Germania: SPD nel caos. Martin Schulz rinuncia al ministero degli Esteri

Dopo le lunghe e faticose trattative per giungere ad un accordo tra la SPD e la CDU/CSU in Germania, la grande coalizione appare ancora instabile.

Il leader della Spd, Martin Schulz, ha pagato a caro prezzo l’accordo per dar vita ad un’ennesima grande coalizione a guida Merkel.
Due giorni dopo che l’intesa era stato raggiunta, Schulz ha ceduto il posto di Ministro degli Esteri.
Il partito ritiene che la sua rinuncia possa favorire un consenso più ampio al referendum tra gli iscritti alla SPD che dovrebbe concludersi il 4 marzo, quando in Italia si voterà per il rinnovo dei due rami del Parlamento.
Il capo della SPD era finito sotto un’enorme pressione da parte dei membri di partito per la sua incoerenza.
I vertici del partito socialdemocratico hanno costretto Schulz a rinunciare alla poltrona di ministro degli Esteri, dopo gli attacchi che gli hanno rinfacciato l’accordo con il partito conservatore di Angela Merkel. All’ indomani delle elezioni di settembre, infatti, il leader del partito socialdemocratico aveva dichiarato apertamente che non avrebbe dato vita ad un’altra grande coalizione.
Schulz, vittima dei suoi stessi voltafaccia, ha comunicato che non farà parte dell’esecutivo, lasciando la guida ad Andrea Nahles, che eredita un partito problematico e spaccato al suo interno.

Dopo la difficile intesa sull’ assegnazione dei ministeri all’interno della compagine governativa, che ha visto il passaggio del ministero delle finanze dai cristiano democratici ai socialdemocratici, un passaggio quasi storico, la grande coalizione appare ancora fragile.
L’accordo sulla grande coalizione era stato raggiunto dopo negoziazioni protrattesi per più di 24 ore, al termine dei quali si era deciso che alla SPD sarebbero toccate finanza e lavoro, alla Merkel difesa ed economia, con il leader dei cristiano sociali bavaresi, Horst Seehofer ministro dell’Interno.
Il governo non c’è ancora ufficialmente, bisognerà attendere i risultati delle consultazioni. Sull’ l’intesa tra la SPD e la CDU/CSU dovranno pronunciarsi con un referendum, nelle prossime tre settimane, gli iscritti al partito socialdemocratico e dovrà essere accettato anche dai congressi dell’Unione Cristiano Democratica e  dell’Unione Cristiano Sociale.
La Merkel, anche se ha dovuto subire critiche da esponenti del suo partito per le importanti concessioni accordate alla SPD, che di fatto le strappa ministeri di un certo rilievo, resta alla cancelleria, sventando l’ipotesi di un governo di minoranza che avrebbe indebolito la Germania, o di un ritorno alle urne.
Dopo mesi di stallo, l’accordo di coalizione è stato suggellato il 6 febbraio e le trattative tra i due partiti per la formazione di un governo di grande coalizione sono andate in porto, tra le ostilità dei membri più giovani della SPD, che guardano con sfavore ad un riallineamento con la CDU.

La maggiore soddisfazione  è venuta dall’Unione Europea, che ha accolto la notizia della coalizione con sollievo, scorgendo buone possibilità di rinforzare finanziariamente l’Unione.
Schulz aveva dato il via libera ad una nuova grande coalizione, che non era affatto scontata, date le profonde divisioni all’interno del partito, e aveva rivendicato un rinnovo di governo ed una riforma dell’Europa insieme al presidente francese Emmanuel Macron.
‘Sono pronta a fare compromessi se siamo pronti a garantire che alla fine i vantaggi supereranno gli svantaggi’, aveva dichiarato Angela Merkel ,spiegando di agire nell’ interesse del paese.
Dopo le elezioni, in cui la SPD aveva raggiunto un risultato disastroso, i socialdemocratici avevano commentato, in modo categorico, che un accordo con la Merkel non sarebbe mai e poi mai stato fatto, confermato con particolare fervore dallo stesso Schulz.
Nel frattempo l’ansia nell’ Unione Europea per un governo instabile a Berlino e il timore di dover affrontare nuove elezioni era cresciuta, anche perché stavano fallendo tutte le trattative con gli altri partiti.

Per Schulz la priorità era il recupero di una propria identità per la SPD, salvo poi approdare ad un nuovo inciucio all’ italiana.
Il capo della SPD ha dovuto far accettare al suo partito una linea politica diversa rispetto a quella che era stata discussa in campagna elettorale.
Il leader, messo alle strette, ha optato per l’uscita di scena, una notizia che arriva a poche di distanza dell’accordo raggiunto con la cdu/csu.
Dietro il passo indietro di Schulz è stata vista la volontà di contenere i malumori e i dissensi del partito, soprattutto quelli provenienti dall’ ala più giovane, fortemente contraria ad un accordo di governo, che si accinge a votare al referendum per la ratifica del programma condiviso dalla coalizione.

Federica Antonecchia

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