Sanremo: la Rai dirà addio all’Ariston?

Anche il Festival potrebbe essere rimesso a nuovo dalla nuova dirigenza Rai: vincerà l'esperimento o la tradizione?

Perché Sanremo è Sanremo! O forse no.

Ci rimarrà almeno il jingle tormentone di anni e anni passati a commentare tutto quanto passava sul palco dell’Ariston? Forse si ma non avrà lo stesso sapore. A quanto pare infatti, i vertici Rai sono sempre più intenzionati a lasciare la storica location del teatro e trasferire il carrozzone del Festival di Sanremo in un altro luogo non ancora ben definito, ma che dovrebbe rimanere nei paraggi. L’idea ritorna ciclicamente a ridosso del Festival ma quest’anno le dichiarazioni del direttore di Rai1 sembrerebbero essere molto più veritiere. Dichiarazioni che arrivano in un momento florido della kermesse (basti pensare al successo di Francesco Gabbani e al boom di ascolti della scorsa edizione) e in particolare dell’Eurovision Song Contest che non solo ha regalato picchi di share inediti ma che sembrerebbe aver suggerito agli addetti ai lavori, una ventata di novità da regalare alla competizione canora.

Stefano Gabbani vincitore del Festival di Sanremo 2017

credits photo: corriere.it

Ma perché abbandonare una location storica?

L’impatto della notizia non è certo positivo e ai più affezionati non sembrerà una buona idea. C’è un ma, però, che potrebbe spiegare anche ai più conservatori le ragioni che spingerebbero la Rai a voler rinunciare al palco dell’Ariston che ospita il Festival dal 1977. Il nome del prossimo conduttore del Festival non è ancora stato svelato ma sembrerebbe essere quello di Paolo Bonolis. Cosa c’entra Bonolis? Già nel 2008 aveva dichiarato che se avesse accettato di condurlo di nuovo, il Festival avrebbe dovuto cambiare qualcosa di fondamentale come la location. Non un aut aut ma quasi. In secundis la voglia di giocare sulla scia di ascolti inaspettatamente alti per l’Eurovision che, sommati a quelli record di Sanremo 2017, regalerebbero uno spettacolo di certo redditizio, sperimentale e ricco di novità.

Dal salone delle feste al palafestival

Forse non tutti si ricordano che dal 1951 al 1976 ad ospitare il Festival non fu l’Ariston, ma il salone delle feste del Casinò di Sanremo. E che nel 1991 per festeggiare i 40 anni della gara canora italiana più seguita, si scelse il PalaFiori del nuovo Mercato dei Fiori (frazione Bussana) poiché più capiente in termini di locali.
Perché dunque non creare un luogo apposito per ospitare il Festival? Il direttore di Rai1 Andrea Fabiano apre alla sperimentazione. Un cambio radicale come già ce ne sono stati nel corso della storia della competizione: pensiamo alle doppie canzoni durante l’edizione di Fabio Fazio o ai giochi delle giurie cambiate e modificate soprattutto negli ultimi anni. Non sempre dunque le novità mettono a rischio il successo di un programma così longevo.

Il primo Festival di Sanremo all'Ariston

credits photo: davidemaggio.it

Le battaglie fra i puristi e gli innovatori ci sono sempre state. Il rischio sarebbe quello di snaturalizzare il Festival spostandolo non solo fisicamente ma anche idealmente in una dimensione completamente diversa. Dal rassicurante teatro con la sua struttura, i suoi posti riservati, le prime file che tanto donano ai telespettatori in termini di chiacchiere e commenti, alle sue balconate che hanno regalato momenti di suspance a Pippo Baudo. E la scalinata? Dove la lasciamo la scalinata? È vero che la dimensione è un po’ anacronistica ma non è forse proprio questo uno dei tanti motivi del suo fascino? E per passare dove? A un tendone da circo? Un palazzetto moderno e più funzionale a veicolare la musica suonata dal vivo? Poche certezze ci rimangono nella vita, se ci togliete pure quella dell’Ariston almeno regalateci un sogno degno di tale trauma.

Giulia Papapicco

Classe 1988, laurea in Lettere e via, a New York per un anno facendo indigestione di pancakes e sciroppo d'acero ma soprattutto avendo modo di conoscere culture nuove. Scrivo per passione da sempre perchè solo in questo modo riesco a vedere le cose come sono veramente.

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