Siria, la guerra continua fra armi chimiche e sfida all’Occidente

Il nuovo attacco congiunto del fronte Trump, Macron e May potrebbe avere ritorsioni della Russia ma le sorti della guerra sono ancora troppo incerte

Dopo mesi di silenzi, la Siria torna a far parlare di sé. Era inevitabile dopo il bombardamento chimico di settimana scorsa a Douma e per il quale il colpevole è stato individuato proprio nel governo siriano. Le risposte dell’Occidente non si sono fatte attendere cosí tanto e infatti il tridente Trump, Macron e May ha attaccato tre mirati obiettivi militari, legati proprio alla produzione di armi chimiche. La verità è che queste mosse militari non sono più importanti e notevoli delle parole che li hanno accompagnati e che non fanno presagire nulla di buono, tanto da spingere Papa Francesco ad appellarsi ai potenti in gioco.

Quello che è chiaro ormai è che la guerra in Siria non è solo una guerra civile. In fondo non lo è mai stata o quanto meno, non è mai stata la sua unica e principale natura. Oggi è chiaro che gli interessi in gioco sono troppi e che coinvolgono diversi Paesi, troppi anche questi, per rischiare l’irreparabile. La ciclicità di alcune situazioni tipo, ne è una prova eclatante: non è la prima volta che Assad utilizza armi chimiche, eppure continua a farlo. L’attacco congiunto U.S.A., Francia e Gran Bretagna dimostra ancora una volta che l’obiettivo non è despodestare la leadership di Assad ma mantenere un profilo accorto e non troppo rischioso, visto l’appoggio della Russia al regime.

Ecco perché il rischio che si scateni una nuova fase della guerra in Siria, che coinvolga più Paesi, è ampiamente improbabile. Nessun in questo momento storico può e vuole permettersi uno scontro diretto e un coinvolgimento costante in Medio Oriente. Qualche conseguenza però le mosse occidentali potrebbero averla: Assad mostra i denti rispondendo che gli attacchi serviranno solo a creare un fronte compatto e a fare crescere in sostanza le sue quote mentre la Gran Bretagna è in allerta per una possibile ritorsione della Russia. Tutto questo è più di un Risiko e i capi in gioco ne sono ben consapevoli.

La Siria, terreno dunque favorevole ai radicalismi, ai covi di odio e rivendicazione che l’Isis ha dimostrato di saper elaborare e progettare molto bene. Di fatto le novità di questi giorni non sono propriamente novità. Basta guardare all’anno scorso, quando Trump si era appena insediato alla Casa Bianca: stessa scena, uso di armi chimiche. Fasi, si diceva, cicliche di questa guerra dai contorni macabri e logoranti che non sembra lasciare spazio alla ragionevole speranza che prima o poi tutto avrà una fine. Un territorio lontano, campo da gioco di super potenze mondiali che spesso si sfidano su quella terra e scommettono parte del Paese. E allora poco possono fare le Nazioni Unite, l’OPAC ovvero l’organo che si occupa di appurare o meno l’utilizzo di armi chimiche.

Un Paese al momento ridotto in macerie, senza speranza e tramortito dall’ennesima visita del nemico.

Giulia Papapicco

Classe 1988, laurea in Lettere e via, a New York per un anno facendo indigestione di pancakes e sciroppo d'acero ma soprattutto avendo modo di conoscere culture nuove. Scrivo per passione da sempre perchè solo in questo modo riesco a vedere le cose come sono veramente.

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