Torino, cosa sappiamo della notte di terrore

Le accuse, le parole del sindaco Chiara Appendino e il piccolo Kelvin

Il sabato sera davanti al maxi schermo in piazza San Carlo, a Torino, si è trasformato in un incubo. Durante la finale di Champions, l’onda della paura ha travolto migliaia di persone. Una corsa verso la salvezza, fra le grida e gli spintoni si è conclusa con più di 1500 feriti.

L’ipotesi della bravata

Nel rumore si odono “una bomba”, “un attentato”. E così la psicosi del terrorismo si è trasformata in tragedia. Le telecamere riprendo un ragazzo a petto nudo, con indosso uno zaino nero. Alza le braccia e attorno a lui, il vuoto. Tutti corrono, scappano. Potrebbe sembrare la posa di un kamikaze. Potrebbe essere una bravata. Ad alimentare questa ipotesi si uniscono l’immagine dell’amico, che accompagna, urlando, quel gesto ambiguo e la segnalazione già ricevuta da uno dei due per tafferugli da curva.

Dieci ore di testimonianza confusa dopo, il giovane è uscito dalla questura, completamente scagionato. Qualcuno in quell’onda di panico e confusione avrebbe fatto una bravata sì, ma non loro. L’intento di quelle braccia alzate era nient’altro che un tentativo di calmare la folla. Un tentativo goffo che ha attirato l’attenzione degli inquirenti. Il filmato rivela una verità ancora diversa: il ragazzo era ubriaco, nelle riprese lo si vede piangere abbracciato ad alcuni amici.

Chiara Appendino

La sindaca Chiara Appendino era a Cardiff, quella notte. In un post sulla sua pagina Facebook, dichiara:

In relazione ai fatti di Piazza San Carlo, la Città di Torino precisa che il soggetto organizzatore, Turismo Torino, ha operato con le medesime modalità messe in atto nel 2015 in occasione della finale proiettata il 6 giugno. Anche in quel caso la Città, con propria delibera, aveva incaricato Turismo Torino quale soggetto organizzatore e non era stato approvato alcun provvedimento di ulteriore limitazione nella vendita di vetro e metallo, oltre a ciò che è previsto dall’art. 8 bis del Regolamento di Polizia Urbana.
È stato inoltre predisposto dalle forze dell’ordine un servizio di controllo degli accessi e presidio delle vie di fuga.

Pesanti, le accuse rivoltele. Appoggiarsi completamente alle decisioni dei predecessori, specie in tema di sicurezza, in uno scenario in cui le misure dovrebbero essere oggetto di continuo aggiornamento, non è stata una decisione apprezzata, neanche da molti suoi elettori.

L’ordinanza antivetro

Molte critiche sono giunte anche per l’ingente quantità di cocci di bottiglie che ha invaso il pavé della piazza e che ha reso la fuga di chi cadeva, una trappola di vetro. Già a Capodanno si parlava di misure preventive di sicurezza: il divieto di vendita di bevande alcoliche in vetro, in particolare. Mentre si chiudevano le strade e la viabilità, in vista della finale di Champions, però, questo divieto pare esser stato omesso. Secondo Angelo Sanna, questore di Torino, una ordinanza antivetro sarebbe incostituzionale.

Il piccolo Kelvin

Fra i 1527 feriti, vi sono tre casi gravi, di cui un bambino. Kelvin ha solo sette anni e sabato sera è stato travolto e calpestato dal panico della folla mentre “era cosciente, piangeva“, racconta la sorella. In codice rosso e in prognosi riservata, è stato trasportato prima all’ospedale Mauriziano e poi al Regina Margherita. Le sue condizioni sono in lieve miglioramento. I medici del reparto di rianimazione proveranno a svegliarlo dal coma farmacologico nel pomeriggio.  Le due donne ricoverate alle Molinette sono in condizioni gravi, ma stabili.

Deborah Talarico

Sono nata a Torino l'ultimo giorno d'estate del 1990 e da quando, per la prima volta, ho preso in mano una penna non ho mai smesso di scrivere. Da sempre affascinata dalle parole, sogno un futuro nel loro mondo: fra i libri, il giornalismo, la comunicazione e la filosofia. Sul blog personale deborahtalarico.wordpress.com racconto pensieri, momenti e persone.

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