Venezuela: Maduro spegne il Socialismo del XXI secolo?

Il tentativo di riforma costituente potrebbe essere l'ultimo atto del sogno chavista

Il presidente venezuelano Nicolas Maduro, durante le celebrazioni del Primo Maggio, in un paese funestato da una protesta costante che si protrae quasi ininterrottamente da quasi due mesi, ha annunciato la volontà di convocare una nuova assemblea costituente. L’annuncio, a numerosi osservatori internazionali, suona come un ultimo tentativo di restare al comando del paese nonostante il costante calo dei consensi e disordini che non accennano a diminuire.
Il tentativo di riforma costituzionale voluto da Maduro sarebbe, per il Venezuela, il terzo in poco meno di vent’anni; in questo contesto si può azzardare un parallelismo tra questi tentativi e la parabola del “Socialismo del XXI secolo” inaugurato da Chavez?

La prima riforma costituzionale, quella che trasformò il Venezuela in una “Repubblica Bolivariana”, si inseriva a meno di un anno dal trionfo del Comandante Chavez alle elezioni presidenziali. L’avvio della stagione chavista si inseriva in un contesto continentale particolarmente favorevole: in poco più di un lustro, infatti, seguirono le vittorie di Kirchner in Argentina, Lula in Brasile, Bachelet in Cile e Morales in Bolivia. Allo stesso tempo il tessuto sociale interno al Paese era funestato da grandi disuguaglianze con quasi l’80% della popolazione che viveva sotto la soglia della povertà. La particolare rilevanza data alla difesa dei diritti umani dalla nuova Costituzione valsero una doppia vittoria per Chavez, prima il referendum per approvare la nuova Carta e poi la conseguente rielezione immediata. Il carisma del presidente, la crescita dei prezzi del petrolio e l’appoggio a livello continentale contribuirono a rafforzare l’immagine ed accrescere i trionfi del Comandante in patria, capace anche di sconfiggere un golpe nel 2002 e a nazionalizzare le imprese petrolifere.

Nel 2007, Chavez provò a forzare la mano con le “pillole di socialismo”, che prevedevano una serie di misure per marcare, ancora di più, il carattere socialista del Venezuela, convocando un nuovo referendum costituzionale. In quell’occasione, seppur di poco (51% a 49%), la popolazione bocciò le riforme del presidente, assestando una prima battuta d’arresto al socialismo del XXI secolo e segnandone, in qualche modo, la fine del suo percorso d’ascesa. Complice un petrolio che continuava a volare, Chavez continuò a governare nonostante i primi malumori interni fino ad arrivare agli ultimi giorni di presidenza, contraddistinti da una malattia aggressiva che, nel 2012, lo costrinse a passare le consegne a Maduro.

Il Governo Maduro ha da subito mostrati i suoi limiti, come se “qualcosa” si fosse inceppato: da una parte il crollo del prezzo del petrolio, dall’altra la mancanza sia di un sostegno da parte dei colleghi del Continente latinoamericano e un carisma non paragonabile a quello del suo predecessore. Sin dalla sua elezione ufficiale, nelle contestate consultazioni del 2013, infatti, Maduro ha sempre dovuto fare i conti con una forza oppositrice, capeggiata da Capriles, in costante ascesa e giunta a conquistare il parlamento con le elezioni del 2015.

Si giunge quindi alla cronaca degli ultimi tre mesi: prevedere quel che succederà da qui al prossimo futuro non è certo semplice; uno scenario possibile, però, potrebbe veder coincidere la riforma costituzionale invocata da Maduro con la definitiva conclusione del “Socialismo del XXI secolo” sognato, e in parte realizzato, da Hugo Chavez. In ogni caso, l’ipotesi di una riforma costituzionale che non passasse dal popolo sarebbe un nuovo segnale di debolezza di Maduro e del Partito Socialista Unito che non farebbe altro che sancire la fine del movimento chavista contraddistinto da un forte sostegno popolare.

Enrico Ropolo

Torinese, 32enne, amante della sua città, dell'Italia, dell'Europa e del mondo. Interessi....tanti; passioni.....pure: attualità, sport, musica arte, etc. Laureato in Cooperazione Sviluppo e Mercati Transnazionale, giornalista pubblicista.

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