Aldo Moro, un uomo che ha fatto la storia

In occasione del 39° anniversario della morte del presidente della Democrazia Cristiana, Aldo Moro, si ricorda la storia di un uomo morto per le sue idee

“Ricordare tutti coloro che sono stati uccisi dai terrorismi vecchi e nuovi è dovere morale”, ha detto oggi Sergio Mattarella in occasione del 39° anniversario della morte del presidente della Democrazia Cristiana, Aldo Moro.  Che oggi corrisponde con il Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo.

Un uomo che ha fatto la storia. La storia di un uomo protagonista di un tempo neanche troppo lontano. Dopo anni è ancora vivo il suo ricordo, di chi lo ama ancora e di chi lo contesta ancora.

Sequestrato in via Mario Fani a Roma da un nucleo armato delle Brigate Rosse, il 16 marzo 1978, giorno in cui il nuovo governo guidato da Giulio Andreotti stava per essere presentato in Parlamento per ottenere la fiducia. Tenuto prigioniero per 55 giorni, durante i quali i brigatisti sottoposero Moro a un processo politico da parte del cosiddetto “tribunale del popolo”; e dopo aver chiesto invano una scambio di prigionieri con lo Stato italiano, Moro fu ucciso. Il suo cadavere è stato trovato, il 9 maggio del 1978, nel bagagliaio di una Renault rossa parcheggiata in via Caetani, a pochi passi dalla sede nazionale del Partito Comunista Italiano e da Piazza del Gesù, sede nazionale della Democrazia Cristiana.

La storia siamo noi

Paradossale se si pensa che proprio il compromesso politico e storico tra questi due grandi partiti dell’epoca era alla base del suo pensiero per risolvere i grandi problemi che dilaniavano il Paese. «Come conciliare l’estrema mobilità delle trasformazioni sociali con la continuità delle strutture rappresentative? Come integrare nello Stato masse sempre più estese di cittadini senza cedere a seduzioni autoritarie? Come crescere senza morire?». Da queste parole di Sergio Fontana si leggono tutti i dilemmi di Moro. Il presidente della Dc prevedeva una collaborazione di governo con il Partito Comunista di Enrico Berlinguer, che ancora faceva parte della sfera d’influenza sovietica.

Fu ed è tuttora l’esponente politico più importante. All’inizio del 1978 Moro ritenne possibile un governo di “solidarietà nazionale”, che includesse anche il PCI nella maggioranza, sia pure senza una presenza di ministri comunisti nel governo, in una prima fase. Non mancarono critiche e i rischi erano di notevole importanza. Soprattutto sul piano della politica internazionale, in quanto non trovava il consenso delle grandi superpotenze mondiali. Da un lato gli Stati Uniti e dall’altro l’Unione Sovietica.

Ricordarlo è d’obbligo sia per i suoi sostenitori, sia per coloro che ancora continuano a criticarlo.

Maria Stefania Di Michele

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