Televisione nostalgia: quando ad attrarre è il già visto

Il 2017 sembra essere l'anno di consacrazione dei ventennali cult della televisione nostrana

Nostalgia canaglia, certo, ma non solo. Basta aprire i social, sbirciare qua e là ed accendere la televisione che si ha a che fare con il passato. Pare che la moda del momento sia proprio l’operazione nostalgia, quella a costo zero. Solo per citare alcuni esempi: ha iniziato Fabio Fazio nel 2016 con il Rischiatutto, poi il ritorno di Alessandro Greco e del suo Furore su Rai2, prossimamente si vocifera (ma pare molto probabile) il ritorno di Sarabanda su Mediaset, Happy Days a rotazione su Paramount Channel e la trovata accattivante di Sky di dedicare un canale intero al 1993 per preparare (e promuovere insieme) il terreno alla nuova serie tv che porta lo stesso nome dell’anno. Insomma quello che appare chiaro è che indipendentemente dal network, dalla disponibilità economica di investire poco o tanto in progetti del genere, c’è una tendenza precisa: far riaffiorare dal passato qualcosa che si è perduto con il tempo e qualcosa che sembra mancare ora, in questo preciso momento storico della televisione (e forse anche del mondo reale).

Credits foto: today.it

A ben vedere queste operazioni potrebbero essere un diversivo, un semplice riempimento di spazio che al momento non si sa bene come impegnare. Promozione spontanea, passaparola anche e soprattutto grazie ai social network e il gioco è fatto. Eppure dietro questa facciata si deve nascondere altro: poco coraggio da parte dei canali a investire sul nuovo per esempio oppure poco coraggio nel giocare carte nuove e usare così il rassicurante mondo del passato per essere il meno spavaldi possibile e rimanere in una zona confort già prestabilita. È proprio quella sensazione rassicurante che si vuole cullare: proporre qualcosa che rimanda ad anni che si ritengono migliori solo perché lontani e magari leggermente idealizzati dalla memoria selettiva. Giocare sul nostro inconscio e farlo affiorare, cullarlo e alimentarlo. Non sempre però, c’è da dirlo, l’operazione diventa un trionfo e così si finisce con il tradirlo, quel sentimento caro e primordiale che si conservava.

credits foto: Repubblica.it

Non si è certo indenni da operazioni, per così dire, più alla luce del sole. Le vecchie serie tv sappiamo essere un jolly meraviglioso soprattutto d’estate. Qui è quasi una consuetudine della televisione: La Signora in giallo docet. Eppure non ci abituiamo del tutto: è un qualcosa che si ripete ciclicamente ma che quasi ci sorprende con l’inizio dei primi caldi estivi. Per quanto riguarda invece il remake dei programmi televisivi, la questione è più complessa e interessante. Si prenda come esempio Furore condotto da Alessandro Greco: sigla cult con tanto di coreografia, ospiti che esattamente vent’anni fa dimostravano la loro età e oggi altrettanto, stesso orario, stesso canale. Tutto apparentemente uguale, rassicurante, si diceva. Lo spettatore che ha seguito magari in tenera età il programma, associa un mondo lontano ma pur sempre caro, al programma: quei venerdì sera in cui magari si stava a casa con il pigiama e si gioiva perché “domani non si va a scuola”. Il pacchetto è fatto, salvo poi trovare novità che ci riportano subito alla realtà del momento: tipo due spalle che proprio non servivano e che rendono il programma fittizio e dalle atmosfere di animazione turistica non proprio apprezzabili. Quindi a conti fatti non sempre la proposta della messa in onda vintage funziona eppure conserva un’aura positiva.

Credit foto: today.it

Nonostante le piccole delusioni rimaniamo comunque affezionati (l’affetto è un altro elemento chiave in tutto questo) all’idea del revival, dell’operazione nostalgia. Tutto per rivivere emozioni lontane che pensiamo possano riaffiorare in contemporanea con la messa in onda di quel programma, di quel periodo, di quell’anno della nostra vita. Certo, la curiosità è un altro elemento fondamentale ma in fondo, chi non sarebbe curioso di vedere come sono invecchiati i personaggi che si seguivano la bellezza di vent’anni fa?!

Possibile dunque che la tendenza del voler rivivere un programma televisivo in un’altra età, dica qualcosa di più sul momento che si sta vivendo ora? È veritiero pensare che chi la televisione la fa sul serio, dietro le quinte, sia così interessato a navigare nel passato? È vero dunque che la televisione non riesce ad essere più competitiva come una volta, schiacciata dalle serie tv, dallo streaming e da una diversa fruizione proprio dell’apparecchio televisivo in sé? Forse si o forse no. Forse, indipendentemente da tutto, siamo proprio noi a voler rimanere incantati un po’ come facevamo da bambini di fronte a quella grossa scatola magica.

Giulia Papapicco

Classe 1988, laurea in Lettere e via, a New York per un anno facendo indigestione di pancakes e sciroppo d'acero ma soprattutto avendo modo di conoscere culture nuove. Scrivo per passione da sempre perchè solo in questo modo riesco a vedere le cose come sono veramente.

0 Commenti

Nessun Commento!

Non ci sono ancora commenti, ma puoi prima commentare questo articolo.

Lascia una risposta


Warning: Illegal string offset 'note' in /home/caffecar/public_html/newsandcoffee.it/wp-content/themes/dialy-theme/functions/filters.php on line 223
<

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.