Immigrazione: dopo il vertice di Parigi si passerà ai fatti?

Si è tenuto pochi giorni fa il vertice a quattro sui flussi migratori. Paolo Gentiloni: ''Serve una strategia comune''

Si è tenuto lunedì 28 agosto il vertice a quattro di Parigi sull’immigrazione.
L’incontro ha visto i rappresentanti dei governi francese, tedesco, spagnolo e italiano, con la presenza dell’Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e di sicurezza ed i rappresentanti dei tre paesi africani, Niger, Ciad e Libia.
Al vertice si è discusso su come portare avanti un controllo che sia funzionale e come rafforzare la cooperazione internazionale, soprattutto alla luce degli attentati terroristici che stanno insanguinando l’Europa, gli ultimi dei quali hanno visto vittima la Spagna pochi giorni fa. Stando al documento rilasciato a conclusione del vertice:

I capi di stato e di governo e l’alto rappresentate/Vicepresidente sottolineano che è importante anche rinforzare le possibilità di controllo delle frontiere a sud della Libia e migliorare la cooperazione con Niger, Chad e altri paesi africani come il Mali. Per questo, sostengono il progetto guidato dall’Italia in collaborazione con la Commissione europea per potenziare la gestione integrata delle frontiere e delle migrazioni in Libia. Inoltre, sostengono l’attuazione dell’Accordo di pace siglato a Roma il 31 marzo 2017 dalle tribù del sud della Libia, che rappresenta un ulteriore strumento per la lotta contro i traffici illegali nella regione.

Il salvataggio in mare resta una priorità. Germania, Francia, Spagna e l’AP/VP sono soddisfatte dalle misure adottate dall’Italia, stato membro in prima linea sulla rotta del Mediterraneo centrale, nel pieno rispetto del diritto internazionale.

Gli impegni volti a combattere un’immigrazione irregolare in mare dovranno andare di pari passo con misure volte a migliorare e tutelare i diritti umani.
In accordo con l’UE, Spagna, Francia, Italia e Germania si impegnano nella creazione di una nuova cooperazione con i paesi d’origine e a tal proposito è volto il progetto italiano di cooperare con 14 comunità locali sulle rotte migratorie in Libia.

Un passo avanti potrebbe riguardare la revisione del trattato Dublino. In merito si è pronunciata la cancelliera tedesca Angela Merkel:

Tutti in Europa devono accettare che il vecchio sistema Dublino non è sostenibile. Non può essere che Grecia e Italia debbano sopportare da sole tutto il carico, solo a causa del fatto che la loro posizione geografica è tale che i profughi arrivano da loro. Per questo i profughi vanno distribuiti in modo solidale.


La convenzione di Dublino, ricordiamo, impone ai paesi di prima accoglienza di farsi carico dei richiedenti asilo. Il regolamento impedisce di presentare una domanda di asilo in più di uno stato membro, e prevede che la domanda la esamini lo stato dove il richiedente ha fatto ingresso nell’Unione. È chiaro come esso comporti una pressione maggiore sugli stati membri del sud dell’Europa, che sono anche i paesi d’ingresso nel continente.

Dal canto suo Emmanuel Macron, per cui la difesa del trattato di Dublino era stato uno dei punti fermi della sua campagna elettorale, rilancerà l’idea di creare hotspot avanzati in Niger, Ciad e Libia per esaminare le domande di asilo.

Sull’esigenza di una strategia comune si è pronunciato il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Il premier ha dichiarato che l’impegno deve essere europeo e riguardare tutti, ribadendo che l’Italia continuerà a dare accoglienza, ma che dovrà andare in parallelo con un controllo maggiore dei flussi e l’assoluta neccessità di una stabilizzazione della Libia.
Un ringraziamento all’Italia è poi arrivato da tutti i leader presenti.

Il premier spagnolo Mariano Rajoy ha ringraziato Paolo Gentiloni  per l’impegno dell’Italia in materia migratoria ed ha annunciato una seconda riunione, come quella di Parigi,che prenderà luogo in Spagna nei prossimi mesi per verificare l’attuazione delle decisioni prese.

È lecito chiedersi tuttavia se questa volta dalle parole si passerà ai fatti.
Al vertice di Parigi sono state approvate misure che erano state già avanzate dall’Italia in precedenza. L’immigrazione è una sfida che deve riguardare tutti e ci auguriamo che il risultato di questo incontro possa tradursi in risultati concreti.
Rivedere i trattati di Dublino è un punto di partenza, insieme agli altri punti salienti discussi nel documento finale, tra cui identificazione dei migranti nei Paesi d’origine e maggiore sostegno alla Libia e lotta al traffico degli esseri umani.
Non resta che aspettare per constatare se questa volta l’Italia resterà sola, nonostante la solidarietà espressa dall’Unione Europea.

Federica Antonecchia

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