Carlo Pellegatti: “Carosio il mio maestro. I tifosi pretendono un Milan all’altezza”

Due chiacchiere con Carlo Pellegatti, dal suo modo di intendere il giornalismo al suo Milan

Carlo Pellegatti è una delle voci storiche del Milan, telecronista ‘fazioso’ delle partite dei rossoneri su Premium, nonché inviato per i programmi Mediaset. Ha alle spalle una lunghissima carriera, esperienza di cui abbiamo avuto il piacere di parlare attraverso le nostre domande. Non ci limiteremo a parlare di lui, ma tratteremo anche i cambiamenti che il giornalismo e la scrittura in generale stanno subendo con l’avvento dei social e, perché no, anche del suo Milan.

Parliamo subito di telecronaca. Quando hai cominciato a commentare le partite del Milan?

Seguo da sempre il Milan da tifoso, facevo già le telecronache in differita per la televisione. Nel corso della stagione 81/82 ho deciso di contattare Video Delta (l’attuale Rete Quattro, ndr) per un provino e da lì è cominciato tutto. Mi sono ritrovato a lavorare con Nicolò Carosio, che è stato un po’ il mio maestro; lui commentava le partite in casa, mentre io seguivo il Milan in trasferta e registravo la telecronaca che sarebbe poi andata in onda in differita.

Il tuo marchio di fabbrica sono sicuramente i soprannomi. Come li scegli e, soprattutto, come fai a farli calzare così bene sui giocatori?

I soprannomi non sono arrivati subito, risalgono alla stagione 83/84, al Milan di Baresi, Filippo Galli. Per la scelta del soprannome ad aiutarmi è il valore dei calciatori, è uno stimolo; vedo il soprannome come un’esaltazione, un arricchimento per il giocatore. Ci sono alcuni giocatori per cui non vale nemmeno la pena inventare delle cose particolari, se il giocatore ha già poco di suo non c’è niente da fare.

Raccontare un evento sportivo viene sempre più spesso avvicinato all’epica, credi in questa visione? Come ci si approccia a questo tipo di racconti?

Leggo molto, se c’è una cosa che non invidio ai giovani è il fatto che leggono poco. Sfogliare, arricchirsi culturalmente fa tutta la differenza del mondo in questo campo. Se mi trovo a leggere qualcosa e mi rendo conto di saperne più io di quello che scrive non mi diverto. Mi piace il modo in cui parlava di ciclismo Claudio Gregori, che molti consideravano antico, ma che non lo è per niente; io son rimasto a Mario Fossati e a come scriveva di cavalli, Hemingway che parla della pesca alla trota, questi sono dei racconti.

Chi scrive deve fare i conti con un mestiere in continua evoluzione. Cosa consigli ai più giovani?

Leggere, leggere, non solo social. Appassionarsi, approfondire. È vero che a scuola vengono assegnate delle letture, ma non è la stessa cosa di interessarsi ad un libro perché ti piace veramente. Oggi ci sta che abbia più successo uno che comunica più al pubblico dei social, anche quella è una via e magari la mia diventa una via noiosa e antica. Resta comunque un’evoluzione del mestiere, che però non è sempre positiva.

Per deformazione professionale non posso esimermi dal farti una domanda sul tuo Milan. Credi che l’arrivo del gruppo cinese dia da subito una scossa, provocando quindi un salto di qualità immediato?

Non è tanto l’aspettarsi dei cambiamenti immediati, è che i tifosi lo pretendono e chi è arrivato lo sa. Oggi ho fatto un calcolo: il Milan ha preso, a oggi, 156 punti dalla Juventus in 6 stagioni, con una media di 26 a stagione; troppi per una squadra come il Milan. Non ci si deve abituare ad una cosa del genere, non dico che dalla prossima stagione debba essere il Milan a dare 26 punti di distacco alla Juventus, ma quantomeno bisogna far tornare le cose alla normalità: un anno puoi vincere, l’anno dopo puoi perdere. Non puoi non contare più niente ad ottobre. Anche se, a onor del vero, la vittoria di Doha in Supercoppa resta una vittoria importante e molto significativa.

Felice Ragona

Ventun anni, siciliano dislocato nella Capitale. Aspirante giornalista, disponibile in tutti i negozi di elettrodomestici.

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