Trattative Lega-M5s: tutto pronto per la premiership?

Dopo 70 giorni di colloqui, domani Matteo Salvini e Luigi Di Maio presenteranno il nome dell futuro premier giallo-verde. Chiunque esso sia, davanti a sé avrà molto su cui lavorare

Lunedì 21 i leader di Lega e MoVimento 5 stelle, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, incontreranno il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Se tutto va come previsto, sapremo allora il nome del premier incaricato. O magari potrebbero gettare definitivamente la spugna: ma dopo incontri, trattative, telefonate che hanno condotto a cotanto accordo di governo, meglio non prendere in considerazione l’ipotesi.

L’importante era non tornare alle urne a luglio. Implorare altro tempo al Capo dello Stato sembra essere stata l’ultima, disperata mossa del duo Di Maio-Salvini, promettendogli il nome di chi sarà finalmente in grado di mettere insieme una squadra di governo. Squadra che però ancora non si vede. In compenso sono venuti fuori degli ibridi interessanti, come quel “contratto di governo” accuratamente edulcorato da temi che, nella bozza filtrata dalle colonne dell’Huffpost, avevano reso palese la sua irricevibilità – primo fra tutti quello sull’euro.

Il contratto è già pronto per essere esaminato da Mattarella, ma il Capo dello Stato si attiene alle regole disciplinate dalla Costituzione e alle cortesie istituzionali e così, prima di esprimersi, sarà necessario che venga risolta anche l’ultima questione: la premiership. Di Maio e Salvini hanno avuto tempo fino a domenica, anzi, ne è anche avanzato per ascoltare la “base”, con gazebi nelle piazze (per la Lega) e una votazione online (per il M5s); sull’esatto numero dei votanti online, (44.796 persone) la piattaforma Rousseau si conferma emblema del cortocircuito della democrazia diretta, in cui basta l’equivalente di meno di un quartiere di una grande città per ratificare un documento semi-ufficiale.

Fosse questo il problema. Fino a pochi giorni fa, in mancanza di un accordo, si era addirittura parlato (ipotesi poi naufragata) di staffetta tra i due leader. Inusuale, ma per lo meno sarebbe più coerente di un premier terzo che, nel caso, da chi potrebbe dire di essere stato “eletto”?

Tra i diversi escamotage di questi ultimi 70 giorni, è forse proprio quest’ultimo il più innovativo nella storia repubblicana del nostro Paese. L’assetto ormai irrimediabilmente tripolare del Parlamento e le nuove combinazioni che ha reso possibile per le trattative erano scenari che avrebbero potuto crearsi già nel 2013 – il fatto che così non sia stato è un’altra storia -; le trattative in sé, tra le consultazioni ufficiali al Quirinale e gli accordi ufficiosi tra Salvini e Di Maio, hanno di speciale solo che, per la prima volta, si è profilato il rischio di non riuscire a far partire la legislatura e di dover richiamare gli italiani alle urne.

Resta solo da scegliere la poltrona principale. La rosa dei nomi comprende personaggi che si rincorrono a suon di indiscrezioni. Si è fatto un gran parlare del leghista Giancarlo Giorgetti, che però nel frattempo potrebbe accontentarsi della nomina a sottosegretario con delega ai Servizi; poi è spuntato il nome di Emilio Carelli, direttore responsabile di SkyTg24 e neo eletto deputato al collegio Roma-Fiumicino con il MoVimento 5 stelle. Carelli, nato e cresciuto in Fininvest, avrebbe potuto essere la figura conciliatoria per antonomasia delle due anime del governo in fieri: dagli studi di Silvio Berlusconi alla militanza pentastellata, avrebbe comunque mantenuto un profilo abbastanza basso da non troneggiare né su Di Maio né su Salvini.

Dunque siamo finalmente arrivati alla resa dei conti? Potrebbe essere. Potrebbe essere arrivato il momento per i due partiti di dimostrare davvero cosa sono in grado di fare, dopo una legislatura (più di una per la Lega, un effetti) passata all’opposizione. È il bello della democrazia, no? E allora, in bocca al lupo.

Certo sarebbe un vero peccato se il tutto si risolvesse in un flop. Sarebbe un vero peccato se il contratto di governo firmato dai due leader finisse per essere solo l’ennesima mossa di una campagna elettorale preventiva, in attesa di elezioni che tanto il Capo dello Stato non sembra comunque intenzionato a prendere in considerazione (è il motivo per tanta pazienza, d’altra parte). Eppure i numeri, così come calcolati dall’Osservatorio conti pubblici dell’università Cattolica di Milano diretto dall’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli, fanno pensare che sia proprio così. Le misure previste dal contratto appaiono per ora impasticabili. E se anche si volesse considerare tendenzioso lo studio di Cottarelli, vale anche sottolineare l’autorevolezza di chi l’ha portato avanti. Eccoli, i vantaggi della competenza in materia: dare credibilità, soprattutto rispetto all’imbarazzo di un contratto di governo firmato dal “signor” Di Maio e dal “signor” Salvini.

Come promesso, lavoro fino all’ultimo per dare un #futuro migliore all’#Italia.

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Liliana Farello

Aquilana, classe '93, attualmente studio Relazioni Internazionali alla Sapienza di Roma. Nel mio futuro mi piacerebbe vedere cosa c'è dall'altra parte del mondo, ci sto lavorando.

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