Donald Trump, fra provocazioni e decisioni impopolari

Nemico delle relazioni internazionali al grido di 'America first' è la volta anche di Israele

Dicembre tempo di bilanci. Per tutti ma non per Donald Trump che invece i bilanci li mangia a colazione. Nelle ultime ore una raffica di dichiarazioni su più fronti dimostra ancora una volta quanto il presidente americano sia davvero intenzionato a rimanere sulla cresta dell’onda della continua attenzione mediatica. Indipendentemente dalla politica interna o estera, Trump non smette di dare qualcosa in pasto ai giornali e all’opinione pubblica, non solo americani.

Gerusalemme capitale di Israele

Lo aveva sponsorizzato durante la campagna elettorale e ora è ufficiale: l’ambasciata statunitense si sposterà da Tel Aviv a Gerusalemme. L’intenzione è quella di riconoscere Gerusalemme come la capitale di Israele, status proclamato dal Parlamento dello Stato ebraico nel 1980, ma non accettato dalla comunità internazionale. Nei giorni scorsi, non appena diffusasi l’indiscrezione, il re di Giordania, Abdullah II si era organizzato per indire una riunione della Lega Araba e dell’Organizzazione della cooperazione islamica. I palestinesi avevano già parlato di una minaccia per il futuro e la pace del territorio, sottolineando così l’inaccettabilità della scelta di Trump.

Russiagate ovvero la storia infinita

Michael Flynn, ex consigliere per la sicurezza nazionale, allontanato a suo tempo per non aver riportato al vice presidente il contenuto del suo incontro con l’ambasciatore russo Sergei Kislyak, qualche giorno fa ammette di aver mentito all’FBI sui suoi incontri con l’ambasciatore russo, dichiarandosi pronto a testimoniare contro Trump. Ennesimo capitolo che potrebbe far seriamente scricchiolare le pareti della Casa Bianca.

Il presidente e Twitter

Già in passato qualcuno dei consiglieri a lui più vicini ha cercato di ridurre e impedire l’uso di Twitter a Donald Trump ma ancora nessuno ha avuto successo. Uno strumento che al momento si sta rivelando fortemente dannoso sia nel caso Russiagate, sia nelle relazioni internazionali, in particolare quelle con il Regno Unito. Il presidente americano ha infatti re-twittato alcuni video anti-musulmani (diffusi da un gruppo di estrema destra) che non sono affatto piaciuti a Theresa May la quale prontamente ha preso le distanze da tale posizione, definendolo un errore. Apriti cielo. Trump ha subito risposto: “Non dovete occuparvi di me. Occupatevi del terrorismo islamico radicale che distrugge il Regno Unito. Qui da noi va tutto bene“. Con buona pace della diplomazia costruita nei decenni precedenti.

Migranti: tutto il mondo è paese tranne gli USA

Era il lontano 2016 quanto a New York all’unanimità veniva approvata e sottoscritta da ben 193 Paesi, la Dichiarazione di New York sui migranti. Oggi gli Stati Uniti fanno sapere tramite Nikki Haley, ambasciatrice all’ONU, che le decisioni sull’immigrazione devono essere prese dagli americani e solo dagli americani. Ennesimo strappo con i Paesi membri, che a suo tempo avevano stabilito le linee guida e comuni per le politiche migratorie, come affrontarle e come trovare una soluzione congiunta.

Il problema di base è che un singolo capo di Stato, in questo momento, sta sgretolando anni di diplomazie, compromessi, sacrifici e decisioni in ambito internazionale, pur di far valere lo slogan “America first”. Gli Stati Uniti sono sempre stati il nostro specchio del futuro e se questo è vero ancora oggi, che la sorte ce ne scampi. Distruggere, provocare, scherzare col fuoco non sono pilastri saldi di una super potenza mondiale che al momento gode di una minaccia nucleare parecchio importante. Il negativo che prevale senza speranza alcuna, potrebbe lasciare segni indelebili nella struttura ossea della politica americana che prima o poi si troverà a fare i conti con mancanze, allontanamenti, sospetti che le impediranno di riallacciare rapporti duraturi e produttivi con il vecchio continente e non solo.

Giulia Papapicco

Classe 1988, laurea in Lettere e via, a New York per un anno facendo indigestione di pancakes e sciroppo d'acero ma soprattutto avendo modo di conoscere culture nuove. Scrivo per passione da sempre perchè solo in questo modo riesco a vedere le cose come sono veramente.

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