Nasty Gal, la storia dell’impero fashion di Sophia Amoruso

La storia di Nasty Gal, il sito lanciato dall'allora ventenne Sophia Amoruso, destinato a diventare un impero dell'e-commerce a livello mondiale

Sophia è una ventenne arrabbiata come tutti i ventenni che non sanno cosa voler fare della propria vita. Il suo carattere indisponente ed irascibile la porta a scontrarsi con tutti i suoi datori di lavoro venendo ripetutamente licenziata. Vive da nomade trasferendosi da città in città, perché la vita con i genitori separati le sta stretta, ruba tra i negozi – specialmente abiti vintage – fino a quando un’ernia inguinale cambia la sua situazione. Infatti, per curarla Sophia ha bisogno di un’assicurazione sanitaria e l’unico modo per ottenerla è quello di trovare un lavoro.  Trova posto come guardia di sicurezza all’Accademia di Arte di San Francisco, un lavoro monotono e sedentario per una personalità dinamica come la sua, ma è in questo contesto noioso che la ribelle Sophia Amoruso lancia Nasty Gal.

Era il 2006. La dipendenza dai social era ancora una realtà lontana. Internet era presente nelle case, ma non tutti avevano ancora compreso il suo potenziale. Sophia Amoruso, ventitré anni e amante della moda vintage,  stanca della solita spazzatura messa in vendita online, ha un’intuizione: modifica un abito che aveva precedentemente rubato, lo fotografa e lo mette in vendita su eBay. In men che non si dica l’abito aveva raggiunto cifre a due zeri.  Era l’inizio di una nuova era dello shopping online. Era l’inizio dell’e-commerce Nasty Gal Vintage che in poco tempo sarebbe diventato un impero dal profitto a quattro zeri.

Per la scelta del nome l’Amoruso si fece ispirare dall’atmosfera funky degli anni ’70. La canzone Nasty Gal dell’icona Betty Davis era quella che meglio rappresentava la personalità della giovane imprenditrice in erba. Del resto proprio lei stessa sapeva di essere una “ragazza ribelle”.

Sophia, con la sua Nasty Gal, diventa ben presto una guru della moda tra le giovani californiane e non solo. Il suo stile abbraccia i gusti di una generazione sempre più attenta alle novità e al mix tra vintage e contemporaneo. Nel pieno del suo ancora piccolo successo, nel 2008 eBay le blocca il sito per un periodo indeterminato. Quello che sembra la fine di Nasty Gal è invece solo l’inizio di una grande avventura. L’Amoruso lancia così un proprio sito web, poi diventato azienda, dedicato alla vendita al dettaglio di abiti ed accessori che porterà la sua fama ad estendersi oltreoceano.

Britt Robertson nei panni di Sophia in una scena di “Girlboss”

Secondo i dati  il profitto dell’azienda è passato da 223.000 dollari nel 2008 a quasi 23 milioni di dollari nel 2011. Il New York Times l’ha ribattezzata “la Cenerentola del Tech” ma, a quasi dieci anni dal lancio, questa bella favola che raccontava di una giovane ventenne che si scopre imprenditrice si se stessa sembra non aver avuto il suo sperato lieto fine. Nel 2015 l’Amoruso si dimise dalla carica di amministratore delegato della sua stessa azienda e nel novembre del 2016 Nasty Gal ha dichiarato bancarotta. Nel febbraio del 2017, l’e-tailer è stato salvato dal colosso Boohoo.com.

Dalla sua esperienza, l’imprenditrice ha scritto anche un libro intitolato “Girlboss – come ho creato un impero commerciale partendo dal nulla” da cui è tratta l’omonima serie TV realizzata da Netflix, prodotta da Kay Cannon e Charlize Theron con Brit Robertson nei panni di Sophia.

 

 

Viviana Guglielmino

Studentessa di lettere moderne, assidua collezionista di Vogue e amante della storia della moda. Scrivo per passione e leggo per diletto. Credo ancora nel giornalismo, nel sapere e nell'informazione quella vera

0 Commenti

Nessun Commento!

Non ci sono ancora commenti, ma puoi prima commentare questo articolo.

Lascia una risposta


Warning: Illegal string offset 'note' in /home/caffecar/public_html/newsandcoffee.it/wp-content/themes/dialy-theme/functions/filters.php on line 223
<

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.