Slow food: una nuova politica a tavola

Come risponde l' enogastronomia allo junk food

Negli ultimi anni si sente più forte la volontà di tornare a tempi di vita più lenti, più umani, soprattutto a tavola. Questa spinta prende forma attraverso movimenti culturali come quello dello slow food. Quest’ultimo si ripropone di salvare le biodiversità alimentari dall’invasione del junk food e del fast food. Nel 1989 fu Carlo Petrini a dare inizio a questo nuovo approccio all’enogastronomia con lo slogan ”buono, pulito e giusto’‘.
Le piccole produzioni agroalimentari, aderendo all’associazione hanno modo di rivolgersi ad un pubblico più vasto con prodotti di alta qualità.  Attraverso l’istituzione del presidio slow food si tenta di recuperare e certificare le piccole aziende artigianali che soffocherebbero sotto il peso di quelle industriali.
Il presidio è solo una delle tante risposte all’ industrializzazione del mondo enogastronomico. Un altro progetto altrettanto ambizioso è quello dell’ Arca del gusto, che viaggia per il mondo in cerca di ”prodotti che appartengono alla cultura, alla storia e alle tradizioni di tutto il pianeta.”

Slow food in Campania

In Italia ci sono settecentosettanta prodotti che rientrano nella denominazione slow. Solo in Campania ne abbiamo cinquantatré riconosciuti. Nell’ ager Campanus numerose sono le iniziative tese al recupero di produzioni artigianali.

Lo scorso 28 Aprile si è tenuta la notte del lavoro narrato a Vico Equense. Una location suggestiva dove poter apprendere come si svolge la vita lavorativa di un artigiano. Intorno ad un enorme falò si sono riuniti tantissimi artigiani che hanno raccontato il loro mestiere fatto di sacrifici, ma soprattutto d’amore. Nei racconti che si susseguono si parla infatti di amore per la propria terra, per le proprie radici e in particolare per il proprio lavoro. Sulle mani mortificate dalla fatica si legge il messaggio sotteso a tutto il movimento slow food: sostenere, condividere e agire per far sì che il lato più umano del lavoro si rifletta sull’azione più umana di tutte, mangiare.

Credit Photo: nuovo sud

Agricoltura slow: nutrirsi in modo tradizionalmente innovativo

Il pensiero slow non riguarda solo ciò che sta scomparendo dalle nostre tavole, ma anche come i prodotti ci arrivino. I cambiamenti climatici e l’inquinamento hanno costretto a modificare drasticamente i metodi di coltivazione. Fertilizzanti aggressivi, la perdita delle biodiversità e colture sempre più intensive stanno cambiando l’ambiente e di conseguenza il nostro corpo. I prodotti agroalimentari che vengono consumati non hanno le sostanze nutrienti necessarie al nostro benessere. Lo slow food da una soluzione innovativa basata su metodi tradizionali. Con l’agrodiversità si risolverebbero le diatribe fra produzione industriale e familiare, ricostituendo un sistema naturale di coltivazione. In questo sistema il contadino come il proprietario d’ industria
operano delle scelte, coscienti del fatto che ricadranno sul sistema rurale mondiale. Si torna quindi ad una visione olistica, come spiegano C. Peano e F. Sottile nel libro ”Agricoltura slow‘, per cui la terra non è una una macchina da ottimizzare, ma un essere vivente da rispettare e da capire. Il concetto centrale è che l’ essere umano è legato all’ambiente in cui vive. Di quell’ambiente fa parte anche tutto ciò che si mangia. Il cibo ha un ruolo importante nei meccanismi sociali. Biologicamente siamo fatti per rispondere agli stimoli esterni. Lo slow food propone di stimolare il corpo in un modo naturale, meno soggetto alla velocità del nostro tempo, e soprattutto di mangiare per il puro piacere di farlo.

Annalisa Citro

23 anni. Studentessa di editoria presso la facoltà di scienze della comunicazioni all' Università degli studi di Salerno. Divoratrice di libri, amante della buona cucina e del buon vino, dipendente senza speranza dalla musica. Questo e qualcos'altro sono io: Annalisa.

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