Lucky Number Blazers

La sfortunata storia dei Portland Trail Blazers al Draft NBA

Il destino a volte si accanisce senza apparente motivo su un uomo, una famiglia e perché no, anche su una squadra.
È il caso ad esempio dei Portland Trail Blazers, la franchigia più sfortunata di sempre alla lotteria del Draft NBA.

Il Draft è quel meccanismo per cui una lega come la NBA rigenera se stessa e garantisce (o almeno cerca di farlo) a chiunque di poter arrivare un giorno a vincere l’agognato Larry O’Brien Trophy: con probabilità decrescenti, dall’ultima arrivata fino alla vincitrice della stagione appena conclusa, si scelgono i migliori prospetti del basket universitario ed europeo sulla piazza.
In poche parole, scegliere tra le prime posizioni al Draft è quasi sempre garanzia di futuro: i Cleveland Cavaliers era la peggior squadra della storia NBA prima che scegliessero alla #1 un certo LeBron James.

Per scegliere bene al Draft c’è bisogno di programmazione, fiuto e una rete di osservatori a prova di tritolo, ma come per ogni lotteria che si rispetti, non si deve commettere l’errore di sottovalutare la componente QLO.
I Portland Trail Blazers tutte queste cose le hanno imparato a loro spese, precisamente nel 1978, nel 1984 e nel 2007, quando commisero tre dei più clamorosi sbagli nella storia dello sport mondiale.
Nel 1978 ai Trail Blazers toccò in sorte la scelta #1. Non era un Draft particolarmente ricco di talento (solo 4 giocatori al primo giro furono degli All-Star), ma viene ricordato per due motivi: il primo, è che fu il primo Draft in cui venne scelto un giocatore non-statunitense, il bahamense Mychal Thompson. Il secondo, perché in quel mucchio di giovani promesse c’era anche un biondino, un tipo piuttosto riservato, che portava il nome di Larry Bird.

Ed ecco qua, stagliarsi davanti ai Blazers, due possibilità per entrare nella storia: da una parte scegliere quello che sarebbe diventato un semi-dio del Gioco e dall’altra parte diventare la squadra che per prima scelse un giocatore non a stelle e strisce.
Secondo voi, quale porta hanno aperto i Portland Trail Blazers? Esatto: Mychal vestì la canotta nera-rosso-bianca. Larry Bird quella dei Boston Celtics.

Larry Bird al Draft NBA del 1978

Ma se è vero che Larry Bird finì comunque alla scelta #6, e quindi ben lontano dalle primissime posizioni nel Draft del ’78, i Blazers commisero un altro sbaglio, questa volta paragonabile a quello del buon Adamo: nel 1984 con la scelta #2 per le mani a Portland si decise di puntare il gettone su Sam Bowie. Alla #3 i Chicago Bulls presero Micheal Jeffrey Jordan, anche conosciuto come The Greatest Of All Time.

Quello del 1984 era una Draft pazzesco, con addirittura 4 giocatori ad entrare nella Hall Of Fame. La prima scelta andò agli Houston Rockets che fondarono le future fortune su Hakeem Olajuwon, che per il suo meraviglioso basket giocato dal post basso si meritò il soprannome di “Hakeem The Dream”.

Sempre nella corsia “grossi e cattivi” alla #5 i Philadelphia 76ers presero Charles Barkley, che nelle sua carriera litigò con tutti, non vinse nulla (cosa che gli viene ricordata spesso), ma ciò nonostante è ricordato come una delle più forti “Power Forward” di sempre.

Alla #16 invece i mormoni degli Utah Jazz puntarono forte su un piccoletto che li ripagò diventando il più forte playmaker di tutti i tempi: John Stockton.
La scelta #3 l’ho già anticipata e non credo abbia bisogno di grosse presentazioni: Sua Altezza Aerea Micheal Jordan.

John Stockton e Michael Jordan

Praticamente nel 1984 se ti andava male sceglievi un All-Star, ma se ti chiami Portland Trail Blazers “andare male” assume una connotazione completamente nuova: una delle più pacate definizioni che potete trovare di Sam Bowie è “La peggior scelta nella storia del Draft”. Non era un cattivo giocatore, ma paragonato a quello che è venuto fuori dalla cuccagna del ’84, Sam Bowie è a ragione, una delle puntate più infelici da che esiste la lotteria.
Manca ancora un Draft alla “Death List” dei Portland Trail Blazers, quello del 2007.
Di nuovo la franchigia dell’Oregon può scegliere alla #1 e di nuovo non perde l’occasione di farsi sfuggire uno dei migliori giocatori del basket contemporaneo, puntando su quello che SLAM definì “THE NEXT BIG THING”: Greg Oden.

Oden era un bellissimo lungo, nella concezione più moderna del termine, ma aveva un fisico di cristallo di Boemia. Al college mise mi mostra meraviglie è vero, ma la NBA fu per lui un’altra storia.
Per spiegare la parabola mi basta raccontarne i suoi albori: saltò completamente la prima stagione per un infortunio al ginocchio e al suo rientro, nella prima partita della stagione successiva, uscì dal campo dopo 13 minuti (!!!) per un altro infortunio.
Oden si perse per sempre, qualcuno tentò di dargli una chance, ma non riuscì mai a risolvere completamente i suoi guai fisici e così si ritirò dal basket giocato.

In tutto questo… chi fu la seconda scelta nel 2007? I Seattle Supersonics (ora trasferiti coercitivamente a Oklahoma City) presero un ragazzino sbeffeggiato da tutti durante i provini, perché non riusciva a sollevare nemmeno 80kg sulla panca. “Datemi un pallone in mano” mormorava a denti stretti lui. LUI, nello specifico, si chiama Kevin Durant, e aveva ragione: con un pallone in mano è da molti considerato il primo rivale di LeBron James per la corona della NBA.

Nonostante le sfortune o gli errori, Portland raramente è stata una pessima squadra, anche grazie ovviamente a scelte oculate in altri Draft e programmazioni ben costruite.
Uno dei suoi giocatori più rappresentativi della sua storia è Brandon Roy, che con la sua carriera sfortunatissima incarna perfettamente la “maledizione” che aleggia sui Blazers.
Ho raccontato di Brandon Roy, uno dei giocatori più romantici e cult in assoluto, in questi due video: dateci un’occhiata. Sono vostri.

 

Lorenzo Baravalle

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