 118”, dice Don Carmelo, parroco di Lampedusa, a sottolineare l’assurda perchè necessaria difesa dell’onorabilità di chi salva vite in mare.

Marta Ecca

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