PeSCo: la nascita di una cooperazione europea per la difesa

Sono ventitré i paesi dell'Unione Europea che hanno raggiunto un accordo per coordinare difesa e sicurezza

Il 13 novembre ha finalmente visto la luce la “PeSCo”, ossia la Permanent Structured Cooperation, un progetto di difesa comune firmato da 23 paesi membri dell’Unione Europea, tra cui Italia, Francia, Spagna e Germania. Questo accordo, largamente discusso e altrettanto desiderato per tutta la storia comunitaria, è infine stato raggiunto per attuare quanto previsto dagli artt. 42 e 46 dei Trattati, meritando l’appellativo di “Bella Addormentata di Lisbona”: si parla di cooperazione nel campo della difesa e della sicurezza, un argomento scottante di questi tempi. L’obiettivo è quello di cominciare i lavori entro la fine dell’anno.

I fattori esterni condizionanti

Sono due gli elementi che hanno interrotto l’inerzia dei negoziati: innanzitutto la Brexit, dal momento che il Regno Unito, forte del proprio ruolo nella NATO, si era sempre opposto alla proposta di creare uno spazio di difesa alternativo a quello del Trattato Nord-Atlantico. L’altro elemento è la politica estera isolazionista intrapresa dal Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il quale ha ricalcato le orme del proprio predecessore: l’Europa non rappresenta più il core continent da proteggere e a cui rivolgere le proprie attenzioni militari, ma un alleato prezioso per la tutela degli interessi nell’Europa orientale e, soprattutto, in Medio Oriente. È ora, insomma, che l’Unione Europea cammini con le proprie gambe.

Il progetto PeSCo

È dunque da un’Unione Europea zoppicante, fiaccata dalle spinte centrifughe e dalla crisi economica, che è sorto questo accordo che riunisce la stragrande maggioranza dei paesi su un tema come quello della difesa, che, dai tempi della CED (la Comunità Eurooea di Difesa), è sempre stato sinonimo di maggiore integrazione politica e tecnocratica. Si tratta di una cooperazione a più velocità, a cui dunque è possibile prendere parte anche in un momento successivo. Sono previsti tre ambiti principali di coordinazione, ancora non esattamente individuati ma in corso di delineazione: l’uniformità negli investimenti, lo sviluppo di nuove capacità e la partecipazione congiunta nelle imprese militari. Sono previsti impegni vincolanti e la (remota) possibilità di essere esclusi dal Club PeSCo qualora non se ne rispettino gli oneri liberamente assunti. Verranno stanziati ingenti fondi e ci si aspetta maggior brillantezza industriale dell’indotto legato alla difesa, proprio grazie all’intervento delle economie di scala.

Criticità e critiche

A questo punto però sorgono spontanee alcune domande sulle criticità che la PeSCo può presentare: ha senso una cooperazione in quest’ambito che non coinvolga tutti i paesi membri dell’Unione Europea? Stati come la Polonia e l’Ungheria, tradizionalmente scettici nei confronti delle politiche europee, hanno preso parte al progetto per paura di restare fuori dal nucleo duro della difesa o perché veramente credono in una cooperazione in questo senso? La PeSCo porterà a una maggiore integrazione politica, quindi a una parziale cessione della sovranità da parte degli Stati membri, o si limiterà ad aumentarne i legami intergovernativi? Rappresenterà un percorso con cambi sostanziali o sarà un contenitore vuoto, il susseguirsi di iniziative scoordinate tra loro?

E ancora: in che modo la PeSCo cambierà i rapporti con la NATO? Che ruolo avrà nei confronti della vicina Federazione Russa? Secondo le parole riportate da Sputnik di Sergey Sudakov, politologo russo, la PeSCo non sarà altro che una sovrastruttura della NATO, un modo per spostare più truppe possibili all’interno dei paesi membri alla frontiera con la Russia. Un’ipotesi che suona alquanto improbabile nel breve periodo, ma resta comunque evidente la soddisfazione espressa dai vertici NATO in seguito alla nascita del progetto Permanent Structured Cooperation, inserita in un quadro di complementarietà con l’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord.

Resta solo da vedere, a questo punto, se questo ambizioso progetto riuscirà a tradurre nei fatti l’intenzione di una maggiore coesione in materia di difesasicurezza, e se questa cooperazione sarà più vicina alle intenzioni francesi di creare un’alternativa forte alla NATO e agli armamenti statunitensi, o se sarà più vicina alle posizioni di Berlino, che parla invece di “inclusività” e ammicca ai paesi dell’est.

Camilla Eva Trotta

Dal 1993 con furore, sulla mia tomba scriveranno "Qui giace colei che non era d'accordo".

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