L’arresto di Yuri Guaiana e le violenze sugli omosessuali in Cecenia

Il gesto di Yuri Guaiana contro la persecuzione degli omosessuali in Cecenia

È di ieri la notizia dell’arresto e del repentino rilascio di Yuri Guaiana a Mosca, durante il tentativo di consegnare 2 milioni di firme contro le violenze sugli omosessuali in Cecenia.

Eravamo a circa 3-400 metri dalla procura con degli scatoloni per consegnare le firme che abbiamo raccolto, due milioni, quando siamo stati avvicinati da alcuni poliziotti che ci hanno chiesto dove stavamo andando. Siamo stati fermati e portati in una delle loro camionette. Ci hanno requisito tutto il materiale che avevamo con noi, poi siamo stati trasferiti dove siamo adesso“, ha raccontato Guaiana all’ANSA, direttamente da una caserma Moscovita.

Qualche ora dopo, tramite anche una mediazione della Farnesina, Yuri viene rilasciato ed espulso dal paese, a comunicarlo è Angelino Alfano tramite Twitter.

È ancora Yuri ad intervenire poi e ad invitare a non perdere di vista la problematica essenziale: le persecuzioni di cui sono vittime gli omosessuali in Cecenia.

Cosa sta accadendo in Cecenia

Del resto, non è così semplice, nella moderna Europa, dimenticare l’affermazione degli esponenti del governo ceceno “Gli omosessuali qui non esistono” in merito al rastrellamento (profilattico – pare essere stato il termine utilizzato) di un centinaio di omosessuali in Cecenia.

Dalla prigione segreta nella città di Argun, intanto, arrivano i racconti dell’orrore dei testimoni oculari e dei sopravvissuti alle torture. Unghie strappate, scosse elettriche sui genitali, detenuti picchiati a morte. Lo scrive Novaja Gazeta, il quotidiano dell’opposizione per il quale scriveva Anna Politkovskaja. Si scrive di agguati, di cellulari sequestrati, di nomi da rivelare onde evitare un pestaggio a morte.

Le reazioni in Italia

Il gesto di Yuri ha provocato reazioni anche in Italia. L’onorevole Marco Marcolin (Ala-Sc), ad esempio, sì è schierato apertamente con la Russia e la Cecenia: “Il governo italiano non muova un dito per la liberazione di Yuri Guaiana. Non è possibile che l’Italia debba sprecare ogni volta soldi ed energie per liberare dei provocatori che vanno a infrangere le leggi di Stati stranieri sovrani. Ci sono equilibri internazionali che devono essere rispettati e che non si possono mettere in discussione per un singolo elemento la cui sorte sarà decisa, come è giusto che avvenga, dai tribunali competenti”.

La figura di Yuri fa dunque gioco alle semplici equazioni di una certa stantia classe dirigente e avvalora le granitiche certezze di ancora ragiona per compartimenti stagni.

Ammettere che il suo gesto abbia una matrice di pace e solidarietà e non di belligeranza – come è evidente – vorrebbe dire ammettere che l’omosessualità non costituisce perversione e che allo stesso tempo di omosessualità, ancora oggi, si muore.

Cosa possiamo fare: l’appello di Amnesty International

È forse ora che le istituzioni condannino gli accadimenti violenti, barbarici e inumani che stanno accadendo in queste ore in Cecenia.

Non possiamo nulla, certo, sulle politiche interne cecene, ma possiamo difendere quel patrimonio comune che rende gli uomini uguali davanti alla legge, al di là del proprio privato.

Un primo passo può essere quello di firmale la petizione lanciata da Amnesty international ( che troverete qui https://www.amnesty.it/appelli/cecenia-uomini-sospettati-omosessuali-rapiti-torturati-uccisi/), un secondo, molto più importante può essere quello di dare a questa storia risalto e rispetto, di parlare, condividere e supportare la comunità LGBTI+ cecena.

Lì dove sono presenti segreto e reticenza, c’è per forza vergogna.

Oggi, al grido #JesuisYuri, inizia il nostro pubblico dissenso e termina la nostra vigliacca vergogna.

Flavia Cavaliere

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