Io sto con Serracchiani

Le polemiche scatenate dalla dichiarazione di Debora Serracchiani della settimana scorsa non si placano

Una ragazza di 17 anni è stata vittima di uno stupro a Trieste la scorsa settimana. La polizia ha arrestato un ragazzo di 26 anni, richiedente asilo, con precedenti per rapina e maltrattamenti domestici. La Presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia ha commentato il fatto con queste parole

La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza

Dopodiché, il putiferio. Debora Serracchiani è stata accusata di essere razzista e di rincorrere la lega. Sulla vicenda è intervenuto Roberto Saviano che ha auspicato il passaggio della ex vicesegretaria del PD nelle fila delle camicie verdi. In un crescendo di reazioni, per lo più scollegate da ciò che realmente è stato detto, la polemica è proseguita su tutti i media nazionali, coinvolgendo un numero di partecipanti di cui è impossibile dare conto.

Non solo credo che la frase sia nient’altro che buon senso, ma sono convinto che la reazione di chi l’ha bersagliata di critiche sia un ottimo esempio di come la sinistra parolaia abbia contribuito a recidere il legame storico con il proprio elettorato di riferimento.

Spiegarlo mi sembra addirittura superfluo, ma visto il rumore prodotto da una dichiarazione così banale è invece necessario.

Il profilo giuridico

Partiamo dal profilo giuridico, visto che anche questo è stato messo in discussione. Il richiedente asilo, si è detto da più parti, non ha alcun dovere nei confronti del Paese che lo ospita. Il suo è un diritto garantito dalle convenzioni internazionali e, dunque, non esisterebbe un obbligo, nemmeno morale, a comportarsi “bene”.

Falso. Chi si fa portatore di questa tesi, evidentemente, non conosce le norme che regolamentano l’accoglienza di cittadini stranieri. Eppure basterebbe leggere una delle tante sentenze con le quali è stato revocato o negato lo status di rifugiato ad un richiedente asilo. Tra l’altro, infatti, ai sensi dell’art. 12 d.lgs. 251/07, ciò accade per lo straniero che costituisce un pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica, essendo stato condannato con sentenza definitiva per i reati previsti dall’articolo 407, comma 2, lettera a), del codice di procedura penale, reati tra i quali è compresa la violenza sessuale compiuta nei confronti di un minorenne.

Esiste, dunque, un patto tra Stato ospitante e richiedente asilo, non solo sotto l’aspetto morale, che è quello tirato in ballo da Debora Serracchiani, ma anche sotto l’aspetto giuridico. Lo Stato legittimamente nega l’asilo a chi si rende colpevole di alcuni reati tali da connotare il soggetto come socialmente pericoloso.

Il buon senso

Guardando il tutto da un profilo meno tecnico, le polemiche che da giorni accompagnano la vicenda appaiono ancora più surreali. Serracchiani, chiamata a chiarire il proprio pensiero, ha infatti aggiunto

Non esistono stupri di serie a o serie b. I razzisti vogliono respingere i richiedenti asilo, io voglio accogliere chi scappa dalla guerra. I razzisti pensano che una violenza fatta da uno straniero sia peggiore di quella fatta da un italiano, per me la violenza è sempre e comunque da condannare, senza colore e senza graduatorie. Se occorre lo ripeto. Un richiedente asilo chiede un atto di solidarietà e la comunità che lo accoglie instaura con lui un rapporto di fiducia.

Cosa ci sia di razzista in queste parole davvero non si capisce. E ancora più assurdo è accusare Serracchiani di essere razzista, dopo che da Presidente del Friuli-Venezia Giulia ha aumentato i fondi per l’immigrazione, contribuito ad approvare decine e decine di progetti, approvato un programma annuale per l’immigrazione senza ombra di dubbio tra i più avanzati e dopo che per anni è stata oggetto degli attacchi, questi sì razzisti, della destra che l’ha accusato, sfoderando tutto il repertorio più becero, di dare casa e lavoro prima agli immigrati e di spendere troppi soldi nell’accoglienza. Anche sul rapporto di fiducia violato Serracchiani dice una cosa iper condivisibile. L’accoglienza, lo sappiamo tutti, è faticosa. Richiede impegno, organizzazione, cambiamenti. Chiunque sa che una comunità che si adopera per accogliere qualcuno deve vincere resistenze ataviche. Sarà che da bambino ho letto le favole di Esopo e ricordo bene “Il contadino e la serpe“, sarà che ho avuto a che fare con quel senso di tradimento che ti assale quando gli sforzi profusi in una direzione vengono resi vani da chi si voleva aiutare, ma credo che le parole di Serracchiani abbiano espresso perfettamente quello che provano innanzitutto coloro che si sono adoperati per far si che la richiesta di asilo del ragazzo ora accusato di stupro venisse accolta. I primi a sentirsi traditi saranno stati gli avvocati che spesso si occupano gratuitamente di queste questioni e i volontari delle Ong che offrono assistenza ai rifugiati. È del tutto evidente che nell’ottica della vittima è indifferente lo status relativo alla cittadinanza dell’aggressore (anche se nella fattispecie c’è da specificare che la violenza è avvenuta proprio mentre la vittima stava cercando di soccorrere il ragazzo che si trovava riverso a terra e che questi si è fatto accompagnare in un treno fermo dove, secondo la ricostruzione della polizia, ha derubato, picchiato e stuprato la ragazza), ma non lo è per la comunità in cui quella ragazza vive. Non credo ci sia bisogno di spiegare che questo terribile episodio renderà più difficile il compito di chi si batte per l’accoglienza.

La sinistra parolaia

L’assurdità delle accuse rivolte a Serracchiani sono ben raccolte nella dichiarazione di Frattoianni, segretario di Sinistra Italiana

“A furia di inseguire la destra sul suo terreno per un pugno di voti dalle parti del Pd si distrugge via via una cultura politica che ha fatto la storia dell’Italia migliore. Amarezza e raccapriccio”

Io sono convinto proprio del contrario. A distruggere la cultura politica sono le strumentalizzazioni come quella di Frattoianni. A regalare intere fette di elettorato alla Lega e in generale alla destra è la sinistra parolaia che non distingue il buon senso dal razzismo ed è completamente incapace di capire che negare il senso di tradimento che un episodio del genere suscita in una comunità significa staccarsi completamente dalla realtà, finendo per lasciare spazi sterminati a chi, partendo da quello stesso episodio, soffia ogni giorno sul fuoco dell’intolleranza.

Fabio Avallone

Napoletano, classe 1975. Cresciuto tra i King Crimson, Maradona e Jorge Luis Borges. Laurea, Master e Dottorato di Ricerca in giurisprudenza, oscillando tra diritto del lavoro e diritto pubblico. Mi diverte scrivere, soprattutto di politica, ma anche di sport, comunicazione e nuovi media. Ho una miriade di passioni dietro le quali ogni tanto mi perdo.

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