Ciao Francè, n’abbraccio

Una lettera a Francesco Totti da un amante dello sport più bello del mondo

Quando cresci a Roma non hai molta scelta: puoi decidere di soffrire con i colori giallorossi sul petto oppure di soffrire con una sciarpa biancoceleste al collo. Puoi decidere di piangere in Curva Sud, o di trattenere le lacrime a stento in Curva Nord. Costantemente in attesa di quel successo che non arriva spesso, ma quando arriva…

Roma e Lazio sono figlie di una stessa terra, i bambini giocano a vincere lo scudetto tra i nasoni, nei cortili. Mettono piede per la prima volta all’Olimpico e respirano a polmoni spalancati l’odore acre di erba bagnata. Di birra annacquata e di padri orgogliosi.

Con Francesco Totti se ne va l’ultimo figlio spavaldo di una città che cammina a testa alta nonostante i lividi. Totti prima di essere romanista è romano. Con buona pace di tutti. Un po’ coatto, fiero ed arrogante quanto basta. Delicato nel sorriso e mai volgare. Totti è una maglietta per prendere in giro e un mazzo di fiori davanti la foto di Gabriele Sandri, in Curva Nord.

Totti è il motivo per cui i bambini vogliono fare i calciatori. Totti è il 10 sulla schiena che immagini di indossare da quando il pallone era più grande dei tuoi sogni. Totti è stato un traguardo da raggiungere, un mito da emulare, un avversario da battere e un araldo da sfoggiare.

Per chi come noi vive di calcio significa troppo per essere lasciato a marcire su una panchina. Mancheranno i derby, gli sfottò, i gesti di sfida e, per uno dal cuore biancoceleste è difficile ammetterlo, mancheranno anche i suoi goal, proprio in quello stadio che tante volte c’ha visto contro.

Romanista o laziale non importa, Totti ha rappresentato quella romanità verace, timida ma incontenibile che contraddistingue da sempre una città che batte al ritmo del cuore dei suoi tifosi.

Totti va oltre il tifo per una squadra, Totti è il calcio – quello bello – che si prende la scena e sa riempirla senza stancare. Totti mancherà a tutti, qualunque sia la sponda del Tevere dove sventola la tua bandiera, dalla prossima stagione, dalla prima di campionato, sentirai un vuoto.

Ciao Francè, n’abbraccio.
Mancherai a tutti, e ce ne siamo resi conto troppo tardi.

Tommaso Calascibetta

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