A Torino da capolista: l’Inter tra sogno e (legittimo) entusiasmo

Qualunque cosa succeda a Torino, non cambierà ciò che è successo sino ad oggi

Inter a Torino da capolista: l’entusiasmo può fare male

Sono interista. E se dovessi descrivere questa prima parte di stagione lo farei con una classica frase di Bruno Pizzul: “tutto molto bello”. C’è chi la chiama cura Spalletti, chi lo chiama culo che prima o poi finirà, c’è chi la chiama assenza delle coppe. Secondo me è un insieme di fattori: il culo certo, senza il culo non si va da nessuna parte; Spalletti certo, ha sicuramente dato un’impronta mentale e tattica importantissima; l’assenza di coppe più o meno, visto che la rosa, per questa ragione, è abbastanza corta.

A me l’Inter a Torino da capolista fa paura. Fa paura perché a volare troppo vicino al sole poi ci si brucia, e fa male. Fa paura perché se è chiamata “Pazza Inter” un motivo c’è, ed è che quando tutto sembra andare benissimo può cadere come un castello di carte. Fa paura perché la Juventus, nonostante tutto, resta la squadra da battere, e lo Juventus Stadium (pardon, Allianz) non è proprio un campo facile. Fa paura perché – sperando che non succeda – prendere gli schiaffi a Torino potrebbe significare prendere schiaffi anche a livello mentale, che al di là della singola partita sarebbe la cosa peggiore per un’Inter così in salute sia sul campo che per mentalità.

Detto questo, sono fiducioso sull’impostazione tecnico-tattica (ma quanto è bella l’espressione “tecnico-tattica”?) che Spalletti darà ai Nerazzurri. Sono più che convinto della sua consapevolezza sulla superiorità individuale dei Bianconeri. La differenza tra le due squadre è nella lunghezza della rosa e soprattutto nella qualità della stessa, ma il turnover può essere un’arma a doppio taglio. Allegri deve necessariamente cambiare per le coppe, Spalletti non cambia più di tanto per mancanza di alternative in vari ruoli (se sciaguratamente si infortunasse Icardi chissà cosa succederebbe?). Gli undici che giocano sempre insieme si trovano di più e meglio, a memoria, dimostrando compattezza e affiatamento sempre maggiori.

I come 1 in numeri romani, I come Icardi

Tornando a Icardi, secondo me è lui, in questo momento, il jolly di un’Inter che va a Torino da capolista, al 1° posto della classifica di Serie A. Mi aspetto una partita non troppo diversa da quella di Napoli, ma con più pressing sulla Juventus, che in difesa dimostra di iniziare ad avere qualche problema nel giro palla, specialmente con Chiellini anche a Napoli ha sbagliato qualche disimpegno rischiando parecchio. Per il resto sarà oggettivamente difficile fare gioco a Torino: potrebbe perciò essere proprio una giocata sporca, cinica, al primo pallone toccato, di quelle che ti fanno amare Icardi, ad essere decisiva.

È un giocatore che nel fare gol, considerando la sua età (e so che questo potrebbe non piacere) non ha molti rivali al mondo. Sicuramente, in questo momento, tra le 5 punte più forti in circolazione. Per il resto della partita,, come la Juventus ha fatto a Napoli, basta parcheggiare il pullman davanti alla porta e aspettare il 90esimo.

Spalletti, culo, coppe, ma anche mercato

Dicevamo prima: fattore Spalletti, fattore culo, fattore assenza di coppe. Anche il mercato (a parte, almeno per ora, i punti di domanda Cancelo e Dalbert) ha giocato un ruolo fondamentale. Ad inizio anno, vedendo i fuochi d’artificio dei cugini, un po’ ho rosicato, ma giornata dopo giornata mi sono ricreduto, e tanto:

  • Borja Valero orchestra la manovra con una qualità e una fluidità che non si vedevano da anni a San Siro (forse da Sneijder, nonostante siano due giocatori molto diversi).
  • Skriniar migliora partita dopo partita, con pochissimi errori ed una sicurezza invidiabile per un classe ’95 al primo anno in una squadra da testa della classifica. Una diga.
  • Vecino ha un’intelligenza tattica che spicca sempre più. Non sarà il Nainggolan dell’Inter, come lo aveva descritto qualcuno al suo arrivo, ma è sempre sul pallone, a recuperare e far ripartire l’azione.
  • D’Ambrosio: insieme a Santon non è un acquisto ma un recupero. L’acquisto di Cancelo sembrava vederlo come riserva del portoghese. Partita dopo partita riesce invece a garantire il giusto equilibrio tra fase difensiva e spinta: il classico terzino di equilibrio, quello che sa fare bene un po’ di tutto. Non Maicon in attacco, non Zanetti in difesa, ma un buon compromesso tra le due fasi di gioco.
  • Santon: come D’Ambrosio, è un acquisto a zero. Ad inizio stagione sembrava dover essere la terza scelta dopo Dalbert e Nagatomo, e ora si è ripreso il posto da titolare, mostrando sicurezza e buona qualità nell’impostazione dell’azione. Non mi è mai piaciuto, lo trovo un po’ macchinoso, ma le recenti prestazioni parlano da sé.
  • Il pubblico: il dodicesimo uomo in campo, e non si chiama così per caso. Affluenza media da record (Sky) e grande entusiasmo, anche quando sono chiamati in causa elementi in passato beccati (vedi Ranocchia).

Ci vediamo all’Allianz Stadium

L’Inter di sabato sera a Torino dovrà essere molto particolare. Ci vorrà grande attenzione, ci vorrà una grande fase difensiva, ma ci vorrà anche fantasia, ci vorrà la voglia, la fame che si è vista qualche giorno fa nei minuti di recupero di Inter – Chievo. Ci vorranno gli occhi della tigre di Rocky, in tutti, dal primo all’ultimo. Ci vorrà la voglia di vincere una partita fondamentale per la stagione, fondamentale per continuare a sognare, ma con i piedi ben saldi per terra. La tua superiorità  non è in dubbio, cara Juventus, ma attenta, perché dopo un po’ di anni può mancare la voglia, voglia che anno dopo anno cresce nelle rivali. Ci vediamo all’Allianz Stadium.

Andrea Careddu

Ho 22 anni e studio Comunicazione alla Carlo Bo di Urbino. Scrivo di Tech e Social Media. Racconto gli eventi dall'interno. Amo la fotografia. Studio Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni. Sono @acareddu ovunque o quasi.

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