Se ti scandalizzi perché un migrante ha un cellulare, sei un idiota

A Roma parte una raccolta di telefoni cellulari usati, da dare agli immigrati. Ma c'è chi si scandalizza.

A volte un cellulare può salvare una vita, oltre che permettere di custodire il ricordo di un affetto

È partita una campagna di raccolta di  cellulari usati, di quelli che noi dismettiamo a pochi mesi dall’acquisto, quelli che ci sembrano troppo poco per le tante nuove applicazioni che ci propinano. Quegli stessi cellulari che talvolta vediamo in mano ad un migrante o extracomunitario – come ancora in maniera dispregiativa usiamo chiamarli – e ci scandalizziamo, arrogandoci il diritto di giudicare sul perché sono nelle loro mani, visto che dovrebbero essere indigenti e spesso in condizioni più che precarie.

Oggi i tempi sono cambiati, sono cambiate le distanze, come è cambiata la vita di chi lascia tutto, affetti, parenti, amici, nella speranza di avere un futuro più giusto, più umano, in un posto diverso da dove si è nati.

Ecco che quel cellulare dato “in prestito” ai migranti transitanti”, diventa l’unica possibilità per tenere un contatto con la famiglia, oppure per orientarsi durante un tragitto. Ma anche conservare qualche foto, una canzone, un appunto, un messaggio, un numero di telefono. Ecco a cosa servono i cellulari. Perché c’è chi grazie ad un cellulare ha salvato la sua vita e quella di altre persone, riuscendo a mandare un messaggio mentre la propria barca stava per affondare nelle acque del mediterraneo.

Ti scandalizzi perché i migranti hanno un cellulare? Allora sei un idiota” – è questo il titolo di un articolo del quotidiano inglese “The Indipendent” di qualche tempo fa, che rispondeva a politici, xenofobi e populisti che accusavano i migranti di scappare dal proprio paese, senza però rinunciare al cellulare, oggetto che ancora in molti considerano un oggetto di ricchezza e agio. Ma così non è ed è per questo che la Baobab Experience ha organizzato questa raccolta.

I cellulari donati saranno distribuiti presso il locale Sparwasser, in via del Pigneto 215 a Roma, ai migranti che ne avranno bisogno per ricostruire la loro vita affettiva, per tenere in piedi un contatto con le loro famiglie di origine, attraverso una telefonata, un messaggio, un gesto di affetto che viene da lontano, ma che sa divenire vicino. E nel mondo del virtuale tout court, quando in tanti pur potendo avere un contatto diretto con qualcuno, affidano le proprie vite e le proprie emozioni ai social, ai messaggi, alle chat, questo mezzo che è il cellulare può rendere molto meno virtuale un rapporto familiare e di affetto, che dovrebbe essere patrimonio di tutti.

 

 

Simona Stammelluti

Scrittrice prestata al giornalismo, vivo in bilico tra la notizie in tempo reale e la necessità di raccontare storie. Sempre con la valigia pronta. La vita mi ha concesso così tanto, che forse dovrei voltarle il resto.

3 Commenti

  1. Avatar
    Maddalena Giugno 12, 2017

    condivido a pieno il contenuto dell’articolo.scritto in maniera esaustiva.Dovremmo tutti mettere da parte stupide ostilità e andare incontro a chi ha i medesimi diritti di continuare ad avere un contatto con le famiglie di origine.Donerò il mio vecchio cellulare…meno male che con questo articolo so anche dove consegnarlo!

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  2. Avatar
    epode Giugno 13, 2017

    Ok, ma se ne vedo uno, ma non uno è, cioè tanti, con telefoni da 7/800€ qualche domanda me la faccio

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      donato Luglio 15, 2017

      appunto!!! hai ragione, pure io me lo faccio venire il dubbio. il buonismo da quattro soldi dell’italiano medio.

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